Pino Taormina.
"De Laurentiis ha tramutato una passione in un business. Io non ne sono stato mai capace, ero un debole: non sarei mai riuscito a finire una sessione di mercato senza comprare un grande calciatore.
Ma forse  lui quello che ha capito davvero come funziona il mondo del calcio". Non c' malinconia in Massimo Moratti, uno dei presidenti pi vincenti del nostro calcio.
All'Inter ha vinto tutto quello che c'era da vincere, come nessuno mai.
Gli scudetti, le Coppe Italia, e poi la Champions League che ai nerazzurri mancava da quarantacinque anni e che aveva conquistato suo padre Angelo.
Ora c' solo tanta voglia di raccontare ieri oggi e domani di Inter e Napoli e i due mondi diversi che ruotano intorno.
Presidente, per uno sgarbo lo ha fatto a De Laurentiis: quando gli port via Mazzarri.
"Macch. Lui se ne era stufato, non lo voleva pi, aveva capito che era arrivato alla fine del ciclo.
Poi non gli avrei mai fatto un torto, non se lo meritava.
Lui prese Benitez e credo che fu un gran colpo.
Poi anche quando mi dissero che potevo ingaggiare Hamsik mi tirai indietro, avevo sbagliato a non prenderlo quando era al Brescia: Aurelio  una persona che merita rispetto".
Se  il padrone del Napoli  anche grazie a una sua rinuncia?
"Vero, quando il club fall e fu deciso che doveva ripartire dalla serie C, un presidente mio collega in serie A mi svegli quasi all'alba per dirmi che era la mia grande occasione per investire al Sud, per rilanciare quello storico club. Io non ebbi alcune esitazione nel rifiutare: conosco quella citt, quella tifoseria e non potevano meritare un presidente che non guidasse una societ come quella del Napoli dedicando tutto il proprio tempo e con ogni passione.
Io avevo l'Inter e non potevo distrarmi con altro".
Per, in un certo modo, lei oltre che all'Inter uno scudetto al Sud lo ha vinto?
"Vero.
Quello a Cagliari.
Perch pap non voleva che la Juventus prendesse Gigi Riva che aveva praticamente comprato.
Allora noi che in Sardegna avevamo il cuore in pochi giorni comprammo la societ di nascosto.
E Riva alla Juventus non and".
Lo sgarbo lo avete fatto all'Avvocato Agnelli, allora?
"Ma lui, da gran signore, lo ha certamente capito ma non ne ha mai parlato con nessuno.
D'altronde, non era un tipo di tante parole".
Angelo, suo padre,  stato il presidente della Grande Inter. Che ricordi ha di Inter-Napoli di allora?
"Io sono cresciuto con il terrore di un calciatore: Nordahl. Era tipo Barbabl per me.
Vedevo quella figura enorme in mezzo al campo durante i derby e mi prendevano i brividi.
Quando arrivavano gli azzurri, invece, ero stregato dal Petisso Pesaola e da Luis Vinicio.
Erano piacevolissimi e normalissimi.
Tant' che appena ne avemmo l'occasione, nell'ultimo anno prima di cedere l'Inter, nel 1966, ingaggiammo O Lione dal Vicenza.
Forse era un modo per non farlo andare in un'altra squadra.
Per ricordo come se fosse ieri quella rete al Foggia...".
Che meriti ha De Laurentiis?
"Io ero ammirato dal Napoli di Maradona e Careca, era una squadra capace di magie e aveva Diego che per me  stato uno dei pi grandi al mondo.
Ma c'era la sensazione che quella fosse solo una parentesi legata alla presenza dell'argentino e infatti appena arriv la fine del ciclo Maradona inizi il lungo declino.
Con De Laurentiis era chiaro fin dall'inizio che era un ciclo che, non essendo legato a calciatori ma a una societ sana, poteva essere duraturo e vincente.
Sono pi di vent'anni che ha saldamente in pugno il Napoli senza mai dare l'impressione di voler passare la mano".
Allegri contro Chivu.
Che si aspetta?
"Allegri  uno che ha tanta esperienza,  un tecnico maturo che conosce i segreti di questo mondo complicato: guida una squadra che per me  tra le pi forti della serie A e lui sa come si fa a vincere.
Chivu mi ha sorpreso per la normalit con cui affronta ogni tipo di situazione che magari non  normale.
E' uno che sa tenere il gruppo e si fa volere bene.
Allegri ha un'esperienza fenomenale, non mi sorprende la sua partenza calma,  la sua normalit. Poi riesce a mettere in riga tutti".
Chivu era uno dei suoi eroi del triplete.
"Indimenticabile.
Anche Mourinho gli voleva bene per la sua grande leadership: un allenatore in campo.
Dopo la frattura al cranio nella partita con il Chievo temevo per la sua salute.
Ma lui reag come una roccia: aveva un buco in testa ma mostr subito un gran coraggio.
Neppure un mese ed era gi in campo.
Ma ricordo che mi confid che ogni volta che colpiva di testa, per due o tre secondi vedeva solo buio davanti ai suoi occhi".
Il Napoli non ha fatto colpi in questo mercato.
Al contrario dell'Inter.
"Magari ha ragione De Laurentiis, si pu provare a vincere puntando sul gruppo che si conosce bene, dando continuit, senza patire il prezzo di dover attendere l'ambientamento dei nuovi.
Io non ci sono mai riuscito: in questo ero "debole". Se mi piaceva un calciatore me lo andavo a prendere.
Ma non  detto che sia la cosa giusta".
Ora per chi farebbe follie?
"Mi sono sempre piaciuti i giocatori della Premier, quindi bene il mercato dell'Inter. Ma io Nico Paz del Como non me lo sarei fatto scappare".
Si aspettava l'addio di Conte al Napoli?
"Conosco il suo carattere, quindi dico di no.
E aggiungo: non avere Conte su una panchina di serie A  un bel vantaggio per tutta la concorrenza perch rende la lotta per il titolo pi equilibrata.
Un po' di effetto fa vedere il campionato senza di lui.
Anche perch si sa: Conte o arriva primo o arriva secondo".
Gasperini alla Roma  una sorpresa per lei?
"Ma no, lui ha sempre fatto giocare bene le sue squadre, anche questa Roma  spettacolare con la continua ricerca del pallone in verticale.
Ma con me  andata male,  stata sfortunato: non ha vinto una partita neanche in amichevole.
Che potevo fare? Le stagioni sono cos: come quella di Allegri al Milan, per esempio".
Che Inter-Napoli si aspetta sabato?
"Quando queste partite arrivano cos presto, con questo caldo poi, il rischio  che possa trionfare in campo la paura di sbagliare.
A volte la stanchezza spinge a evitare di fare una giocata spettacolare e a badare alle cose pi elementari.
Non vorrei che non fosse una gara divertente, insomma.
Decisiva, ovviamente, non lo  e non pu esserlo: ma nessuno vuole perdere una partita di cartello.
Anche perch poi da due anni  il duello di questa seria A, Inter contro Napoli".
Non ci sar McTominay.
"Mi spiace perch ho sempre avuto una passione per i calciatori britannici.
E lui arriva da una scuola che mi ha sempre colpito.
Ma c' De Bruyne: ha eleganza, tocco di palla.
La sua classe  cresciuta in Premier. Si sta adattando al ritmo e alla tattica italiana".
Contento della svolta al Var?
"Senza dubbio, meno interviene e pi funziona tutto.
Si riducono pure quelle attese emotivamente rischiose e quei minuti spaccacuori.
Ovviamente fino al prossimo errore che speriamo non ci faccia piombare nel passato".
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
