Sar buono? Sar longevo? Piacer ai critici? Sembrano domande quasi inutili in una stagione in cui la preoccupazione principale dei produttori di vino non  la qualit ma la quantit. Le cantine sono piene come mai nel passato.
Il paradosso  stato fatto notare  che il maltempo e la siccit non saranno stati un male se la produzione caler. Perch l'ultimo report di "Cantina Italia" del ministero dell'Agricoltura indica troppo vino e mosto invenduti e stoccati, proprio mentre l'export e i consumi interni segnano il passo.
I NUMERI.
A fine luglio le giacenze ammontavano a 45,6 milioni di ettolitri, tra vini (42,5 milioni) e mosti (+8,2% rispetto al 2025), cio poco pi di un'intera vendemmia (l'ultima  stata di 44,3 milioni di ettolitri). Il 55,9% del vino invenduto  nelle regioni del Nord. Tra le Dop  il Prosecco quello con maggiori giacenze (3,2 milioni di ettolitri). L'eccesso di offerta e l'incapacit del mercato di assorbirla, hanno provocato ovviamente un calo dei prezzi ed ecco che la quotazione media dei vini sfusi Dop  in calo del 7% rispetto al 2025 e addirittura del 19% quella dei vini comuni.
Alcune regioni Toscana e Abruzzo per prime hanno gi decretato una riduzione delle rese produttive per la vendemmia in corso.
Altri propongono di attivare la distillazione di crisi, misura prevista dalla normativa europea come intervento eccezionale per ritirare dal mercato parte delle eccedenze trasformandole in alcol per usi industriali o energetici.
E c' perfino chi ipotizza l'espianto dei filari. "Ma attenzione ammonisce Albiera Antinori, presidente del gruppo vini di Federvini i problemi non sono solo quantitativi e poi si deve pensare a quando il mercato ripartir". Insomma, come nello stile dei produttori di vino, ci si rimbocca le maniche e si guarda avanti. "Restiamo positivi.
La produzione mondiale ha dimostrato di coprire la domanda e quindi ci sar una naturale stretta di produzione soprattutto nelle fasce pi basse del mercato, ma siamo convinti che ci sono grandi parti del mondo dove sono ancora pochi i conoscitori del vino e quindi  essenziale fare promozione". Albiera, ora a capo dell'azienda di famiglia, fa parte della 26esima generazione dei Marchesi Antinori che fanno vino dal 1385, ancora prima per capirci del viaggio di Cristoforo Colombo per le Americhe.
Pardon, verso le Indie (e oggi questo  quasi un auspicio). "Ci sono zone del mondo spiega Antinori che si stanno affacciando al consumo di vino, con enormi potenziali, proprio come l'India.
Per serve pianificazione, almeno per un decennio.
Ma bisogna iniziare".
"Il momento afferma la rappresentante di Federvini  difficile, le problematiche non sono solo italiane ma globali.
Non sono pochi i fattori, a partire dalle guerre militari e da quelle commerciali dei dazi.
Basti pensare che fino a pochi anni fa la Russia era un mercato di riferimento e l'area degli Emirati Arabi un essenziale centro di smistamento.
La Cina sta tornando indietro sui consumi non elitari.
In crisi  tutto il mondo del lusso e sempre pi forti sono l'attenzione al salutismo e le tendenze sugli stili di vita". "Per ribadisce Antinori non ci strappiamo i capelli, cerchiamo di trovare nuove strade con vini pi leggeri, pi eleganti, con pi bianchi (gi adesso pi venduti) che rossi, pensando ai giovani che hanno meno soldi in tasca e molte alternative al vino. "Siamo agricoltori dice con orgoglio Antinori e nei mesi precedenti l'obiettivo  stato far s che le uve raggiungessero il livello necessario allo stile voluto.
Tanto pi difficile in un'annata con temperature altissime.
Non vuol dire che le uve non siano sane o non adatte a vini di grande qualit".
LA VENDEMMIA.
La raccolta delle uve  iniziata in anticipo di almeno una decina di giorni rispetto agli anni precedenti.
Non solo in Italia (gi in luglio in Sicilia e Oltrep). In Francia, in Borgogna, l'8 agosto ha battuto il record datato addirittura 1556. La Marchesi Antinori spa 263 milioni di giro d'affari, quinto produttore italiano grazie alla sua presenza in molte regioni (complessivamente 3.217 ettari vitati) gi ora ha le prime indicazioni sulla vendemmia, non solo per le sue propriet. "I bianchi, i cui vitigni stiamo finendo di raccogliere in Friuli, Puglia e anche in Umbria, saranno prevede la presidente vini con una buona espressione aromatica, freschi e saporiti.
In Lombardia, dove la vendemmia  gi finita in Franciacorta ci sono stati momenti di grandine ma l'uva  buona.
In Piemonte molto piacevoli le prime Barbere.
Sulla costa toscana i Merlot e gli Syrah e ora i Vermentini hanno beneficiato della pioggia di fine agosto.
Stiamo aspettando il Sangiovese e dalla Sicilia arrivano buone indicazioni per le uve.
Naturalmente molto si gioca nel rush finale delle prossime settimane".
C. O.
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