IL GIALLO.
PAVIA Dieci giorni fa era finito nelle acque del Naviglio Sforzesco, spinto da due uomini dopo una serie di insulti omofobi.
Ieri mattina Alexander Lopez Kevin Escobar, 24 anni, originario di El Salvador,  stato trovato morto in uno stabile abbandonato di Vigevano in cui aveva trascorso la notte, disteso sul pavimento, in posizione prona, e con il volto insanguinato.
A stabilire con certezza le cause del decesso sar l'autopsia, con gli esami tossicologici che dovranno chiarire anche l'eventuale assunzione di sostanze o farmaci.
Chi indaga non esclude al momento nessuna ipotesi: dalla lite finita in tragedia al malore causato dall'assunzione di droghe o farmaci.
LE INDAGINI.
Il corpo  stato trovato ieri mattina in uno degli edifici abbandonati di via Madonna degli Angeli, non lontano dalla stazione ferroviaria.
Il ventiquattrenne aveva trascorso l la notte insieme ad almeno un'altra persona, forse due, in un contesto di forte marginalit sociale.
A trovare il corpo  stato un ragazzo che frequentava la stessa struttura, ascoltato poi dagli agenti di Vigevano, come le e persone che erano state con il giovane per ricostruire le sue ultime ore.
Sul posto il personale della Scientifica.
La presenza di sangue sul volto del 24enne ha subito fatto pensare a un omicidio.
Dai primi accertamenti effettuati dal medico legale sul posto per non sono emersi segni traumatici tali da far pensare a una morte violenta.
Tra le ipotesi prese in considerazione c' anche quella di un malore legato all'assunzione di sostanze che verr accertata con l'autopsia prevista nei prossimi giorni all'istituto di Medicina Legale di Pavia.
La storia di Escobar era gi finita nelle cronache lo scorso 21 agosto quando, nei pressi del ponte della Giacchetta, era stato avvicinato da due uomini di 28 e 33 anni che, secondo la ricostruzione dei carabinieri, lo avevano insultato con frasi legate al suo orientamento sessuale e poi spinto nel Naviglio Sforzesco.
Il giovane era riuscito a uscire dall'acqua da solo, aggrappandosi alla riva.
Soccorso dal 118, era stato portato in codice verde all'ospedale Civile di Vigevano, ma si era allontanato prima che i medici completassero gli accertamenti.
I due presunti aggressori erano stati rintracciati poco dopo dai carabinieri.
Durante il controllo avevano opposto resistenza ai militari, arrivando a brandire una bottiglia di vetro, ed erano stati denunciati per discriminazione legata all'orientamento sessuale, lesioni personali, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale.
Il ventiquattrenne aveva invece deciso di non presentare denuncia, nonostante il Centro antidiscriminazioni di Pavia gli avesse offerto assistenza legale e psicologica.
Michelangelo Bonessa.
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