BENEVENTO.
Lo Snami, sindacato dei medici di base, conferma la linea in vista del rinnovo dell'accordo collettivo nazionale e indica tre condizioni essenziali per l'evoluzione della medicina generale. "Il nostro confronto istituzionale continua - sottolinea in una nota l'organizzazione sindacale -, per cui ribadiamo i tre elementi indispensabili per salvare la medicina generale, che passano attraverso il superamento del ruolo unico introdotto dalla legge Balduzzi; l'avvio della scuola di specializzazione universitaria in medicina generale con accesso e trattamento equiparati alle altre scuole; la natura volontaria e contrattata dell'attivit nelle case della comunit".
Su quest'ultimo punto, lo Snami ribadisce inoltre la posizione assunta con la mancata sottoscrizione dell'accordo del 23 giugno 2026, che modifica l'accordo del 15 gennaio dello stesso anno. "Il nuovo accordo - dettaglia il sindacato - introduce un obbligo di presenza fino a sei ore settimanali e affida alle aziende sanitarie la definizione del fabbisogno orario, delle sedi e dell'organizzazione dei turni, con una conseguente riduzione degli spazi di negoziazione a livello regionale".
Le organizzazioni sindacali Smi e Snami hanno sempre considerato l'introduzione delle sei ore settimanali un'imposizione calata dall'alto che trasforma l'attivit della medicina convenzionata in una sorta di lavoro dipendente mascherato, privo delle giuste tutele.
Sostenendo inoltre che l'accordo non risolve la grave carenza di organico n affronta in modo strutturale la crisi della professione, limitandosi a imporre un nuovo obbligo orario gestito dall'Asl. Secondo il sindacato, le innovazioni, le risorse e le riforme strutturali che erano state annunciate in precedenza e che avrebbero meritato di essere valorizzate perch sarebbero state in grado di rendere nuovamente attrattiva una professione in profonda sofferenza, sarebbero venute meno.
Azione questa, che continuerebbe a penalizzare una categoria di virale importanza.
l.d.c.
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