IL CASO.
Maria Rosaria Ferrara.
Una richiesta di archiviazione e la rabbia dei familiari che oggi pi di prima hanno intenzione di lottare a denti stretti per avere giustizia.
E' l'ultimo tassello del processo per la morte di Antonio Russo, operaio di Giugliano, che due anni fa perse la vita nel cantiere della metropolitana di Capodichino, in viale Fulco Ruffo di Calabria.
Sessantatr anni, un carpentiere a quattro mesi dalla pensione: Russo si trovava su un treno navetta che quel pomeriggio del 22 maggio non si ferm in tempo e impatt contro la talpa meccanica.
Per effetto del violento impatto Russo rimase schiacciato perdendo la vita.
Da quel giorno i tre figli, Giusy, Carmela e Pasquale, hanno fatto il possibile affinch venisse ricostruita la verit e venissero individuati gli eventuali responsabili del tragico evento.
Lo scorso giugno per arriva dal tribunale una doccia fredda, una notizia inattesa che riapre in loro una ferita mai chiusa: il pm chiede l'archiviazione per i quattro indagati.
L'accusa per loro  di omicidio colposo oltre che violazioni in materia di sicurezza sul lavoro.
Alla base della richiesta al gip ci sarebbero una serie di elementi quali ad esempio "l'occupazione degli operai di luoghi non indicati per il trasporto delle persone". L'ipotesi del pubblico ministero in questo momento  che se i lavoratori avessero occupato le postazioni a loro dedicate, e cio il convoglio porta persone e non le piattine porta materiali, l'esito dell'incidente sarebbe stato presumibilmente diverso.
Da qui la conclusione di non chiedere il rinvio a giudizio.
LA RABBIA.
Ora spetta al gip decidere ma intanto la famiglia, tramite i legali Giuseppe, Tommaso e Alessandra Pellegrino, si  gi opposta. "La verit non si archivia e noi non smetteremo di cercarla per dare giustizia e onore a nostro padre - tuonano i figli della vittima -. Il nostro dolore non si archivia, non saremo mai vittime di un errore giudiziario poich continueremo a gridare finch qualcuno non avr il coraggio di ascoltarci.
Oggi qualcuno vorrebbe archiviare il suo nome come la polvere bianca su un cantiere, perch per loro nostro padre  stato un fascicolo, incuranti del fatto che dietro c'era un padre, marito, nonno esemplare".
Nell'incidente rimasero feriti anche altri operai presenti.
Uno di loro, il macchinista,  poi risultato positivo ad alcol e cocaina ma secondo i tecnici incaricati dalla Procura le procedure di emergenza messe in atto sarebbero state adeguate.
Un altro collega di Russo riusc a salvarsi lanciandosi dal treno in corsa.
Ma per i legali della vittima ci sono una serie di elementi, individuati dal tecnico di parte, che avrebbero fortemente inciso sull'incidente, quali il sistema frenante, la velocit, la pendenza nonch la presenza di acqua e fango sui binari che avrebbe ridotto l'aderenza del mezzo. "Da oggi noi saremo voce non solo per nostro padre ma per ogni uomo che ha lasciato la propria vita sul lavoro - dicono Giusy, Carmela e Pasquale -. Nonostante gi tutto il dolore arrecatoci, stiamo subendo anche tutto questo.
Nostro padre non  tornato a casa perch chi avrebbe dovuto proteggerlo assicurandogli e garantendogli sicurezza mentre lavorava non l'ha fatto.
Abbiamo aspettato due anni, sperando che la giustizia assicurasse una dignit a nostro padre, ma cos non  stato.
Nel momento in cui abbiamo saputo dell'archiviazione  stato come rivivere il lutto per noi figli, come se la vita di nostro padre non contasse nulla".
LA FIACCOLATA.
E proprio per accendere i riflettori su questa vicenda i figli dell'operaio stanno organizzando per il 22 settembre una fiaccolata a Giugliano. "In cambio della vita di nostro padre esigiamo verit, giustizia e sicurezza sul lavoro, anche per tutti gli altri che seguiranno e che non debbano mai pi rischiare la propria vita per l'incompetenza e la superficialit di altri in termini di sicurezza.
Abbiamo sentito definire le morti sul lavoro morti bianche, ma di bianco non c' nulla se non la calce sulle loro mani".
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