LO SCENARIO.
Nando Santonastaso.
La prima finestra utile potrebbe essere tra fine mese e ottobre, quando dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri il Decreto-legge sul nuovo pacchetto di semplificazioni per le imprese (soprattutto in chiave energetica) al quale stanno lavorando i ministri Urso e Zangrillo.
Sarebbe quella la sede pi "naturale" per rendere operativa l'ormai prevista estensione al Centro-Nord del "modello Zes unica Sud", pi volte annunciata dalla premier Meloni e sollecitata a gran voce da Confindustria e dalle stesse Regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria) che spingono da tempo anche sul versante dell'autonomia differenziata, con l'aggiunta anche di Lazio e Molise.
La decisione finale spetter comunque al presidente del Consiglio che ha avocato a s il dossier Zes ma che ci sia una volont politica trasversale di procedere in questa direzione  ormai evidente.
Lo confermano le parole dell'altro giorno a Genova della segretaria del Pd Elly Schlein che forse per la prima volta in pubblico ha fatto riferimento all'esigenza "dell'autorizzazione unica della Zes a tutta Italia per semplificare e accelerare gli investimenti".
LE IMPRESE.
L'obiettivo - anche in chiave elettorale, inutile negarlo -  rispondere alle preoccupazioni del sistema delle imprese, soprattutto del Settentrione, che chiedono provvedimenti definitivi e funzionali per combattere la burocrazia, ritenuta ancora una volta il nemico numero uno della crescita.
Si tratta per di capire come il Governo intender muoversi, atteso che i risultati a dir poco eccellenti assicurati dalla Zes unica al Mezzogiorno in questi ultimi 32 mesi (oltre 1.500 autorizzazioni uniche per 9,5 miliardi di euro di investimenti attivati, 25mila ricadute occupazionali) non possono essere messi a rischio attraverso una eventuale "sfida di attrattivit" tra i territori del Paese.
L'ipotesi su cui si sta ragionando, a quanto pare,  di allargare al Centro-Nord una sorta di sistema di semplificazioni mirate per settori produttivi, quelli in particolare alle prese da tempo con le maggiori difficolt (ad esempio l'automotive). Nel senso che si individuerebbero "aree di accelerazione industriale" per favorire i nuovi investimenti, sulla falsariga di quanto avviene dall'1 gennaio 2024 in tutto il Sud (pi Umbria e Marche). Ovvero, aree in cui basterebbero poche settimane per le autorizzazioni e la riduzione all'osso delle procedure, anche sotto il profilo urbanistico.
Il tutto, per, a costo zero, senza cio estendere oltre il Garigliano anche l'utilizzo del credito d'imposta che  stato una delle leve decisive per l'esplosione della Zes unica Sud ("Dal 2024 al 2028 si conteranno alla fine pi di 10 miliardi di credito d'imposta Zes, grazie alle leggi Finanziarie del Governo Meloni", ha detto pi volte il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud Luigi Sbarra). Lo impedirebbe l'Europa, che vigila su eventuali deroghe alle regole che impediscono gli aiuti di Stato alle zone economicamente forti.
Ma lo renderebbe pressoch impossibile la necessit di mantenere i conti pubblici in ordine: e la prospettiva di destinare altri miliardi alla Zes unica del Centro-Nord (non meno di 4, a quanto pare) non andrebbe certo in questa direzione.
Non  un caso, del resto, che finora la stessa Meloni abbia sempre insistito sulla possibilit di allargare le sole semplificazioni amministrative, riconoscendo in ogni occasione l'impatto assolutamente strategico della Zes unica sul Mezzogiorno.
L'obiettivo finale, nelle parole utilizzate dalla premier anche nel videomessaggio di Ceglie Messapica la settimana scorsa,  "rendere l'Italia pi forte, pi coesa, pi competitiva, pi capace di vincere le sfide di questo tempo". Vediamo se e cosa dir in proposito la premier domani a Bari, in occasione dell'evento organizzato per festeggiare il record di longevit del governo.
IL FRONTE DEL NORD.
Ma intanto al Nord Regioni e le associazioni territoriali di Confindustria serrano le file.
E' praticamente di queste ore la costituzione di una cabina di regia trasversale, con le Regioni Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria, per mettere nero su bianco una piattaforma comune sulle politiche industriali con la collaborazione di Confindustria.
C' gi stata una prima riunione a Torino con la partecipazione degli assessori regionali allo sviluppo economico.
L'idea  di un "Patto del Nord", messa a punto soprattutto dalla Lombardia, che mira a "cercare di costruire delle proposte funzionali, tutti insieme, per fare in modo che dal governo e dalla Commissione europea arrivino decisioni efficaci per i nostri territori". Non c' un diretto riferimento alla Zes unica ma il carattere trasversale dell'iniziativa sul piano politico (si tratta come detto delle stesse Regioni che sono in pressing sul Governo per l'ampliamento della Zes) e il coinvolgimento delle Confindustrie territoriali danno il senso del peso almeno potenziale della "mobilitazione". Di qui alla necessit di calibrare le scelte per non scontentare nessuno con il prossimo Decreto-legge sulle semplificazioni per le imprese il passo  breve.
Anche perch pi o meno nelle stesse ore il Governo dovr definire l'ammontare delle risorse del Credito d'imposta Zes del prossimo triennio: Sbarra le ha di recente quantificate in almeno 4 miliardi, considerate le richieste degli ultimi due anni (pi di 15 mila). E che anche questa decisione sia strategica per il futuro della Zes unica Sud  poco ma sicuro.
 RIPRODUZIONE RISERVATA
