SPECIALE. CARLO MARIA MARTINI MAESTRO DELLA FEDE.
3 Settembre 2012
da Famiglia Cristiana.
Monaco: la Chiesa che sognava.

La fede, il rapporto con la modernit, le questioni pi controverse, il rapporto con il mondo laico. Il cardinale Martini raccontato da un suo allievo spirituale.
La storia, nemmeno quella della Chiesa, non si fa con i se. Ma molti si sono posti il quesito in queste ore. La Chiesa sarebbe cambiata se il cardinale Martini fosse divenuto Papa? "E difficile, forse impossibile rispondere  a questa domanda", commenta Franco Monaco, gi presidente dell'Azione cattolica milanese ai tempi di Martini arcivescovo di Milano, suo allievo spirituale e propugnatore delle scuole di politica, oggi senatore del Pd. "Si pu invece fare memoria di qual  la Chiesa che egli sognava. C un testo suo che porta esattamente quel titolo, La Chiesa dei miei sogni". 
Com'era la Chiesa che sognava?
"In sintesi una Chiesa concentrata tutta sulla testimonianza e sullannuncio della Parola che salva. Una Chiesa libera, povera e sciolta, aggettivo piuttosto inusuale e invece ricorrente a qualificare la Chiesa nel lessico del gesuita arcivescovo Carlo Maria Martini. Una Chiesa la cui azione non fosse appesantita e la cui immagine appannata da un sovraccarico istituzionale. Una Chiesa pi collegiale e dunque aperta alla partecipazione responsabile del popolo di Dio a cominciare dai laici cristiani. Una Chiesa non ossessionata dalla preoccupazione di contarsi per contare, cio di esercitare una influenza sulla societ e sulle istituzioni ma piuttosto di proclamare una Parola profetica che non si confondesse con le troppe parole umane comprese quelle della politica. Una Chiesa infine dotata dellumilt e del coraggio di mettere  a tema questioni spinose e controverse abitualmente esorcizzate in quanto comporterebbero la revisione di posizioni tradizionali e consolidate ma con le quali la Chiesa prima o poi in futuro non potr non fare i conti". 
Quali sono le questioni spinose e controverse?  
"Direi questioni ad intra che hanno a che fare con la vita interna alla Chiesa e questioni che hanno a che fare con questioni di natura etica. Ad intra, come ho detto, il tema della collegialit e della partecipazione. Poi quello del discernimento circa il problematico rapporto tra le chiese locali e i nuovi movimenti. Non  un mistero che su questo punto auspicasse da parte dei pastori alla responsabilit di unazione correttiva nei confronti dei movimenti. Vi  poi il  tema dei separati e divorziati nella Chiesa e della condizione della donna nella Chiesa, che non si pu risolvere con la retorica sul genio femminile. Anche la questione del celibato dei sacerdoti. Sul fronte delle questioni di natura etica, il tema della sessualit, delle unioni civili, il tema che hanno a che fare con il fine vita". 
Qual era la sua opinione sui cosiddetti valori non negoziabili? 
"Certamente sosteneva che ci sono valori non negoziabili per la coscienza cristiana e che tuttavia il coerente ancoraggio ad essi non esonerasse i laici cristiani dall esercizio della mediazione politica. Che si concreta nell insediare tali principi dentro la vita concreta della polis, specie nel contesto di societ contrassegnata dal pluralismo delle concezioni etiche e da ordinamenti democratici. C tutto il tema della distinzione di tre livelli: i principi etici (che comprende le cose non negoziabili) i principi costituzionali e la mediazione legislativa. Un approccio pi raffinato e pi articolato, meno ingenuo e meno semplicistico. Pi consapevole dellle mediazioni necessarie. Ci sono delle riflessioni in cui egli distingue questi tre livelli. Loperatore politico non pu limitarsi a proclamare i principi". 
Uno dei libri pi belli di Martini  proprio l'ultimo, le Conversazioni notturne a Gerusalemme, in cui la notte "affina i sensi e la mente" e gli consente di esporre al gesuita padre Georg Sporschill con franchezza i suoi desideri pi intensi per la Chiesa. 
"E' vero. Nelle  Conversazioni lui consegna forse il suo testamento spirituale. Il suo pensiero pi franco, pi libero, pi confidenziale, complice la conversazione notturna, sciolta, libera". 
 Martini fu il precursore delle scuole di politica per i cristiani. 
"Ne avvertiva tutta limportanza. Ma non era esattamente la materia che pi lo appassionava. Anche in ragione di quella sua cura per la distinzione tra religione e politica e al conseguente distinzione tra responsabilit in capo ai pastori e responsabilit in capo ai laici cristiani. Era convinto che proprio dalla cura per tali distinzioni potesse trarre vantaggio rispettivamente la libert e luniversalit e la missione della Chiesa, custode di una Parola che sfida e giudica la politica ma la trascende. Sullaltro fronte lattivit politica e la vita delle istituzioni che dovevano ispirarsi a una benintesa laicit".  
Perch il cardinale piaceva al mondo laico?
"Intanto perch amava essere uomo tra gli uomini, soprattutto negli ultimi tempi, quelli in cui ha condiviso la condizione della malattia e della paura della morte. Trasmetteva il senso di una intima partecipazione alle gioie e alle ansie anche ai drammi umani e sociali dei suoi contemporanei. Nessuno come lui ha mostrato come la Bibbia sia il grande libro dellumanit. La Scrittura custodisce la pi universale delle parole. La cui risonanza trascende i confini della comunit credente. C' una terza ragione. Era sintonizzato con la cultura contemporanea, sotto il profilo della soggettivit e della libert della coscienza. Amava sostenere che in assenza di una coscienza libera non si d cristianesimo. Il cristianesimo nasce nella libert e si sviluppa solo nella libert. E questo  molto in sintonia con la cultura contemporanea. Questo rapporto con la coscienza libera  molto moderno. Anche i laici sentivano che era interprete di un messaggio di libert, non di costrizione, non moralistico, non legalistico". 

Francesco Anfossi
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