a voglia di crescere  nell'animo umano.
Ogni giorno chiediamo pi energia, trasporti pi efficienti, reti digitali pi veloci.
Ma quando arriva il momento di costruire le infrastrutture, qualcosa si sgretola.
La chiamano sindrome Nimby (Not in may backyard, non nel mio giardino), ed  un paradosso che si basa sul "costruite ovunque ma non sotto casa", in sostanza.
E piovono proteste, ricorsi, rinvii, che in larga parte dei casi non fanno altro che ritardare le opere.
Che poi, alla fine, vedranno comunque la luce.
Oggi, la sindrome diventa un freno alla crescita per miliardi di euro ogni anno.
E per garantire al Pil di restare costante si conferma la necessit di un approvvigionamento integrato alle fonti energetiche tra quelle tradizionali e rinnovabili.
Lo impongono anche i cambiamenti climatici: tra ondate di calore e il calo dell'idroelettrico, per esempio, secondo l'ultimo report di Snam a luglio  aumentata del 7% la domanda di gas. Secondo un'analisi della Banca Mondiale, l'Italia lo scorso anno  stata al quinto posto nel mondo per valore aggiunto del manifatturiero, con 382,77 miliardi di dollari.
Meglio della penisola solo Cina, Germania, India e Corea del Sud. Ma servono energia e infrastrutture per garantirlo.
E un solo ritardo a un'opera pu essere pagato a caro prezzo.
L'ESEMPIO.
Il fenomeno pu generare costi economici rilevanti quando l'opposizione locale impedisce o distorce la realizzazione di infrastrutture caratterizzate da benefici sociali diffusi.
E si tratta di costi che sono stati quantificati in termini di maggiori investimenti, perdita di efficienza allocativa e riduzione del benessere economico complessivo.
Ma quanto costa l'effetto Nimby? Stando alle analisi dell'I-Com, l'Istituto per la Competitivit, l'Italia ha pagato un prezzo enorme.
E continuer a pagarlo se il freno dei movimenti del "no" dovesse rompere tutti i sogni di sviluppo, specie in ambito energetico.
Una esigenza viene dal mondo dei data center, megastrutture in grado di ospitare apparecchiature di rete per elaborare e distribuire dati e servizi digitali.
Essenziali al tempo di internet, ancor pi centrali nell'epoca dell'intelligenza artificiale.
Per loro, ovviamente, serve energia.
A tutte le ore.
Ebbene, dice Stefano da Empoli, presidente del think-tank I-Com, "una completa mancata produzione nazionale potrebbe causare costi tra 8,6 e 11,5 miliardi di euro da qui al 2030. E questa  una stima abbastanza conservativa". Insomma, se la galassia Nimby avesse successo il treno perso sarebbe enorme.
Come aveva spiegato a luglio scorso Vittorio Chiesa, docente di Management of Energy al Politecnico di Milano, "ci sono opzioni" per alimentare i data center "che per dal punto di vista temporale diventeranno disponibili tra anni, come il nucleare". "Le rinnovabili aveva aggiunto al Podcast "Il Caffettino" hanno per natura una produzione intermittente e non consentono di pensare a un assetto dove siano l'unica fonte utilizzabile per rispondere al fabbisogno.
Il gas  una tecnologia di integrazione". Una buona met dell'energia elettrica in Italia si fa con il metano.
E il gas serve anche al futuro dell'acciaio, del vetro, della ceramica.
Cio di quel made in Italy che non  solo moda e cibo.
IL CASO.
Un caso emblematico della sindrome Nimby applicata all'energia  quello del Tap, il Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto che dall'Azerbaijan collega l'Italia.
E' l'ultima parte del Southern Gas Corridor (Sgc), costituito dal South Caucasus Pipeline (Scp), dal Tanap, il Trans Anatolian Pipeline, e appunto dal Trans Adriatic Pipeline.
Il Tap  lungo 878 km (in Grecia 550, in Albania 215, nell'Adriatico 105 e in Italia 8 km). Il punto di approdo  a San Foca, in Salento.
Tra i vantaggi dell'opera, un beneficio economico stimato in circa 5 miliardi di dollari.
I ritardi (causati anche dalle polemiche), hanno portato a pi di 160 incontri istituzionali.
Per poi tornare al punto di prima: tutti i ricorsi del "no" e di revisione all'opera sono stati rigettati perch il Tap (che oggi copre il 15% della domanda nazionale) era legittimo e rispettava le norme. "Il Trans Adriatic Pipeline  una pazzesca valvola di sicurezza, ci ha permesso di resistere bene allo choc energetico del conflitto tra Russia e Ucraina.
Senza Tap non ce l'avremmo fatta prosegue Stefano da Empoli I danni del ritardo? Credo siano stati in termini di qualche centinaia di milioni di euro.
Sarebbe stato meglio che non ci fossero state tutte quelle resistenze". E oggi? Le esperienze passate possono servire? "Il ruolo del media  importante, dobbiamo ricordarci delle esperienze passate, cos possiamo esorcizzare alcune preoccupazioni e ansie mal riposte.
L'importante  che non ci siano strumentalizzazioni politiche, con un confronto costruttivo", conclude.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
