LA STORIA IN CARTE, a cura di Edoardo Boria.

Le carte storiche del numero di Limes 7/26, "Gli stretti indispensabili", 

 
1. Alle classiche disquisizioni, sempre pi astratte, di quelle discipline che tentano di spiegare la politica internazionale mettendo al centro categorie suggestive ma inutili quale leader o stantie come paese in via di sviluppo o puramente ideali quale comunit internazionale, la geopolitica contrappone la categoria spazio politico. Cosa ne guadagna il ragionamento? A Carl Schmitt, giurista eterodosso,  valso laccesso alla dicotomia terra-mare, su cui ha costruito la sua fortuna teorica dimostrando che ogni ordine politico  in primo luogo unorganizzazione dello spazio. AllIran degli ayatollah  valsa lintuizione di poter riscuotere un pedaggio su un tratto di mare, desunta applicando logiche di controllo dello spazio terrestre a quello marittimo.

LHormuz di oggi, lontano parente di quello della figura (in apertura) dal valore geopolitico immensamente inferiore,  un caso di scuola per luso politico del controllo di un luogo.  una lezione per medie potenze coraggiose, decise a capitalizzare singoli luoghi strategici, perch come Hormuz non c solo Hormuz. Sul nostro pianeta abbondano stretti molto trafficati, altopiani che dominano arterie di comunicazione, snodi per cavi sottomarini che collegano continenti, isolotti sperduti ma ideali per comunicare con i satelliti in orbita polare. Nellattuale spazio politico globale contrassegnato da forti interdipendenze interne, la loro redditivit geopolitica cresce. Non tanto per virt intrinseca in quanto molti di quei luoghi risultano strategici da secoli, ma per il contesto odierno che crea un cortocircuito tra uneconomia globale profondamente integrata in cui ogni componente dipende da altri (coupling) e una scena politica frammentata che erode la fiducia reciproca. Esaltato clamorosamente a Hormuz, il potere di interdizione territoriale torna a essere unarma di ricatto e di leva diplomatica straordinariamente efficace.  lo strumento principe di quella che potremmo definire una potenza territoriale, vale a dire una potenza capace di convertire la propria geografia in capitale politico.

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2. La Nato ha svolto, durante la guerra fredda, unimportante funzione geopolitica per gli Stati Uniti: evitare che un soggetto di potere eurasiatico giungesse a controllare la sponda orientale del suo mare dellEst, lOceano Atlantico. Il ruolo  stato svolto con successo. Le coste di quel mare sono state difese, e quindi esso  da oltre tre quarti di secolo un vero e proprio mare interno in quanto controllato dagli Stati Uniti su entrambe le sponde. Ma dopo la fine di quellormai lontano bipolarismo, nellattuale epoca di quello nuovo Usa-Cina, gli Stati Uniti non sentono pi questo bisogno come impellente. Ora la costa del mare interno da difendere  quella opposta, ovvero la sponda occidentale dellOceano Pacifico, dove non bastano pi i controlli diretti di punti nevralgici numerati. Serve l una nuova Nato. Gli Stati Uniti hanno provato a darle forma tramite raggruppamenti come lAnzus rinnovato (con Australia e Nuova Zelanda), lAukus (con la Gran Bretagna al posto della Nuova Zelanda) e il Quad (con Giappone, Australia e India). 

Si  fatta dura la vita per chi risolve la politica internazionale in giochi tattici. Oggi, infatti, le alleanze sono volatili, meno vincolanti e impegnative.  quindi diventato pi improbabile basarci interpretazioni solide. Se allepoca della creazione della Nato il contesto globale favoriva limpiego di strumenti diplomatici e patti di mutua difesa, oggi, nel Pacifico, le condizioni di fondo rendono quella stessa leva assai pi spuntata.

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3. Non si diventa una grande base navale per caso, e per molti secoli continuativamente. Limportanza del porto di Taranto  dovuta alla posizione e alla conformazione geografica. Da l derivano, e deriveranno ancora molto a lungo, infrastrutture commerciali e militari di primissimo piano. Per la posizione, Taranto  localizzata al centro del Medioceano, quindi sulle rotte marittime commerciali che collegano lAtlantico allIndiano. Ci ne fa uno hub naturale sia per il traffico merci diretto verso lEuropa centrale sia per il controllo militare del Mediterraneo. Al vantaggio della centralit si aggiunge quello dato dalla conformazione geografica, che rende la citt una vera e propria fortezza naturale. Taranto si affaccia, infatti, su due specchi dacqua chiamati mari ma che mari non sono, e ci non deve stupire perch anche il Golfo del Bengala  in realt un mare, il Mar Morto un lago e i Monti Berici semplici colline. I mari di Taranto sono, tecnicamente, due insenature: il Mar Grande, ampia rada protetta dalle isole Cheradi che funge da perfetto scudo contro le mareggiate ed  ideale per lancoraggio di grandi navi commerciali e militari, e il Mar Piccolo, bacino interno riparato e quasi totalmente chiuso, storicamente utilizzato per la cantieristica e come rifugio inespugnabile per le flotte. I fondali del porto sono profondi, permettendo cos laccesso alle gigantesche navi portacontainer di ultima generazione e alle grandi unit militari senza bisogno di continui e costosi dragaggi. Sul piano economico, le virt transcalari di Taranto permangono anche dopo il tramonto dellindustria siderurgica. Rimane, infatti, porta daccesso prioritaria per i mercati europei e piattaforma logistica commerciale in grado di dialogare con il resto del mondo.

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4. La geografia , allo stesso tempo, una disciplina scientifica per organizzare la conoscenza del mondo e uno specifico modo di abitarlo proprio al gruppo umano che l risiede. La geografia di Tolomeo  un esempio della prima categoria. La geografia dellItalia uno della seconda. La prima forma, intellettuale, si travasa nella seconda, applicata, attraverso alcuni specifici dispositivi, tra cui  molto potente quello delle convenzioni geografiche. Si tratta di specifici costrutti culturali con pretesa di universalit ma apparentemente oggettivi perch mascherano la loro natura arbitraria presentandosi come dati di fatto naturali. Lambiente oceanico offre diversi esempi di soggettivit delle convenzioni, che qui proliferano facilmente in quanto si tratta del dominio pi inesplorato dagli umani. Il primo scoglio sulla strada del loro consenso generalizzato  dato dalla prova di realt, che attesta leffettiva esistenza del referente. Per fare un esempio, non lha superata Atlantide, che nonostante le realistiche rappresentazioni fornite  rimasta un mito fallendo la promozione a convenzione. Il secondo scoglio consiste nel persuadere tutti. Su questo, una convenzione mancata nellambiente degli oceani riguarda la loro ripartizione. Per noi europei, gli oceani sono tre: lAtlantico, il Pacifico e lIndiano. Ma se consultiamo le carte geografiche in uso presso gli statunitensi e i russi, per una volta inaspettatamente concordi, di oceani ne troviamo quattro perch si aggiunge quello che per noi  solo il Mar Glaciale Artico, rispettivamente nella dizione Arctic Ocean e Severnyj Ledovityj Okean. Come se non bastasse, nella cartografia nordamericana spesso si arriva a sei perch gli oceani Atlantico e Pacifico vengono distinti in due bacini, settentrionale e meridionale. Lapoteosi arriva con il settimo, loceano Antartico, ricavato dalla convergenza meridionale dei nostri tre. Relativizziamo, allora, le convenzioni, buone solo per chi ci crede. In pratica, sono solo convinzioni travestite, che storpiano una vocale per tentare di ergersi a verit universali e acquisire cos legittimit.