Per capire la potenza delle armi che la Nato utilizza contro la guerra ibrida di Mosca bisogna salire a bordo del potentissimo Awacs che ogni giorno attraversa l'Europa.
E' un potentissimo aereo-radar che si muove tra la Germania e la Sicilia, dalla Spagna fino ai confini dell'Ucraina.
Anche quando dagli obl si vedono soltanto nuvole e mare, il radar-padellone continua a disegnare tracce, a distinguere un aereo da un'altra presenza, a seguire quello che si muove a centinaia di chilometri di distanza.
E' da qui, dalla capacit di vedere prima, che comincia la difesa della Nato.
Alla caccia di quelle che i piloti chiamano "anomalie", raccolte sfruttando segnali di ogni tipo, che ovviamente non sono movimenti di truppe.
Ma questa non  l'unica arma che ogni giorno sorveglia i cieli, e quindi le citt, ma anche le reti e le infrastrutture, dell'Europa.
Gli Awacs, chiamati anche E-3A, dell'Alleanza sono il primo grande sensore di una macchina che oggi deve controllare non soltanto caccia e missili, ma anche droni e movimenti sospetti.
A Sigonella, intanto, operano gli RQ-4D Phoenix, grandi droni da ricognizione capaci di restare in volo per molte ore e raccogliere informazioni su terra e mare.
E la Nato sta preparando anche l'arrivo degli MQ-4C Triton, altri velivoli senza pilota destinati alla sorveglianza a lunghissima distanza.
Se la minaccia arriva dal cielo, la risposta  una rete di radar, centri di comando, caccia e batterie antiaeree.
Ci sono i Patriot americani e i Samp-T italofrancesi, gli F-35, gli Eurofighter, gli F-16 e gli altri aerei pronti a decollare per identificare o intercettare un bersaglio.
LA SORVEGLIANZA.
Dopo le incursioni dei droni  nata Eastern Sentry, una cintura di sorveglianza rafforzata sul fianco orientale, con caccia, sistemi di difesa aerea, aerei da ricognizione e navi.
Ma visto che la guerra ibrida non arriva soltanto dal cielo, nel Baltico la Nato ha creato Baltic Sentry: fregate, aerei da pattugliamento e sistemi senza equipaggio che devono controllare le infrastrutture sottomarine, dai cavi elettrici a quelli delle telecomunicazioni.
Radar, droni, satelliti e sensori devono permettere di capire rapidamente se un'anomalia  un incidente o qualcosa di molto pi grave.
Poi c' il fronte invisibile.
La cyber defence protegge reti militari e infrastrutture critiche dagli hacker, mentre squadre di analisti cercano di individuare campagne di manipolazione e disinformazione.
La Nato lavora anche sulla resilienza di porti, ferrovie, centrali, depositi di carburante e sistemi di comunicazione: l'obiettivo  impedire che un attacco possa paralizzare un Paese.
E c' la nuova corsa ai sistemi anti-drone.
L'Alleanza ha annunciato oltre 40 miliardi di dollari di investimenti nei prossimi cinque anni: radar per scoprire i velivoli, sensori per identificarli, guerra elettronica e armi per neutralizzarli.
Alla fine, quindi, la difesa della Nato non  una singola arma.
E' il collegamento fra l'Awacs e il Patriot, il caccia e il drone, la fregata e il satellite, l'analista e il centro operativo.
La partita si gioca sulla velocit: vedere prima, capire prima, reagire prima.
Prima che una guerra invisibile diventi visibile.
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