Guido Morselli  stato il torto pi grande dell'editoria italiana ai danni di un grande scrittore e di s stessa.
Basta aprire a caso uno dei suoi romanzi rifiutati in vita e causa della sua morte per capirlo.
Come antologia dell'opera, riflessioni sul suo presente per uno scrittore che ha giocato con i tempi tornano i suoi Diari (dal 1943 al 1960): "Mi sono conosciuto nel sogno" (Adelphi), leggerli apre al complesso labirinto quotidiano di pensieri morselliani: dalla religione alla riflessione, sovrapposizioni di realt e smottamenti sentimentali.
Giuseppe Pontiggia nell'introduzione spiega l'opposizione all'opera con: "Guai anticipare i tempi in letteratura, la contemporaneit se ne vendica", individuando uno dei motivi del suo martirio letterario, l'altro  stato l'isolamento: Morselli non apparteneva, come racconta molto bene nella postfazione Valentina Fortichiari ricostruendo gli scambi con le case editrici rifiuti, superficialit, conformismo delle scelte e con Sereni e Calvino, tra gli altri.
Ma "Guido Morselli Am quanto pot Non odi mai" e cerc di "Esser felice come nel ricordo", anche se si torment molto cercando "l'ora che non trascorre". Il tempo immobile da Faust a Proust. In quel tempo fermo  stato molte cose: teologo e maestro di equitazione, sceneggiatore e coltivatore d'asparagi, soldato, insegnante, segretario, commissario prefettizio, precettore e tante altre cose.
Ma voleva solo essere scrittore e non uno scrivente.
Anche se tardivamente lo sar per sempre e con l'aggiunta eterna dell'aggettivo qualificativo "grande".
Marco Ciriello.
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