Per me il mare delle Eolie  un vero e proprio tempio d'acqua e memoria, un regno che ti chiede di immergerti con totale rispetto per cogliere la vita straordinaria che scorre sotto la superficie.
Lavorare nei fondali di Lipari significa misurarsi con una bellezza solenne e vulcanica, dove l'abisso conserva da millenni le tracce di una storia antica e dove la luce filtrata dal mare disegna una scultura invisibile in continuo movimento.
IL SIGNIFICATO.
Nella piscina naturale di Sottomonastero, proprio ai piedi della rupe dell'antica Acropoli, la collocazione di Journey Man non rappresenta soltanto un atto estetico, ma un dialogo intimo e viscerale con la visione di Sebastiano Tusa.
Dedicare quest'opera a un uomo che ha saputo ascoltare e svelare con passione i segreti del Mediterraneo sommerso  stato un privilegio immenso.
Questa figura scolpita in materiali eco-compatibili, raffigurata in un viaggio eterno verso l'ignoto, non cerca la celebrazione monumentale tipica della terraferma.
Chiede invece di essere accolta dalle correnti e dalle creature marine, trasformando la memoria in un nuovo habitat vivente dove la natura ritrova gradualmente i suoi spazi primordiali.
Come ho avuto modo di sperimentare in tanti altri fondali del mondo, anche Lipari conferma che l'arte subacquea non deve imporsi al paesaggio, ma diventarne parte integrante.
Immergersi qui  un'esperienza di profonda umilt e contemplazione, un modo unico per restituire agli abissi del mare tutta la poesia che ci hanno sempre regalato.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
