Mino Pignata.
Giorni fa, un amico mi ha confidato di aver acquisito un'abitudine quasi compulsiva: "Ogni mattina, appena sveglio, mi precipito al cellulare per leggere le notizie internazionali.
E' come se volessi essere certo che il mondo sia ancora lo stesso di quando, solo qualche ora prima, mi sono addormentato". Ho pensato che fossero parole capaci di restituire quel senso di smarrimento che, in tanti di noi, nasce dal rapido e imprevedibile sovrapporsi di eventi nei quali non  difficile scorgere altrettanti avvisi di burrasca.
Ai conflitti armati stiamo facendo l'abitudine: sembrano quasi non inquietarci pi, come fossimo entrati in una condizione collettiva di anestesia.
I riflessi delle turbolenze economiche possiamo riconoscerli da vicino nei costi dei carburanti e nella cautela con cui le famiglie affrontano le proprie spese.
E tutto questo mentre, immersi in un flusso ininterrotto nel quale informazioni verificate e manipolazioni si confondono, troviamo sempre pi difficile distinguere il vero dal falso.
Eppure, non molti anni fa, sembr affermarsi la convinzione che il nuovo millennio avrebbe aperto una lunga stagione di pace e prosperit per l'Europa e per il mondo.
Oggi, per, di quella promessa restano solo connessioni sempre pi fitte, capaci di portare ovunque gli effetti di qualsiasi turbolenza.
A risentirne sono perci anche gli equilibri delle piccole comunit del Mezzogiorno, dove i mutamenti globali si sommano a fragilit demografiche, economiche e sociali, con conseguenze particolarmente difficili da governare.
Certo, sarebbe velleitario pensare che i nostri paesi, in special modo quelli interni, possano intervenire sulle cause delle burrasche.
Tuttavia, possono lavorare per farsi trovare preparati, rafforzando per tempo le proprie capacit di risposta.
Da sindaco di un Comune di poco pi di 3.500 abitanti, sono portato a pensare che la dimensione contenuta non coincida necessariamente con la fragilit, ma possa diventare anche uno spazio di possibilit. Non perch le piccole comunit siano necessariamente pi solidali o virtuose, ma perch la prossimit accorcia la distanza fra bisogni e risposte, rendendo pi visibili le conseguenze delle decisioni.
Su che cosa, per, lavorare in concreto? Le direzioni prioritarie mi paiono tre.
Anzitutto, il rafforzamento delle reti di cura, perch nessuno venga lasciato solo.
Quindi, lo sviluppo di forme condivise di gestione delle risorse, a partire da quelle energetiche.
Infine, la moltiplicazione di luoghi e occasioni capaci di alimentare il confronto e trasformare le idee in progetti.
E' chiaro che nessuno di questi approcci riuscir a porre argini sostanziali alle crisi del nostro tempo.
La dimensione comunitaria potr per ampliare l'azione dei singoli, trasformando bisogni e fragilit in risposte condivise e nuove forme di responsabilit. Ed  su questo margine di azione, limitato ma concreto, che si concentra il percorso di riflessione della quarantaduesima edizione del Premio Sele d'Oro Mezzogiorno, al via oggi a Oliveto Citra.
Come titolo e traccia di riflessione abbiamo infatti scelto "Avvisi di burrasca?", proprio per interrogarci sui tempi che siamo chiamati a vivere e sulla capacit delle comunit di non lasciarsene travolgere.
Ad aiutarci a leggere i segnali del presente e a cercare qualche possibile direzione di percorso saranno i tanti ospiti che, tra seminari e lezioni, ci accompagneranno nell'arco di dieci giorni.
Quanto al mio amico, forse il Sele d'Oro non lo liberer dall'abitudine quasi compulsiva di cercare, appena sveglio, la conferma che il mondo sia ancora lo stesso della sera precedente.
Potr per aiutarlo a sentirsi un po' meno impreparato e, soprattutto, un po' meno solo davanti a questo tempo instabile che ci viene incontro.
*sindaco di Oliveto Citra - presidente Comitato organizzatore Sele d'Oro.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
