L'ORDINANZA.
PALMOLI "Non sappiamo se mamma sar d'accordo ma glielo chiederemo e speriamo che dica di si perch vogliamo andare a scuola.
Stiamo bene in casa famiglia per la nostra casa  quella in campagna, con un asino che mangia di tutto e in estate sta sempre fuori al caldo.
Ci mancano gli animali, il fiume e anche i nostri genitori". E' proprio nelle parole dei tre fratellini che si trova uno dei passaggi pi significativi dell'ordinanza con cui il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha delineato il percorso verso il possibile ricongiungimento della famiglia nel bosco.
Da una parte il desiderio di tornare alla vita conosciuta, dall'altra la curiosit per un mondo che, durante i mesi trascorsi in comunit, hanno iniziato a conoscere e che ora chiedono di poter continuare a frequentare.
Il Tribunale non mette sotto accusa la scelta di vivere in campagna.
Il punto non riguarda "i principi n le regole di vita scelte", ma "il metodo scelto dai genitori consistente nell'impedimento della conoscenza di consuetudini di vita alternative". E' il confronto con l'esterno, dunque, a rappresentare il nodo della vicenda.
Anche la televisione  entrata nel loro racconto. "Prima non vedevamo la tv perch a casa non c'era.
Ci piacerebbe avere la tv anche a casa ma non so se mamma e pap saranno d'accordo, per glielo chiederemo". I minori hanno inoltre riferito di suonare strumenti musicali.
Sono cambiati anche gli orari dei pasti e del sonno, manifestando il desiderio di "riprendere, una volta tornati a casa alcune delle precedenti abitudini". Nell'ordinanza c' spazio anche per i loro progetti futuri. "I gemelli vorrebbero fare i poliziotti e la pi grande il vigile del fuoco".
Ma proprio mentre i bambini mostrano curiosit e capacit di adattamento al nuovo contesto, i giudici rilevano le difficolt degli adulti nell'affrontare questa trasformazione. "I genitori dichiarano di aver timore di non saper come gestire emotivamente questa fase di trasformazione e cambiamento e di come anche la Npi stia lavorando su questo aspetto". Tra gli elementi che continuano a preoccupare il Tribunale c' poi il rapporto della madre con gli educatori.
Catherine rappresentata clinicamente con una "componente relativa alla ambivalenza" con la "tendenza nel denigrare l'operato degli educatori" ed "eccessive preoccupazioni inculcate nei figli". L'ordinanza cita in particolare le reazioni della madre dopo l'entusiasmo manifestato dai bambini per il mare, definito dalla stessa "pericoloso", e le preoccupazioni legate "all'esposizione al sole, all'utilizzo della crema protettiva e alle bottigliette di plastica per bere acqua". C' anche la questione dell'istruzione parentale che "pu considerarsi legittima se correttamente attuata nel rispetto di tutte le regole che la disciplinano e presuppone inoltre la verificata competenza del genitore ad impartirla". Non  dunque la vita nel bosco, in quanto tale, a essere messa sotto accusa ma: "Il timore dei genitori di perdere il controllo ideologico dei figli a causa del confronto di questi con gli altri resta ancora, al momento, l'ostacolo principale".
So.
Pa.
