IL CASO.
Alessandro Calabrese.
"La sentenza del Consiglio di Stato interviene su un pronunciamento del Tar della Lombardia che riguarda operatori privati che hanno vinto gare d'appalto formulando una propria offerta economica a ribasso.
Si trovano perci a contestare la differenza tra i piani economici finanziari approvati dall'Ente d'ambito di competenza rispetto ai costi reali che vengono fuori dalle attivit quotidiane della gestione del ciclo integrato dei rifiuti.
Dunque, parliamo di una fattispecie diversa dalla nostra.
Non per questo, per, non stiamo verificando possibili riflessi sia come ente Provincia che come Irpiniambiente". Il presidente dell'amministrazione di Palazzo Caracciolo, Fausto Picone, espone la sua posizione rispetto al clamore suscitato dalle richieste di alcuni Comuni di un riconteggio degli importi sulle fatture per i servizi erogati dalla spa di via Cannaviello dal 2022.
Partendo dal presupposto che la decisione del supremo organo di giustizia amministrativa dello scorso 8 giugno in materia di tariffa rifiuti e corrispettivo contrattuale abbia modificato le carte in tavola.
Dopo circa tre mesi, infatti, alcuni enti locali, anche sulla base di una nota di chiarimento dell'Ato rifiuti di Avellino, hanno chiesto conto a Irpiniambiente su quelli che sarebbero stati i maggiori esborsi pagati rispetto al piano economico finanziario (Pef) presentato.
Il cui importo per il Consiglio di Stato deve rappresentare il corrispettivo massimo della tariffa. "All'amministratore unico di Irpiniambiente, Claudio Crivaro continua Picone - ho chiesto subito chiarezza sulla tenuta economico-finanziaria della societ per rispondere alle domande dei sindaci dei Comuni dell'ambito visto che, tutti insieme, siamo chiamati a verificare se  possibile creare questa cosiddetta societ dei Comuni, confermando il modello pubblico.
Di certo, al momento sappiamo che la societ vanta complessivamente oltre 30 milioni nei confronti dei Comuni". E aggiunge: "Forse si dovr rifare qualche conteggio su singoli Pef ma, se dovesse essere accertata la necessit di una variazione a debito, siamo sempre molto lontani dai crediti attestati.
Intanto, c' tutta la disponibilit a un chiarimento con i sindaci e, magari, anche a pianificare una rateizzazione.
Le domande vere, per, sono altre: in Irpinia come si vuole effettuare la gestione del ciclo integrato dei rifiuti? Vogliamo costituire la nuova societ dei Comuni con Irpiniambiente o scegliere un altro modello?". Picone, dunque, va oltre la nuova questione che si , tardivamente, aperta in questi giorni. "Posso anche liquidare Irpiniambiente aggiunge ma un commissario nominato dal tribunale passerebbe immediatamente a decreti ingiuntivi e pignoramenti per far rientrare il credito.
Al contrario se c' una differenza da recuperare tra i Pef grezzi inviati dai Comuni e quelli validati dall'Ato pu essere spalmata negli anni.
In ogni caso il problema riguarder soprattutto quei comuni che negli ultimi tempi hanno optato, con gare autonome, per un operatore privato in attesa di rientrare in una gestione d'ambito.
Completata questa operazione verit sui conti, esporremo la questione direttamente all'Arera.
D'altra parte dal 2022 l'aumento esponenziale dei costi di energia, carburante e lavoro  determinante rispetto agli equilibri di gestione". E dopo le dichiarazioni fornite dallo stesso Crivaro a "Il Mattino", Irpiniambiente aggiunge alcuni concetti essenziali sulla diatriba che si  aperta: "Al centro del contenzioso c' il principio introdotto dallo Schema tipo di contratto di servizio approvato da Arera nel 2023 secondo il quale il corrispettivo spettante al gestore deve mantenersi coerente con i costi riconosciuti dal metodo tariffario.
La sentenza impedisce che la tariffa Arera venga utilizzata per ottenere automaticamente un prezzo maggiore di quello offerto in gara, ma non impedisce di adeguare il rapportoi".
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
