Domani  il giorno dei record, dei festeggiamenti e delle istantanee amarcord. Quattro anni al governo, "come noi nessuno al mondo" cantava a Sanremo Toto Cutugno.
Ma anche il momento di una tara.
Fra promesse fatte e mantenute, battaglie vinte e perse.
Mentre Bari si veste a festa e tutto il governo trasloca nella "Apulia felix", eletta a Regione del cuore da Giorgia Meloni per le sue ferie estive, i consiglieri della premier stampano e diffondono il dossier per celebrare "il governo pi longevo" della storia repubblicana.
Stabilit, conti pubblici in ordine, rimpatri e pugno duro sull'immigrazione irregolare, la sicurezza, assunzioni nella scuola e nelle forze dell'ordine.
Vaste programme.
Dove non  difficile scorgere per qualche lacuna.
Dov' finita la giustizia? Dove sono i capitoli sulle riforme istituzionali, l'autonomia differenziata cara alla Lega e il premierato battezzato dalla premier stessa come la "madre di tutte le riforme"? E i fondi per la Difesa, la spesa militare che la Nato, sotto i diktat di Donald Trump, chiede ai suoi contraenti di schizzare alle stelle? Succede a tutti, e nessun governo fa eccezione, di promettere e non poter mantenere.
Non tutto almeno.
E si spiegano cos "i capitoli persi" della storia di quattro anni al governo della destra italiana racchiusa nel dossier diffuso dai vertici.
Celebrata - e i numeri corroborano la tesi - nel segno della stabilit dei conti e della fiducia dei mercati.
LE ASSENZE.
Un po' meno nel segno di alcune altre battaglie storiche della coalizione entrata a Palazzo Chigi nel settembre del 2022 che in questi anni non hanno trovato spazio, o si sono scontrate con il muro degli elettori.
O semplicemente sono state rinviate a data da destinarsi.
Succede se si fa politica.
Vedi la giustizia, la grande crociata per la separazione delle carriere di giudici e pm chiusa con un netto no nelle urne referendarie di marzo.
Una cesura.
Qualcuno direbbe "la" cesura dell'era Meloni.
Nella "to-do-list" rimasta fuori dal dossier della festa domani a Bari, ad esempio, non c' l'autonomia differenziata che pure  andata in porto anche se ha dovuto subire i pesanti ritocchi della Consulta.
Manca il premierato nel depliant dei record ed  questo un piccolo grande rimpianto di FdI che sulla riforma aveva messo la firma.
Nata come presidenzialismo - cos era stata presentata agli elettori - trasformata in premierato per smontare le barricate delle opposizioni (e tenere conto dei dubbi del Quirinale) la riforma "madre" del governo ha infine ceduto il passo alla battaglia contro le toghe "politicizzate". Finita come sappiamo.
Meloni ha chiesto ai suoi di andare avanti con le letture del testo al Senato, per dare un segnale, mostrare agli elettori che se non in questa almeno nella prossima legislatura il premierato prender vita.
Si vedr. Tra le pagine assenti pi illustri dal libro del governo dei record come non citare la politica internazionale.
E pensare che  questo un campo in cui la premier ha smentito tanti pronostici cupi agitati dai detrattori alla vigilia.
Figura qui e l, certo, nel piano Mattei per l'Africa e nella battaglia europea contro i traffici di esseri umani, la caccia agli investimenti esteri.
Il dossier glissa invece sulla girandola internazionale di Meloni, il G7 italiano e le trattative da cardiopalma in Europa.
Soprattutto sul ciclone Trump che alla fine si  abbattuto anche contro l'alleata in Italia, i rapporti personali ormai guastati.
Senza contare l'Ucraina: del sostegno sempre ferreo alla resistenza garantito dalla premier - nonostante l'impopolarit di questa battaglia certificata dai sondaggisti - non si fa menzione.
E lo stesso vale per le spese della Difesa cresciute sensibilmente, come altrove in Europa, per sopravvivere in un mondo privato da Trump del "superpoliziotto" americano.
Investimenti forse necessari ma anche questi per nulla popolari.
Meglio glissare nel giorno della grande festa.
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