Da quella paginetta molto generica, firmata il 5 settembre 1946 da Alcide De Gasperi e dall'austriaco Karl Gruber,  nato l'omonimo Accordo che sabato prossimo compir 80 anni.
Sar celebrato a Merano alla presenza dei presidenti delle Repubbliche italiana, Sergio Mattarella, e austriaca, Alexander Van der Bellen, e di Arno Kompatscher, presidente di quella Provincia di Bolzano che dell'intesa storica ha beneficiato per decenni.
L'Accordo De Gasperi-Gruber, stipulato fra le rovine della guerra da poco conclusa e prima che nascesse la nostra Costituzione, oggi pu essere considerato il primo successo della diplomazia repubblicana e di una certa idea dell'Italia, aperta, liberale, generosa.
Che faceva quell'intesa perch riteneva giusto farla, non perch tenuta a farla.
Con quella stretta di mano nella ritrovata era democratica per tutti, per la prima volta Vienna implicitamente e liberamente riconosceva la verit dei fatti e della Storia in cammino.
Riconosceva, cio, la sovranit dell'Italia sull'Alto Adige, come sancito dal precedente Trattato di St. Germain (1919), in cui l'Austria sconfitta rinunciava per sempre al nostro, da allora, territorio a sud del Brennero (confermato dalla Conferenza di Parigi nel 1946). Finiva l'alibi del presunto Diktat dei vincitori della Grande Guerra a danno di Vienna.
A fronte del libero riconoscimento, l'Italia si impegnava ad assicurare una salvaguardia alla minoranza di lingua tedesca in Alto Adige che, con l'autonomia concessa dal Parlamento, sarebbe diventata la tutela pi forte al mondo per quantit di misure accordate e qualit della loro protezione costituzionale.
Al punto che ora questa tutela  diventata un esempio universale di come si risolvono le controversie con minoranze di altra identit rispetto alla nazione d'appartenenza.
Il pedaggio dell'Accordo all'origine delle due autonomie all'Alto Adige -nel 1948 in ambito regionale, dal 1972 in avanti provinciale-, l'ha pagato la minoranza locale di lingua italiana.
Colpita, per, da misure che non erano indicate nel De Gasperi-Gruber. Come la ancora oggi insensata proporzionale etnica nel settore pubblico (l'appartenenza al gruppo etnico prevale sul merito e sul bisogno), l'obbligo di residenza di 4 anni per votare in Alto Adige o il dovere di acquisire, previo esame, il patentino di bilinguismo italiano-tedesco sempre per lavorare nel pubblico.
Negli anni la politica, trainata dalla Svp, ha aggiunto a pi non posso ci che la diplomazia non aveva neppure immaginato.
Col passare del tempo e la convivenza concreta tra le comunit italiana, tedesca e ladina e adesso la prima riforma dell'autonomia approvata quest'anno dal Parlamento e promossa dal centrodestra con la Svp -riforma che almeno in parte corregge alcune iniquit-, le cose stanno, lentamente, cambiando.
Ma il solido "ancoraggio nazionale" italiano dell'autonomia  una pietra tombale su qualsivoglia tentazione secessionista e sull'invocato, ma inesistente "ancoraggio internazionale" di chi vorrebbe tenere ancora aperta una questione che, ottant'anni dopo,  chiusa per sempre.
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