Domenica in piazza Sordello Paolo Polettini presenta il suo libro "Idea Festivaletteratura - Le origini, il modello", edito da Franco Angeli nella collana Laboratorio Sociologico.
E fateci questo regalo, dai: svelate la formula segreta del successo e della longevit della manifestazione mantovana.
Ma, si sa, il comitato fondatore e organizzatore sta alla larga da cerimonie anniversaristiche e autorefenziali.
Tra il 9 e il 13 settembre il Festival in qualche modo ripercorrer la sua storia, ma al presente.
Ad esempio, con la curiosa mostra allestita nel Museo Virgilio di piazza Broletto: un'esposizione alla maniera demoetnoantropologica degli oggetti ormai di culto della cinque-giorni degli esordi.
Pass, tazze, magliette di cotone, biciclette in alluminio dell'et dell'Homo Festivalensis... Anche alle prese con le loro proprie genealogie, anzi, paleontologie, le donne e gli uomini della macchina organizzativa non dismettono la leggerezza.Domenica, alle 18.30, nella libreria-tenda di piazza Sordello, Paolo Polettini, uno degli otto fondatori, far una cosa inusitata: disveler i dettagli della genesi, riveler i tratti fondativi del Festivaletteratura style, esporr con quali ingranaggi ed energie la manifestazione si muove da tre decenni.
S'era fatta l'oraNon potete immaginare quanto ho proditoriamente ronzato, insistito sul pazientissimo Polettini, sociologo oltre che fondatore insieme a Laura Baccaglioni, Carla Bernini, Annarosa Buttarelli, Francesco Caprini, Marzia Malerba, l'indimenticabile Luca Nicolini, Gianni Tonelli.
S, ronzato, insistito un paio d'anni orsono nel dire che s'era fatta l'ora di documentare le Res Gesta, cos come aveva sollecitato il compianto Domenico De Masi, puntuale ospite e amico del Festival. Ci pareva giusto che qualcuno dei protagonisti storicizzasse l'esperienza che a guardar bene  un multifenomeno culturale, sociale, editoriale ed economico, apripista di manifestazioni nazionali consimili, sosia, fotocopie, cloni.
Dunque, un caso di studio.
Che Polettini nel libro di 176 pagine tratta come tale, letterariamente e sociologicamente, ricorrendo al doppio registro della narrazione degli esordi e dell'analisi dello sviluppo strutturato.
A far perseverare la proverbiale sobriet degli organizzatori  l'immagine scelta per la copertina: il disegno della grafica giapponese Yocci, Yoshiko Noda, che ritrae gli otto fondatori che esibiscono libri, visti dall'alto, dunque non issati su un palcoscenico.Spiegato agli italianiScrupoloso, sincero, denso di intuizioni, come lo era stato nel 1997 con "Di terra e di acqua - Identit sociale della cucina mantovana" sempre per Franco Angeli, Polettini si sdoppia fra il co-protagonista e il ricercatore.
La prefazione  affidata a Peter Florence, il demiurgo dell'evento gallese di Hay-on-Wye dove tutto era cominciato nel 1996 con la prima esplorazione di Polettini e immediatamente dopo con la seconda visita insieme a Nicolini.
Trascorse solo un anno e gemm coraggiosamente Festivaletteratura, non figlio dell'Hay Festival of Literature & Arts, ma sua italiana conseguenza.
Florence nella presentazione del testo ne porta a sintesi la potenza che a noi indigeni sfugge: "E' difficile spiegare, soprattutto agli italiani cresciuti tra gli splendori del Rinascimento, che attraversano in auto queste strade e vanno al lavoro camminando sotto questi colonnati, quanto la bellezza fisica e la grazia di Mantova possano risultare travolgenti per chi arriva per la prima volta". Qualcosa di inafferrabileIl libro  diviso a met. Nella prima parte l'autore ricostruisce in maniera diaristica la gestazione della cinque-giorni, la trama delle due andate a Hay-on-Wye.
Polettini profitta della scansione delle giornate gallesi per delineare il progetto mantovano: costruire l'evento, costruire il programma, organizzazione e comunicazione, risorse.
Nella seconda parte (anche se una vera e propria cesura non c'), l'autore analizza Festivaletteratura come originale e maturo fenomeno sociale.
E probabilmente il capitolo che attizza pi aspettative  quello che tratta dei suoi "misteri". Polettini ammette che "c' qualcosa di inafferrabile del Festival che costituisce il suo fascino, che lo rende seducente come una trasparenza velata, che sfugge alle definizioni e alla comprensione esaustiva". Il cofondatore affida una risposta al padre di "Complessit. Uomini ed idee al confine tra ordine e caos". Eccola qua: "E' il 1999, terza edizione.
Morris Mitchell Waldrop sta in piedi, appoggiato alla ringhiera del primo piano dell'Azienda di Promozione Turistica, sede organizzativa durante il Festival. E guarda quella decina di ragazzi che si muovono freneticamente tra le fotocopiatrici, i telefoni, i fax ed i computer. Dopo cinque minuti di osservazione sentenzia: 'That's a self-organizing system". Questo  un sistema auto-organizzante.
Era ed  cos.Liberi di dire anche noE per chi  ancora pervaso dall'uzzolo di conoscere la formula del successo di Festivaletteratura legga queste righe a pagina 83. Qui Polettini lievemente infrange la consuetudine di non parlare dell'incedere del comitato.
Lo fa rivelando il principio che dovrebbe conformare ogni piccola o grande comunit che produce cultura. "Un elemento che deriva immediatamente dalla gratuit  la libert. Non dovendo mantenere le nostre famiglie con risorse sottratte al Festival eravamo liberi nelle scelte, liberi di dire no a scrittori o a proposte che non convincevano, liberi anche nei confronti di enti o sponsor particolarmente importanti.
Grazie, o a causa di questo assetto gestionale, ci siamo guadagnati la fama di rigidi custodi della nostra autonomia mantenendo dritta la barra della qualit e della sperimentazione".
