Bernardino Tuccillo.
Il caldo torrido e insopportabile dell'estate, che persiste tenace, ha riproposto con urgenza e drammaticit all'attenzione di tutti i temi dell'emergenza climatica e del riscaldamento del pianeta.
In citt abbiamo vissuto pi di due mesi di vera e propria arsura, con disagi molto significativi e difficolt enormi nella mobilit, specialmente per le persone anziane o pi deboli, costrette a spostarsi in taxi o in auto con climatizzatore, nel peggiore dei casi a restare a casa.
Basti pensare, per avere una dimensione precisa del fenomeno, che le colonnine dell'Arpac hanno pi volte fatto registrare in piazza Garibaldi picchi di 46 gradi: una temperatura sahariana.
Questa emergenza, che stringe Napoli in una tenaglia di afa e umidit, non  pi derubricabile a mera "anomalia stagionale". E', piuttosto, il drammatico conto presentato da decenni di sottovalutazione del fenomeno del riscaldamento globale.
Per troppo tempo, la politica internazionale e una fetta consistente dell'opinione pubblica hanno trattato i cambiamenti climatici come un orizzonte lontano, ignorando gli appelli disperati della comunit scientifica.
Questa colpevole miopia ha trasformato il bacino del Mediterraneo, e il Sud Italia in particolare, in un vero e proprio "hotspot" climatico, dove gli eventi estremi rappresentano purtroppo la brutale normalit.
Oggi le conseguenze dirette di questa inerzia si misurano sulla nostra pelle: sui marciapiedi roventi, nei vicoli del centro dove l'aria ristagna, e in generale in una morfologia urbana che, con la sua eccezionale densit demografica, amplifica il dramma.
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