IL CASO.
Basta passeggiare lungo via della Viola con lo sguardo rivolto verso l'alto per cogliere al volo l'aria che tira: c' una comunit viva che non ci sta a subire passivamente le derive della notte, ma che sceglie con intelligenza la strada del garbo, dell'ironia e della creativit per far sentire la propria voce.
Da qualche tempo, affacciati alle finestre e appesi ai balconi di uno degli scorci pi caratteristici, suggestivi e fotografati del centro storico perugino, sono comparsi striscioni e lenzuoli bianchi dipinti a mano.
Pennellate in rosso e in blu lanciano slogan diretti che lasciano ben poco spazio alle interpretazioni, spaziando dal dialettale e ironico "A 'na certa... fate l'amore, non il rumore" al pi perentorio e sintetico "Se  molesta non  festa". I messaggi sventolati alle finestre non sono rimasti un episodio di proteste passeggere: prima ancora della comparsa degli striscioni, la mobilitazione dei residenti si  strutturata passando alle carte bollate e trasformandosi in un formale esposto-petizione indirizzato alla Procura della Repubblica, a palazzo dei Priori e all'Asl. Nel documento gli abitanti denunciano senza mezze misure una situazione definita "ormai insostenibile", parlando apertamente di una vera e propria "fermida non movida perch qui non c' movimento, ma abuso dello spazio comune e lesione dei diritti di chi abita il quartiere". Tra le righe della dettagliata segnalazione inviata alle autorit locali si chiede a gran voce di poter "tornare a vivere il quartiere abbracciando un'idea di sostenibilit", ponendo l'accento sia sui rischi di intralcio ai mezzi di soccorso nelle emergenze, sia sulle pesanti criticit igienico-sanitarie legate all'incivilt notturna.
La sintesi delle richieste dei cittadini resta tuttavia netta, pragmatica e costruttiva: "Rispetto delle regole, controlli sulle autorizzazioni, limiti al rumore e all'occupazione dello spazio pubblico". Al di l della mobilitazione di piazza e dei conseguenti atti ufficiali depositati, la questione mette a nudo i sottili e delicatissimi equilibri che devono necessariamente esistere tra i locali serali e la comunit residente del borgo.
Da un lato c' la spinta economica e sociale di chi ha deciso di scommettere con coraggio sul quartiere, investendo nell'apertura di bar, pub, ristoranti e vivaci luoghi di aggregazione culturale.
L'intrattenimento notturno e la vita sociale rappresentano componenti vitali per l'economia complessiva dell'acropoli e contribuiscono a renderla attrattiva, accogliente e dinamica per giovani e studenti universitari.
Il lavoro di chi fa impresa sul territorio va indubbiamente tutelato, rispettato e valorizzato, a patto per che l'attivit si svolga sempre all'interno di una cornice rigorosa e condivisa di rispetto delle norme, dei limiti d'emissione acustica e degli orari stabiliti dalle ordinanze comunali.
Dall'altro lato c' il diritto insindacabile dei residenti al riposo, alla salute, alla sicurezza e alla piena vivibilit delle proprie abitazioni.
I cittadini che abitano via della Viola e i vicoli limitrofi rappresentano il vero e proprio tessuto connettivo dell'area: sono loro che, anche nei mesi invernali e pi bui, quando i flussi turistici calano e le strade si svuotano, garantiscono un presidio umano e sociale costante.
Con la loro presenza quotidiana mantengono vivi i vicoli e assicurano quella continuit di vita reale che impedisce al centro di trasformarsi in un semplice contenitore vuoto o in un dormitorio sconsacrato.
Un quartiere davvero vivo e sano deve poter appartenere a tutti.
Cristiana Mapelli.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
