LA SENTENZA.
Quattordici anni dopo il caso nato attorno alla regolarit delle consulenze per il controllo di gestione dell'attivit finanziaria in Comune, la Corte dei Conti del Lazio ha assolto l'ex dirigente dell'ufficio finanziario Antonio Preite, l'ex sindaco Antonio Cicchetti, l'ex dirigente amministrativo Carlo Ciccaglioni e l'ex direttore generale Giuseppe Morelli (assistiti dall'avvocato Paolo Caruso) dall'accusa di aver provocato un danno erariale all'amministrazione e, per questo, chiamati a risarcire 450 mila euro.
La sentenza, oltre a scagionare i convenuti, ha posto il pagamento delle spese di giudizio a carico interamente dell'ente.
La decisione dei giudici contabili chiude una travagliata vicenda, affrontata anche in campo penale davanti al tribunale di Rieti e alla Corte di Appello, conclusasi con le assoluzioni sia di Preite, che dei due consulenti ternani, titolari delle societ a cui era stata affidata la gestione (primo incarico firmato dal sindaco Cicchetti, i successivi da Giuseppe Emili), finiti per oltre tre mesi ai domiciliari con le accuse di peculato e truffa aggravata, poi riqualificate dai giudici reatini nel solo abuso d'ufficio.
Imputazione, infine, cancellata dalla legge che ha soppresso il reato dal codice penale.
A promuovere il giudizio di responsabilit era stata la procura regionale e gli addebiti riguardavano diversi punti, a partire dalla regolarit del contratto di gestione, delle proroghe decise dalle giunte comunali in favore dei consulenti, dell'effettivo svolgimento dell'attivit del controllo di gestione e della effettuazione dei corsi per formare il personale.
Ebbene, secondo la Corte dei Conti,  emerso che documenti e reports, contenenti tabelle, indicatori e grafici relativi all'attivit svolta erano stati regolarmente trasmessi dall'ufficio finanziario sia all'assessorato al Bilancio, sia all'ufficio Protocollo, dove secondo quanto emerso nel corso dei processi non erano stati acquisiti al fascicolo dell'indagine.
Proprio la mancanza di questi atti aveva spinto la procura penale a sostenere che le societ di consulenza avevano fatturato e incassato i soldi delle prestazioni senza svolgere, oppure facendolo solo in parte, il controllo di gestione.
Ipotesi poi smentita direttamente da uno degli investigatori nel corso del processo celebrato in tribunale a Rieti.
La rivisitazione della vicenda da parte dei giudici contabili ha confermato che i corsi di formazione, previsti dall'incarico, erano stati regolarmente svolti e anche le proroghe ritenute illegittime, da sole non erano sufficienti a invocare un danno erariale per le casse comunali.
In buona sostanza, la Corte non ha rilevato nel comportamento di Cicchetti e degli altri n la colpa grave, n il dolo.
Il collegio giudicante ha disposto la non divulgazione dei dati personali dei soggetti processati, ma non pu non rilevarsi che l'intera vicenda nel corso di quattordici anni  stata costantemente all'attenzione dell'opinione pubblica e degli organi di informazione per l'indubbia notoriet ricoperta dai soggetti interessati.
Massimo Cavoli.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
