SPECIALE. CARLO MARIA MARTINI MAESTRO DELLA FEDE.
3 Settembre 2012
da Famiglia Cristiana.
Garzonio: Martini, spirito profetico.

Marco Garzonio ha seguito per 22 anni Martini per il "Corriere della sera".
L'intellettuale milanese, fra le persone pi vicine al cardinale per tanti anni, ricorda il suo costante confronto con i fatti storici, dal terrorismo al lavoro alla corruzione.
Uno spirito profetico, che sapeva farsi interrogare dalla realt storica, interpretandola alla luce del Vangelo. Cos Marco Garzonio, persona fra le pi vicine al cardinale Martini, lo ricorda a pochi istanti dalla scomparsa. Eminente intellettuale legato alla citt di Milano, giornalista, psicanalista, docente alla Cattolica, Garzonio racconta che da tempo si stava preparando all'evento: Il Parkinson  progressivo, eravamo preparati alla notizia. 
Cosa ha rappresentato il cardinale Martini per Milano e per la Chiesa?
Come ogni vero spirito profetico,  partito dalla realt che gli era stata assegnata, la diocesi di Milano, per realizzare la sua testimonianza cristiana. Il suo sforzo  sempre stato quello di cercare il punto di incontro fra il Vangelo e i problemi, anche drammatici, sconvolgenti, della storia.
Ricorda qualche episodio?
Quando, a causa del terrorismo, si precipit in Statale. O quando fu ucciso l'ingegnere dell'Icmesa Paolo Paoletti... Ecco, in queste occasioni vedemmo all'opera il Martini che affronta la minaccia alla democrazia. Oppure il Martini che, fin dall'82, colse la sfida dell'immigrazione e pose il problema dell'accoglienza. O quando l'anno successivo, quindi ben nove anni prima che scoppiasse Tangentopoli, denunci la corruzione. O, ancora, quando, nell'82, visit la Pirelli, incontrando gli operai che non riuscivano a chiudere il contratto con Leopoldo Pirelli: qui anticip le trasformazioni del mondo del lavoro.
Qual era la sua forza? Da dove veniva questa sua "lucidit" nel leggere la storia?
Anzitutto dal carattere: riflessivo, introverso, timido. Dalla tempra, che gli aveva dato l'ordine di appartenenza, quello dei gesuiti. Dalla Bibbia: fu tra i primi a praticare una critica testuale dell'Antico Testamento, quando ancora ai laici non era concesso. Infine: dalla ricettivit rispetto alla realt. Sapeva bene che non siamo noi a cambiare la storia, bens la storia a cambiare noi. E lui, da uomo curioso e di grande cultura, si  lasciato plasmare dalla realt. Lo fece fin da quando, 52 enne, entr a Milano senza grandi esperienze pastorali. Accett l'osmosi fra la sua persona e la realt esterna.  
Ha qualche ricordo personale che le  caro?
Era sempre l a meditare... Chiedeva: che ne pensi? Aveva una grande capacit di ascolto.
Fra le iniziative che pi hanno segnato i tempi c' stata la celebre cattedra per i non credenti...
Una volta scoppi una polemica fra credenti e non credenti. Lui intervenne dicendo: la polemica pu esserci solo fra chi pensa e chi non pensa... Diceva: anch'io mi interrogo sul mio essere non credente... Sapeva mettersi in discussione.
Quale eredit ci lascia?
Quella di una Chiesa profetica, che non si sofferma sui dettagli, sulle prescrizioni, ma va alla radice del messaggio evangelico. Una Chiesa che libera. Che sa andare al di l del contingente. 

Paolo Perazzolo
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