SPECIALE. CARLO MARIA MARTINI MAESTRO DELLA FEDE.
3 Settembre 2012
da Famiglia Cristiana.
"La mia idea di giustizia".

Pubblichiamo un estratto del libro del cardinale Martini edito da Mondadori, dal titolo "Sulla giustizia". ll cardinale Martini lega il concetto all'economia.
Per il cardinale Carlo Maria Martini i problemi della povert, della fame, del sottosviluppo sono centrali per una vera cultura della solidariet. Pubblichiamo un estratto del suo libro "Sulla giustizia", edito nel 1999 da Mondadori. Il volume raccoglie semplici riflessioni del cardinale sullargomento. 
L'amministrazione della giustizia penale  una delle strutture essenziali della convivenza sociale. La persona umana  il massimo valore a motivo della sua intelligenza e libera volont, dello spirito immortale che la anima e del destino che lattende. La sua dignit non pu essere svalorizzata, snaturata o alienata nemmeno dal peggior male che luomo, singolo o associato, possa compiere. Lerrore indebolisce e deturpa la personalit dellindividuo, ma non la nega, non la distrugge, non la declassa al regno animale, inferiore allumano. Ogni persona  parte vitale e solidale della comunit civile; distaccare chi compie un reato dal corpo sociale, disconoscerlo, emarginarlo, fino addirittura alla pena di morte, sono azioni che non favoriscono il bene comune, ma lo feriscono. 
Una domanda pungente. Le leggi e le istituzioni penali di una societ democratica hanno senso se sono tese al ricupero di chi ha sbagliato, se operano in funzione dellaffermazione e sviluppo della sua dignit. Spesso mi domando: le leggi, le istituzioni, i cittadini, i cristiani credono davvero che nelluomo detenuto per un reato c una persona da rispettare, salvare, promuovere, educare? Per quanto riguarda le istituzioni, ci vogliono certamente leggi e ordinamenti che difendono e assicurano il rispetto della vita e dellincolumit di tutti i cittadini. La sicurezza va garantita. Se tuttavia ci confrontiamo con lesperienza di chi sta in carcere e di chi sta accanto ai carcerati, scopriamo con amarezza e delusione che la realt carceraria in Italia (e anche altrove!) spesso non contribuisce al ricupero della persona. 
Il carcere come emergenza. La carcerazione deve essere un intervento funzionale e di emergenza, quale estremo rimedio temporaneo ma necessario per arginare una violenza gratuita e ingiusta, impazzita e disumana, per fermare colui che, afferrato da un istinto egoistico e distruttivo, ha perso il controllo di s stesso, calpesta i valori sacri della vita e delle persone, e il senso della convivenza sociale. Noi non siamo una societ che vive il Vangelo. Se davvero tutti vivessimo il Vangelo e ci sforzassimo di amarci scambievolmente, di praticare la regola del fa agli altri ci che vorresti fosse fatto a te, non ci sarebbero n giudici, n condanne. Siamo molto lontani dalla comunit perfetta a cui punta il Vangelo, e quindi abbiamo bisogno di strutture di deterrenza e di contenimento. Ma il cristiano  se vuole essere coerente con il messaggio di Dio padre misericordioso che non gode per la morte del peccatore, vuole anzi che si converta e viva e per lui fa festa  non potr mai giustificare il carcere se non come momento di arresto di una grande violenza. (...) 
Pena di morte. Sono ancora molti gli Stati in cui si applica la pena di morte e, purtroppo, si assiste talora a prassi che sconcertano: dalle condanne per reati politici o di opinione a quelle che sanciscono un processo difettoso e iniquo e che si aggiungono a forme di maltrattamento e di tortura; dalle esecuzioni di massa alle esecuzioni le cui vittime sono adolescenti o anziani. La considerazione di questi fatti sconcertanti induce a intraprendere con forza campagne per labolizione della pena capitale. Oggi sembra assai difficile che si possano realizzare le circostanze che, nel passato, avevano indotto molti Stati, anche cristiani, ad applicarla, ritenendo che in certi casi rappresentasse lunico ed estremo mezzo di difesa della comunit e del bene comune. Nellattuale momento storico, considerando la pi diffusa e approfondita consapevolezza del valore della persona e della sua dignit, come pure i progressi realizzati nella conoscenza delle motivazioni profonde e complesse dellagire umano, siamo persuasi che in ogni societ civilizzata lordine pu essere salvato, la giustizia assicurata, il delitto intimorito con altre pene e provvedimenti senza ricorrere alla soppressione del reo. (...) 
Pentimento e pentiti. Attraverso una certa legislazione, partita dai tempi del terrorismo, si  giunti a usare il termine pentiti per indicare un atteggiamento che non esprime direttamente linsegnamento del Vangelo e della Chiesa. Il vero pentimento si verifica quando una persona vuole sinceramente cambiare vita, riconoscendo di aver sbagliato e di aver bisogno di essere perdonata da Dio e dagli uomini.  dunque un evento interiore, nobilissimo, che dice lanelito a una vita nuova e pulita. Il pentito secondo la legge, cio il collaboratore, pu non avere nessuna intenzione interiore di cambiare vita, di riconoscere le sue colpe. Il pentimento cristiano  un cambiare il cuore. (...) 
La questione ecologica. Un primo livello  evocato dalla questione ecologica e ambientale. Lesaurimento delle risorse energetiche e delle materie prime da un lato e, dallaltro, linquinamento dellaria, dellacqua e del suolo, hanno posto gravi interrogativi circa la ragionevolezza dellassetto socio-economico che comporta simili conseguenze. Oggetto di preoccupazione, per definire la qualit della vita, non pu essere tuttavia solo il degrado ambientale. Il mangiare e il bere, il nascere e il morire, non sono per luomo attivit e fenomeni esclusivamente biologico- materiali. Essi sono anche espressione dello spirito, modalit di quel linguaggio ordinario che articola il senso della vita e da cui non si pu prescindere per determinare i contenuti di una vita veramente buona e giusta, contenuti essenzialmente etici, spirituali. Qualora dunque dovesse prevalere una visione biologica materialistica  sia nella versione tecnocratica sia in quella ecologico-naturalista  la coscienza morale sarebbe esposta a un grave rischio. La questione della disoccupazione. Un secondo livello viene evocato dalla questione della disoccupazione, un tema che oggi sostanzia la qualit della vita e che coinvolge tanto direttamente leconomia.  difficile negare che i meccanismi di mercato, lasciati a s stessi, operino e possano operare nel senso di una soluzione iniqua, almeno a breve termine, del problema, concentrando su alcuni settori e gruppi di lavoratori il costo  in termini di disoccupazione  delle pur necessarie ristrutturazioni nellattivit produttiva. Non ritengo che lattuazione di correttivi, per una pi equa distribuzione anche del lavoro e del tempo libero, sia da attendersi semplicemente da esigenze di efficienza interna al sistema economico, bens soprattutto dalla propensione delle categorie pi fortunate, a livello civile e politico, a rinunciare in parte ai vantaggi di cui possono godere in favore di categorie gravemente colpite dalla mancanza di lavoro. Emerge qui la tanto controversa parola: solidariet.
La solidariet. La solidariet, spesso fraintesa,  semplicemente la traduzione pratica del senso di appartenenza a una unica comunit civile, quando la comunit sia considerata come luogo in cui, proprio istituendo rapporti di reciproco riconoscimento, si plasma e si definisce lidentit personale di ognuno.  cos conferita determinatezza ai bisogni e desideri che schiudono il senso della vita buona e giusta. Lattenuarsi della solidariet e il crescente individualismo non sono da imputarsi esclusivamente alla cattiva volont personale.  piuttosto la disarticolazione attuale della societ in sistemi e sottosistemi tendenzialmente autonomi e autoreferenziali che induce il cittadino a ritirarsi nel privato, non riuscendo pi a scorgere nel proprio ruolo sociale una plausibile ragione di impegno etico globale. A tale livello di profondit deve spingersi la diagnosi della carenza di una solidariet, che affligge la coscienza collettiva e si manifesta pure nellorganizzazione dellattivit economica. Quale tipo di convivenza umana si sta profilando? Non c dubbio che occorre molto coraggio per proporsi la questione di che cosa sia la vita buona; perch di questo si tratta, ultimamente. E come la fatica di Sisifo, sembra unimpresa senza prospettiva di giungere a definitiva conclusione, tanto meno a breve termine. 
Una virt sociale fondamentale. Mi sembra che la solidariet tenda ad assumere il ruolo tradizionalmente proprio della giustizia, virt orientata per eccellenza al bene comune, ad assurgere quasi al ruolo di virt sociale fondamentale. Solo se le trame complesse e articolate delle strutture economiche, giuridiche, sociali e politiche di un Paese saranno innervate dal riconoscimento delle solidariet possibili  e quindi doverosamente praticabili  la solidariet come atteggiamento morale, espressione comune e condivisa dellattenzione allaltro in ogni suo apparire, dispiegher al massimo grado le sue potenzialit. Un nuovo ethos. Non ci pu essere, a mio avviso, una vera cultura della solidariet se non si opera per un nuovo ethos che prenda sommamente sul serio, anche nella determinazione delle teorie economiche, i problemi della povert, della fame, del sottosviluppo. Un ethos modellato sulla giustizia, sulla comprensione dei bisogni autentici degli altri, un ethos che non cerca il potere delluomo sulluomo come tale e ladesione alla logica del pi forte. Un ethos che si muove verso una profonda comunione planetaria, in cui leconomia non  annullata o svuotata, bens ricondotta a un ordine di fini che non si esaurisce in essa, in quanto il fine ultimo delleconomia  la persona umana nella sua crescita integrale e solidale a livello planetario. 

Carlo Maria Martini.

Commenti:
Postato da nicolag.
Un Grande Cardinale che poteva essere Papa e non lo  stato. Auguriamoci che chi viene chiamato alla conduzione della Chiesa si ispiri a quello a cui lui aspirava. Equilibrio, ma decisa volont innovativa per aderire il pi possibile ai precetti universali evangelici e alla collaborazione. L'attuazione del Concilio Vaticano secondo indetto 50 anni fa dal Grande Giovanni 23esimo  purtroppo ancora da attuare nella sua sostanza. Il Cardinale Martini cercava di farlo ! 

Postato da DOR1955.
Il Cardinale Martini, cristianamente parlando,  stato "una spanna" sopra a molti altri "pari grado". E continuer ad esserlo ancora per molto tempo. Mi affido alla sua intercessione.

