LA RECENSIONE.
In principio, con tutto il suo carico di miti ereditati da Fenici ed Egizi, troviamo Ercole.
Alla fine, c' la Nato (1949), una sigla inglese (North Atlantic Treaty Organization), immersa nella contraddittoria realt che stiamo vivendo.
Per capire come l'Alfa antico e l'Omega moderno si spieghino a vicenda, Paolo Mieli ha trovato una formula che funziona come un clic filosofico: Il grande inganno (Rizzoli, 300 pagine, 19,00 euro)  il titolo che ci consente di scoprire una storia nuova, sballottati sul filo del tempo fra Alessandro Magno e Cola di Rienzo, Ges e Mussolini, Lutero e De Gasperi... Sostiene Mieli che quel "secolo breve" (il Novecento di Eric Hobsbawn) nella realt si  rivelato lunghissimo.
Abbiamo creduto a Kant. Abbiamo immaginato, dopo due guerre mondiali, un futuro di pace e democrazia: "Non  andata cos. Il secolo che abbiamo alle spalle ... ha scavalcato il millennio.
E adesso si ripresenta come un secolo infinito".
LA POLITICA.
Il mondo della Guerra fredda, diviso in due blocchi, garantiti dalla "pax atomica" ha deformato la prospettiva ideale: le democrazie ci appaiono impaniate nella rete delle loro virt; la certezza delle magnifiche sorti progressive  svanita; il progresso della tecnica  di nuovo minaccioso come al tempo di Hiroshima... Ma non  la teoria storiografica il pregio delle storie di Mieli, quanto il racconto dei fatti che fanno la storia.
Cos dopo Ercole troviamo Alcibiade, una star della democrazia anche se ne fu la negazione.
Sarebbe stato lui a suggerire a Pericle l'idea della Guerra del Peloponneso contro Sparta.
Seguendo il criterio dell'inganno ideologico, si pu leggere come un prototipo del populismo contemporaneo la vicenda di Cola di Rienzo, sia per il successo dell'ascesa che per il precipitare della caduta.
LE FRASI.
La strumentalizzazione fascista della celebre frase, quasi una maledizione lanciata da Francesco Ferrucci, il generale che difendeva la Repubblica Fiorentina nella battaglia di Gavinana (1530), nel momento in cui stava per essere trafitto dal comandante dei mercenari nemici ("Maramaldo, tu uccidi un uomo morto") sarebbe stata un'invenzione del regime per appropriarsi del mito risorgimentale di cui il Fascismo si voleva erede.
Errore: Ferrucci, al contrario dei fascisti, stava dalla parte della libert, come ci ricorda ancora la sua citazione nell'Inno di Mameli.
IL "BUON GOVERNO".
La cattiva fama della politica del "trasformismo", nata invece come esempio di "buon governo" nell'Italia risorgimentale,  un altro degli abbagli della storia d'Italia che Mieli cerca, con l'accertamento della verit fattuale, di sanare.
E ancora, sarebbe sbagliato sottovalutare la discesa in campo di Ges, con tutta la sua biografia, nello scontro fra Stato e Chiesa nell'Italia dell'Ottocento: a cominciare dal grande scandalo della Vita di Ges (1863) del filosofo cattolico Ernest Renan, inneggiato dalla sinistra ma esecrato dalla destra integralista, il quale nell'affermare la realt storica del Nazareno attribuiva per la sua natura divina alla leggenda evangelica.
Non poteva mancare, fra le "cadenze di inganno", l'uso politico della fantascienza: due i titoli emblema ancora in libreria (L'agente segreto di Joseph Conrad del 1907 e La guerra nell'aria di H.G Wells del 1908) nati allora per terrorizzare l'opinione pubblica e destabilizzare il sentimento collettivo del nemico.
L'ETICA.
Il capitolo sulla "vandalizzazione del passato", quella particolare forma di autoinganno che ci spinge a rimuovere la storia stessa quando non corrisponda pi ai criteri della etica contemporanea, ci mette di fronte al dilemma attuale della cosiddetta cancel culture, la "guerra delle statue", una forma di amnesia ideologica del passato che non ha risparmiato nemmeno Cristoforo Colombo.
Constata lo storico-giornalista: "La storia ci insegna molte cose, gli studi del passato anche.
Ma ci possono indurre a imboccare strade sbagliate.
Del passato dobbiamo studiare soprattutto gli errori e gli inganni come sia stato possibile che laddove il successo si annunciava pi che probabile, le cose siano poi andate male".
LA CARRIERA.
Nota: per Renzo De Felice la "contemporaneistica", branca storica del secondo Novecento nata con i suoi studi sul fascismo, molto doveva alla pratica giornalistica dei "fatti separati dalle opinioni". Mitologico ircocervo, Paolo Mieli per due volte direttore del Corriere della sera che seguiva i corsi di De Felice alla Sapienza di Roma alla fine degli anni Sessanta, dimostra di rappresentare a puntino, come documenta l'esaustiva bibliografia scientifica di questo libro, il paradigma del biografo di Mussolini.
Pasquale Chessa.
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