APICE.
Enrico Marra.
Ci sarebbe stata un'animata discussione sul futuro del ristorante e dell'albergo tra i fratelli Licciardi, prima del duplice omicidio e del suicidio.
Una ricostruzione parziale ma efficace quella fornita da un giovane che avrebbe assistito alla prima parte dell'incontro tra i fratelli, per poi avvertire i carabinieri una volta trovatosi di fronte al tragico epilogo.
LE INDAGINI.
La sua testimonianza  stata registrata a lungo dagli inquirenti, che indagano sulle ultime ore di Franco Licciardi, 61 anni, e Donato, 56 anni, entrambi raggiunti dai colpi di pistola esplosi dal fratello Gianni, 65enne, poi suicidatosi.
Il tutto in quel ristorante-albergo di Apice che, per decenni, era stato al centro dell'attivit lavorativa dei Licciardi.
Si tratta in particolare di una testimonianza che, sin dal primo momento, ha consentito di indirizzare gli inquirenti verso un movente ben preciso, che sarebbe alla base del triplice decesso.
Pare che gli interrogativi su cosa farne dell'albergo ristorante, a fronte di una flessione della clientela, fossero diventati una sorta di assillo.
Stando al quadro che va delineandosi in queste ore, sembra che al centro della discussione tra i fratelli, nella tarda mattinala di marted, vi fosse proprio la cessione della struttura.
Una ipotesi che avrebbe visto i tre fratelli consenzienti un anno fa, quando era stata avviata le messa in vendita, che per negli ultimi tempi aveva registrato la contrariet di Gianni, probabilmente perch non condivideva le modalit con cui si era proceduto alle trattative.
Pare che le cifre per la cessione di albergo e ristorante si aggirassero intorno al milione di euro.
LE RICOSTRUZIONI.
Che al centro dei contrasti tra i fratelli vi fosse il futuro della struttura alberghiera  confermato non solo dal teste che ha assistito alla discussione, ma anche da quanto emerso dagli interrogatori dei familiari, in questo caso mogli e figli, ascoltati dai carabinieri della Compagnia di Benevento, diretti dal capitano Giuseppe Friscuolo, nel corso della mattinata.
Alla luce degli elementi raccolti, non ci sarebbero incertezze dunque sul movente.
Infatti non sarebbero emerse divergenze di altra natura nell'ambito dei rapporti tra i tre fratelli.
Pare quindi che pi che la decisione di vendere, fosse oggetto di contrasti, da parte di Gianni Licciardi, l'iter da seguire e le clausole della cessione.
Sicuramente l'incontro chiarificatore tra i tre non  valso a sanare le divergenze tra loro, che evidentemente si erano accentuate con il passare dei giorni.
Del resto Gianni, che aveva l'autorizzazione per detenere l'arma in casa, come  noto una pistola calibro nove, aveva deciso di portala con s commettendo un'infrazione.
Magari gi paventava l'impossibilit di raggiungere l'intesa con gli altri fratelli.
Un quadro probabilmente aggravato anche dalla sue condizioni mentali, senza dubbio compromesse dalla particolare situazione familiare che lo vedeva alle prese con le precarie condizioni di salute della moglie.
Tra l'altro, l'eventuale vendita dell'albergo e ristorante non faceva uscire dall'ambito della ristorazione la famiglia Licciardi.
I fratelli continuavano infatti a detenere le gestione del castello dell'Ettore, dove oltre ai mercatini di Natale, si svolgono iniziative in tutto l'arco dell'anno.
I TEMPI.
Tutti gli elementi raccolti dai carabinieri saranno oggetto di un'informativa che sar al vaglio del sostituto procuratore Carmine Pignatiello, il quale ha gi deciso che dovr essere effettua l'autopsia sui tre corpi.
Uno step che sar notificato familiari, attraverso una decina di adempimenti che fanno ritenere che l'incarico per l'esame autoptico possa essere conferito venerd al medico legale Francesco La Sala.
Subito dopo l'autopsia, il magistrato Pignatiello autorizzer l'interro delle salme e si potranno svolgere i funerali, sulle cui modalit nulla  stato ancora deciso.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
