PALLAVOLO.
Si dice che se il successo arriva soffrendo sia ancora pi bello.
Bene: il successo per 3-1 dell'Italia di Julio Velasco all'Exhibition Center di Brno sulla Svezia (21-25, 26-24, 25-21, 25-23)  stato bellissimo.
E finora la "Cima Coppi" di un Europeo in cui Danesi e compagne non avevano mai avuto tante castagne dal fuoco da togliere.
Una di quelle partite con l'elmetto e il cuore.
L'elmetto per combattere, il cuore per ricordarsi due anni di dominio sul mondo e trovare la calma nei momenti giusti, quando le mani e le ginocchia tremano.
Il sangue freddo di Paola Egonu, per esempio: 27 punti provandole letteralmente tutte.
O di Ekaterina Antropova, o di Sarah Fahr. E contro una Isabelle Haak, opposto a Conegliano, capace di far fruttare qualcosa come 43 palloni.
Contro la Croazia erano stati 52 i punti:  andata male? Sabato, a Istanbul, per l'Italia sar semifinale contro la vincente di Polonia-Olanda che giocano oggi.
La tredicesima delle azzurre nella storia degli Europei.
Come prima, pi di prima.
ANALISI.
"Molte volte si parla di pazienza.
E' una parola che non sopporto, non mi dice niente - scrolla le spalle coach Julio Velasco davanti alle telecamere, rispolverando quello che  diventato il ritornello di questi Europei - E' piuttosto una questione di lucidit e a noi, quella,  mancata.
Non dovevamo preoccuparci di murare Haak ma di difendere.
Difatti abbiamo vinto perch abbiamo difeso tre-quattro palle decisive". Certo  che, in Repubblica Ceca, non c' la stessa Svezia incontrata a Goteborg nella fase a gironi (3-0 e ciao), mentre il tecnico italiano delle scandinave, Lorenzo Micelli, ha la faccia di chi il trappolone lo ha studiato a puntino.
E butta l 111 minuti di pallavolo combattuta punto su punto: emblematici il terzo set raddrizzato da -6 o lo sgambetto che quasi riesce, nel quarto, risalendo da 15-19. In sette partite sin qui disputate, l'Italia perde il suo secondo set dopo quello ceduto alla Francia.
I PUNTI NEVRALGICI.
"Sono fiera per come siamo rimaste attaccate alla partita.
E' stato bello giocare e soffrire e allora non posso che ringraziare le mie compagne ed essere contenta di aver trovato il mio ritmo". Lo dice Paola Egonu, che assieme ad Antropova, a quanto pare, tra secondo e terzo set la prende come una questione personale e in due raddrizzano anzitutto il secondo set. La prima inizialmente pecca per la fretta e appare confusa.
Poi per sfoggia tutto il repertorio in attacco facendo male con tutto (un po' meno col pallonetto, a voler essere pignoli). L'altra  veleno puro sul finale della seconda frazione, mantenendo poi uno standard altissimo fino alla fine.
Manca qualcosa alla battuta, non  la stessa vista agli ottavi con la Bulgaria.
Ci eravamo abituati bene.
Viene anche da pensare che l'et media (23,96 contro 26,59) aiuti le scandinave a essere maggiormente spregiudicate.
Per ha ragione anche Miriam Sylla quando dice che " normale vincere soffrendo.
Se cos non fosse non potremmo nemmeno giocarli questi tornei". E per la squadra campione olimpica e mondiale  infatti il mantra.
Di conseguenza all'elenco non manca nulla: la distribuzione della Orro che aumenta di qualit a ogni pallone, Sylla che nei momenti difficili rintuzza (14 i punti), Danesi che ritrova l'ordine sull'asse centrale, Fahr che suona la carica negli ultimi due set, la difesa-garanzia di Fersino.
E' una catena di montaggio,  l'Italia del volley femminile.
E' un nuovo trofeo da inseguire.
Christian Marchetti.
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