Giorgia Meloni  stata in Italia ci che per la Francia potrebbe essere in futuro Marine Le Pen. La leader di un partito di destra, arrivata al governo con posizioni forti sull'economia, che dopo il voto ha assunto una postura pi vicina alle istanze del mercato.
Nelle sale operative delle grandi banche d'affari, in vista delle presidenziali francesi del prossimo aprile, il percorso della presidente del Consiglio italiana nei quasi quattro anni di legislatura, che hanno portato il suo esecutivo a essere il pi longevo della storia repubblicana,  il metro di paragone di ci che potrebbe accadere se in primavera il Rassemblement National dovesse portare Le Pen all'Eliseo.
Negli ultimi giorni, lo stesso giudizio  apparso sia nei report di Goldman Sachs sia in quelli di Barclays che d conto del confronto tra le due leader sempre pi ricorrente nelle opinioni degli investitori.
Ben prima di diventare il governo pi duraturo che il Paese abbia conosciuto, l'esecutivo Meloni era lodato per l'immagine di stabilit che dava al Paese.
Per usare un'espressione apparsa in alcuni report, gli investitori hanno inforcato gli occhiali con le lenti rosa per guardare all'economia italiana e alle sue prospettive.
In particolare, dopo anni turbolenti nella coesione delle coalizioni e una legislatura, quella iniziata nel 2018 e terminata nel 2022, contraddistinta da tre diversi premier e terminata con una maggioranza di larghissime intese che raccoglieva quasi tutto l'arco parlamentare (Fratelli d'Italia esclusa).
Assieme alla stabilit, il rispetto dei conti pubblici  stato il secondo punto di forza dell'azione del governo.
Le manovre che si sono susseguite sono servite a riportare sotto il livello di guardia il deficit, schizzato per i costi andati fuori controllo del Superbonus. Entro poche settimane, il 22 settembre prossimo, Palazzo Chigi e il Mef potrebbero addirittura celebrare il possibile ritorno sotto il 3% con un anno d'anticipo.
Questo se Eurostat dovesse rivedere al ribasso il dato sul 2025, anno nel quale la discesa dell'indebitamento si era fermata al 3,1%, pochi decimali prima del traguardo.
L'impegno nel mantenere i conti in ordine ha portato al Paese parole di elogio.
Nell'estate dello scorso anno, per fare un esempio, la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha indicato Roma come un modello per le capitali concentrate nel riequilibrio dei propri bilanci.
I RATING.
Lo stesso hanno fatto le agenzie di rating che, nel corso del 2025, hanno ripetutamente promosso l'Italia rivedendo al rialzo le pagelle sul Paese e sul suo debito pubblico.
Anche il termometro per antonomasia dell'opinione dei mercati, la differenza di rendimento con i titoli tedeschi, considerati il porto sicuro degli investimenti nel Vecchio Continente,  sceso nel corso della legislatura ai minimi dal 2008, ossia dalla crisi finanziaria globale che port al fallimento di Lehman Brothers. Lo scoppio del conflitto nel Golfo Persico e il caro-carburanti hanno fatto allargare di nuovo lo spread e portato al rialzo i rendimenti.
Ma la quota 80 punti base media delle ultime settimane  ben al di sotto rispetto agli oltre 200 punti con i quali gli investitori avevano accolto le elezioni anticipate di settembre 2022. Tutto senza il sostegno della rete di salvataggio della Bce, venuta con la stretta monetaria e la fine degli acquisti di titoli di Stato per contrastare l'aumento dell'inflazione dopo l'invasione russa dell'Ucraina.
E nonostante le tensioni in Medio Oriente e la guerra in Ucraina, l'economia italiana riesce a fare meglio delle stesse previsioni governative.
Tant' che la crescita acquisita a met 2026 (0,8%) ha gi superato la stima dello 0,6% indicata per l'intero anno.
Un'espansione che per alcuni analisti potrebbe portare il Paese a centrare l'obiettivo dell'1%, lasciandosi alle spalle gli ultimi anni di zero virgola.
Non sono mancate alcune sbandate.
Le iniziative sulla tassazione degli extra profitti delle banche hanno ogni tanto fatto titubare i mercati.
Gli investitori, comunque, hanno guardato oltre.
Ora l'attenzione  ai prossimi anni, per capire soprattutto cosa accadr agli investimenti, venuta meno la spinta del Pnrr che va a scadenza.
Ma l'ottimismo resta.
L'interesse verso il Paese  alto, come dimostra il costante aumento della quota di debito pubblico in mano a fondi, banche e istituzioni straniere.
 RIPRODUZIONE RISERVATA.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
