L'ENERGIA.
ROMA L'americana Chevron far la parte del leone in Venezuela, in linea con le ambizioni di Trump: ha ottenuto nuovi giacimenti petroliferi nella regione mineraria dell'Orinoco e prevede di raddoppiare, e oltre, la produzione nel paese con 7 miliardi di investimenti puntati in cinque anni.
Ma anche l'italiana Eni far la sua parte.
Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha firmato tanto di accordo con lo stesso Venezuela per diventare operatore esclusivo del maxi giacimento Junin-5, campo a olio pesante che contiene 35 miliardi di barili, oggi fermo alla produzione di 12mila barili al giorno.
L'obiettivo, stando alle indiscrezioni raccolte da Bloomberg, sarebbe quello di arrivare nel tempo a superare il tetto di un milione di barili al giorno.
LA SPINTA.
E' questa la via imboccata da Eni per tornare a puntare sul paese sudamericano (nonostante le difficolt legate anche alla natura del petrolio) dopo anni di stop in un momento cruciale per gli equilibri energetici mondiali.
Un assetto difficile ricordato ieri anche dall'ennesima impennata del gas europeo, arrivato a superare 74 euro per Megawattora (per poi chiude a 73,54 euro in rialzo dell'82% dai minimi di fine giugno), sull'onda delle preoccupazioni per le scorte invernali mentre  ancora in pieno svolgimento la crisi scatenata dagli attacchi in Iran. Per il petrolio il rialzo  limitato invece allo 0,5%, a quota 95 dollari al barile.
Tornando all'intesa d Eni in Venezuela, della durata di 25 anni con possibilit di estensione,  stata siglata rispettando tutti i caratteri dell'ufficialit istituzionale rivendicata dal governo venezuelano: alla presenza della presidente, Delcy Rodriguez, nell'ambito della visita in Venezuela del segretario dell'Energia americano Chris Wright, e in presenza del ministro degli Idrocarburi del governo venezuelano, Paula Henao, oltre che dell'ad della societ di Stato Pdvsa, Hctor Obregn, e dell'ad Descalzi.
Si tratta di un asse che, come evidenziato dello stesso Descalzi, arriva "in una fase storica in cui la sicurezza energetica, basata su abbondanza di risorse e diversificazione delle vie di approvvigionamento, risulta vitale per l'equilibrio mondiale". La firma rappresenta il completamento del percorso avviato con la sottoscrizione della lettera di intenti del 28 aprile 2026 allo scopo di rilanciare la produzione petrolifera attraverso la transizione dall'attuale modello operativo della "empresa mixta" Petrojunn (Eni 40%, PDVSA 60%) al nuovo regime contrattuale "Contrato de participacin productiva de hidrocarburos", introdotto dalla legge organica degli idrocarburi approvata dall'Assemblea venezuelana nel gennaio 2026.
LE CONDIZIONI.
Come operatore esclusivo dell'area, Eni avr piena responsabilit della gestione tecnica, finanziaria e commerciale del progetto. "L'operatorship di un'area importante come Junin-5  il riconoscimento della nostra capacit di realizzare in modo rapido ed efficiente progetti complessi e valorizza la nostra presenza storica nel Paese, che non abbiamo mai abbandonato continuando a fornire energia alla popolazione locale anche nei momenti pi difficili", ha sottolineato ancora Descalzi, con riferimento alla presenza di Eni nel paese dal 1998, con sei licenze minerarie, situate offshore nel Golfo del Venezuela e nel Golfo di Paria, e onshore nella regione dell'Orinoco, la maggiore riserva petrolifera mondiale al momento conosciuta.
Nel 2025, la quota di produzione di idrocarburi del gruppo nel Paese  stata pari a 64 mila boe/giorno, principalmente provenienti dal giacimento di gas Perla, che rappresenta circa il 35% del totale del gas consumato nel Paese.
L dove Perla  il pi grande campo di gas offshore scoperto in America Latina e rientra nella licenza "Cardon IV", partecipata pariteticamente da Eni (50%) e da Repsol (50%).
Roberta Amoruso.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
