IL PIANO DELLA CINA PER NON MORIRE DI STRETTI, di Giorgio Cuscito.


Il fallito tentativo americano di imporsi a Hormuz dimostra a Pechino che nessuna potenza pu dominare i colli di bottiglia e lincoraggia a inglobare lo Stretto di Taiwan. I porti africani come trampolino verso lAtlantico. Il Mediterraneo  inaffidabile.
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1. La Cina user la relativa stabilit della competizione con Washington e la fragile tregua tra Stati Uniti e Iran per rilanciare la rotta marittima delle nuove vie della seta diretta verso il Mediterraneo e lAtlantico. Pechino non ha fretta di porre fine alla crisi di Hormuz. Ha a disposizione sufficienti risorse energetiche e fornitori di gas e petrolio (Russia in primis) per contenere gli effetti peggiori della guerra in Medio Oriente. E quindi per lasciare che lAmerica consumi tempo e munizioni nellattaccare Teheran. Munizioni che poi dovr rifabbricare assicurandosi di poter accedere alle terre rare lavorate in Cina.

La postura attendista ha favorito Xi Jinping. Lo ha dimostrato latteggiamento remissivo di Donald Trump durante la sua recente visita a Pechino. Il vertice, svoltosi a maggio e rimandato proprio per via della guerra, ha sancito linizio della stabilit strategica costruttiva sino-statunitense. Tradotto: le prime due potenze al mondo vogliono coesistere in maniera competitiva, cercando di evitare lo scontro aperto nellIndo-Pacifico.

America e Cina sono entrambe afflitte da profondi problemi economici e sociali, ma nella lettura cinese il rivale e il suo impero sono in crisi profonda. Lincapacit di rovesciare il regime degli ayatollah ha sottolineato che gli Stati Uniti non sono pi in grado da soli di presidiare gli stretti attraverso cui fluiscono i traffici commerciali mondiali. Tra questi rientra anche quello che divide la Cina continentale da Taiwan, che Pechino  ansiosa di assorbire nel quadro del risorgimento della nazione. Per rompere il contenimento americano lungo la catena di isole che va dal Giappone allo Stretto di Malacca.

Trump fa il gioco di Xi. Le recenti accuse alla Repubblica Popolare in merito al furto di dati di milioni di cittadini americani nel 2020 (tematica non nuova) hanno una motivazione prettamente interna. Il presidente statunitense vuole stimolare la partecipazione dei repubblicani alle prossime elezioni di met mandato e delegittimare una sua eventuale sconfitta rimarcando le vulnerabilit securitarie del procedimento elettorale.

Nei rapporti bilaterali con la Cina contano altri segnali. The Donald ha ringraziato Xi per aver persuaso lIran (tramite il Pakistan) ad avviare i negoziati di pace. Non ha ancora approvato il trasferimento del pi grande pacchetto di dispositivi militari statunitensi mai venduto a Taipei. Sin qui non ha nemmeno avuto colloqui con il presidente taiwanese Lai Ching-te, diversamente da quanto fatto con Tsai Ing-wen nel 2016 aggravando i rapporti con Pechino. Washington ha persino trasferito parte del sistema missilistico Thaad dalla Corea del Sud al Medio Oriente e ripristinato la denominazione Comando del Pacifico abbandonando quella di Comando dellIndo-Pacifico: una chiara allusione allo spostamento del baricentro operativo dai Mari Cinesi al cuore dellOceano che divide America e Repubblica Popolare.

Infine, Trump non si  espresso sui pattugliamenti della Guardia costiera cinese (che fa capo alla Commissione militare centrale, presieduta da Xi) a est di Taiwan. Pechino ha descritto loperazione come esercizio giurisdizionale del diritto amministrativo marittimo e misura necessaria in reazione ai negoziati tra Giappone e Filippine sulle rispettive zone economiche esclusive sul versante orientale dellisola. In gioco c soprattutto il progressivo riarmo di Tokyo in risposta allascesa cinese. Vicenda che pure Taipei osserva con perplessit, memore del proprio passato come colonia del paese del Sol Levante.

Di fatto Pechino ha svolto la prima simulazione di quarantena parziale di Taiwan, come parte delle manovre per spingerla ad accettare lunificazione senza mezzi esplicitamente dipendenti dallEsercito popolare di liberazione (Epl). In linea con tale approccio, il ministero delle Risorse naturali cinesi ha esteso il monitoraggio ambientale sul fianco orientale taiwanese. Mossa che secondo Yuyuan Tantian, account social legato alla televisione statale cinese, far svanire concettualmente lo Stretto di Taiwan, giacch quelle oltre lisola sarebbero acque costiere (jinhai). Lobiettivo  creare i presupposti per impedire agli Stati Uniti di accedere allo snodo strategico il cui controllo consentirebbe allImpero del Centro di imporsi sul Medioceano di casa e di espandere in maniera pi agevole la propria influenza nel Pacifico, in direzione della costa occidentale degli Stati Uniti.

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2. Nei circoli strategici cinesi, la guerra allIran stimola il dibattito sulle ambizioni marittime nazionali. Zhang Weidong, direttore dellIstituto di studi taiwanesi allAccademia delle scienze sociali, pensa che Pechino non debba essere impaziente e invadere Taiwan n attendere passivamente. Piuttosto, deve dare slancio a una unificazione senza unificazione. Implicitamente, mettendo lisola sotto pressione con tutti i mezzi possibili fino a quando la sovranit pechinese su di essa non sar data per assodata. Zhang tralascia la possibilit che Giappone e Filippine si oppongano militarmente, innescando un conflitto prima di quanto immaginato da Cina e Stati Uniti.

Secondo Chen Qinghong (vicedirettore del Cicir), i negoziati tra Washington e Teheran simboleggiano il crepuscolo dellimpero dal volto feroce ma debole dentro. Per il professor Yan Xuetong (Universit Tsinghua), la dbcle di Washington in Iran determiner una ridefinizione dei rapporti securitari, con gli attori regionali sempre pi disposti a cercare lappoggio cinese anche in questo campo, oltre che in quello economico.

In una significativa tavola rotonda pubblicata dalla rivista Shijie zhishi (Conoscenza del mondo) il professor Hu Bo (Universit di Pechino) asserisce che il dominio americano sui colli di bottiglia non  mai stato reale. Per Hu non vi sono altri stretti decisivi come quello di Hormuz in termini di impatto su scala mondiale. Persino quello di Malacca (essenziale per la partita tra Stati Uniti e Cina) presenta pi vie di fuga, grazie ai passaggi tra le isole indonesiane e ai possibili aggiramenti tramite Pakistan e Myanmar. Soprattutto, Hu afferma che lintervento militare nelle strozzature strategiche lontane dai propri confini  diventato pi complesso per via dei progressi tecnologici: un numero maggiore di paesi pu interdire laccesso ai nemici nelle acque che bagnano le proprie coste con mezzi bellici efficienti ed economici (vedi i droni aerei e anfibi) anche in assenza di una Marina allavanguardia. Il professore sentenzia che oggi nessuna grande potenza pu controllare gli stretti.

Nella medesima conversazione, Wang Cheng (ricercatore allAccademia cinese della cooperazione internazionale economica e del commercio) aggiunge che oggi non conta pi solo sorvegliare risorse energetiche e minerarie, ma assicurare la complessiva continuit delle filiere produttive che legano la Cina al mondo. Bisogna sviluppare rotte meno dipendenti dai tradizionali colli di bottiglia combinando trasporti marittimi, terrestri, gasdotti, oleodotti, porti, punti di accesso dei cavi sottomarini e canali di trasporto dei componenti necessari per la fabbricazione dei microchip. Wang, come altri analisti cinesi, sottolinea che lAmerica resta nonostante tutto la prima potenza in termini di raggio dazione militare, ma attori emergenti stanno guadagnando influenza in corrispondenza degli stretti tramite infrastrutture, commercio e partenariati militari. Ogni riferimento alla Repubblica Popolare  puramente voluto.

Apparentemente Pechino supera con maggiore tranquillit Malacca, dove la leadership del Partito comunista teme storicamente il blocco americano. Ma navigare stabilmente verso lAtlantico  una missione tuttaltro che semplice. La costruzione di una rete economica e militare fondata sulla presenza nei porti altrui pu mitigare fino a un certo punto limpatto negativo di fattori esogeni.

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3. La proiezione marittima cinese si dipana lungo tre corridoi economici blu (lanse jingji tongdao), rispettivamente verso Africa e Mediterraneo, Oceania e Pacifico meridionale, Europa del Nord via Artico. Il primo  certamente quello lungo il quale Pechino ha investito maggiori risorse negli anni, facendo perno su Hambantota (Sri Lanka) e Gwadar (Pakistan, dove le attivit cinesi sono periodicamente oggetto di attentati) prima di raggiungere lAfrica. Attualmente si registra la presenza di imprese logistiche della Repubblica Popolare in almeno 78 dei 231 porti africani. A questi si sommano quelle in scali europei quali Pireo, Amburgo, Anversa, Valencia, Bilbao, Marsiglia, Barcellona e Vado Ligure. A prescindere dalleffettiva presenza dellEpl allestero, Washington teme che i colossi logistici cinesi usino i dati raccolti dai sistemi di gestione portuale per scopi strategici. Conoscere i flussi navali in paesi stranieri  compresi rotte, scali, orari e carichi trasportati   fondamentale per anticipare le mosse dei rivali in scenari di crisi.
 
Il 60% delle esportazioni cinesi verso il Vecchio Continente passa per il Canale di Suez. Cosco possiede il 20% del terminal di Porto Said e il 25% di quello di al-Ayn al-Suhna allimbocco sul Mar Rosso. Soprattutto, tra il 2017 e il 2022 gli investimenti cinesi in Egitto sono aumentati del 317% . La zona di cooperazione bilaterale in prossimit del Canale ospita quasi 200 aziende e nel 2025  stata ampliata da 3 a 10 chilometri quadrati. Anche le relazioni militari con Il Cairo hanno compiuto passi in avanti. Nel 2024 hanno avuto luogo le esercitazioni navali congiunte in prossimit di Alessandria. Lanno successivo  stato il turno di quelle aeree: nome in codice Aquile della civilizzazione, chiaro riferimento alla profondit storica di Cina ed Egitto.

Nella lettura di Xi, il Pireo resta la testa del Drago nel Mediterraneo. Nel 2016 era al 93esimo posto su scala mondiale per movimentazione di container. Oggi  al 25esimo, con 5,6 milioni di teu (unit di misura del volume dei container) annui. Ci rende lo scalo greco il quarto dEuropa. Ma la priorit  raggiungere i porti nordeuropei. Il fallimentare tentativo cinese di investire a Trieste e Taranto quando nel 2019 lItalia ha aderito alle nuove vie della seta rientrava nellattivazione di nuovi punti di accesso al cuore dellEuropa. Ora la Repubblica Popolare rivolge lattenzione soprattutto verso Francia e Spagna, dove aziende automobilistiche cinesi come Chery, Byd e Geely stanno erigendo fabbriche di vetture elettriche per aggirare le sanzioni dellUe.

Gibuti  il perno africano di Pechino. Qui lapplicazione duale (civile e militare)  palese. La base navale cinese, che osserva lo Stretto di Bab al-Mandab,  stata recentemente ampliata per accogliere una delle tre portaerei in attivit dellEpl. La sua installazione nel 2017  stata preceduta da investimenti economici e intensa coltivazione dei rapporti politici. Lo stesso modus operandi si  registrato prima dellinaugurazione di quella a Ream, in Cambogia. Da Gibuti si irradia una rete estremamente frammentata di ferrovie, strade e collegamenti digitali verso ovest.

In questo contesto la riapertura dellambasciata cinese in Libia  un importante indicatore. Ferma restando linstabilit del corridoio tra Suez e Gibilterra via Mediterraneo, Pechino non rinuncia a investire nuovamente sul suolo libico, dove per deve fare i conti con la radicata presenza di Russia e Turchia.
 
I rapporti con Ankara vivono una fase di stabilit, malgrado le latenti tensioni legate alle passate critiche di Erdogan al governo cinese per via della repressione degli uiguri (musulmani e turcofoni) nel Xinjiang. La Repubblica Popolare vuole aumentare il traffico verso la Turchia per approfondire la collaborazione economica e pi in generale mantenere rapporti politicamente positivi alla luce dellimpatto geopolitico che il paese della Mezzaluna ha in Asia centrale, Caucaso, Medio Oriente e Levante. Per tacere dellimportanza che gli stessi Stati Uniti sembrano volergli attribuire nel mantenimento della stabilit di questa parte di mare, gettando le basi per le prossime tensioni tra Gerusalemme e Ankara. La Turchia rappresenterebbe cos un ulteriore punto di ingresso nel Mediterraneo, ma la Cina pu raggiungerla solo potenziando la rotta centrasiatica delle nuove vie della seta, in sinergia con il corridoio tra Oriente e Occidente passante per il Caspio proposto da Erdogan.

Largamente sottovalutata  la presenza cinese a Malta, isola cruciale perch ubicata tra Sicilia e Libia. Nel 1975 la Repubblica Popolare aiut La Valletta a costruire un bacino di carenaggio da 300 mila tonnellate. Poi nel 1988 ha finanziato la costruzione del Malta Freeport Terminal, presso il porto commerciale di Marsaxlokk. Oggi China Merchants controlla il 24,5% dellinfrastruttura. Stessa quota  in mano alla francese Cma Cgm, mentre la turca Yilport Holding possiede il 50%. La collaborazione sino-maltese va oltre il porto. Shanghai Electric Power detiene il 33% di Enemalta (azienda di Stato). Pechino coltiva la sua influenza culturale sullisola tramite collaborazioni accademiche via Istituto Confucio locale. Si stima che tra il 2016 e il 2022 l87% degli stranieri richiedenti il permesso di residenza a Malta fosse di nazionalit cinese.

Sul versante occidentale africano, la Repubblica Popolare ha incrementato le attivit economiche e militari, rispettivamente per attingere alle risorse naturali locali ed esplorare lAtlantico. La Nigeria  il polo dattrazione principale, per via dei suoi giacimenti petroliferi. Nel 2023 qui  diventato operativo il porto di Lekki, finanziato da China Development Bank e gestito da un consorzio che comprende China Harbour Engineering. Lo scalo funger da perno logistico, se e quando la Cina costruir le rotte ferroviarie tra Lagos e Abuja e tra Calabar e Kano. Per poi eventualmente estendere i collegamenti verso Ciad, Mali e Senegal. Come se non bastasse, Huawei vuole fare di Lagos una smart city, contribuendo alla sorveglianza digitale nigeriana.

In Guinea Equatoriale, la Cina ha gi costruito il porto commerciale di Bata e, secondo lintelligence statunitense, nel 2021 avrebbe tentato di strappare a Malabo un accordo per erigere una base.  stato lintervento dellallora viceconsigliere per la Sicurezza nazionale americano Jonathan Finer a persuadere il governo locale a rifiutare la proposta.

Il consolidamento delle relazioni con il Marocco ha di fatto permesso a Pechino di mettere radici alle porte dello Stretto di Gibilterra. Qui la manifattura cinese si sta espandendo rapidamente. Il paese  diventato una piattaforma da cui esportare in Europa aggirando le sanzioni. La sinergia con Rabat  iniziata dopo la sua adesione alle nuove vie della seta nel 2017, che ha innescato il boom di investimenti, la creazione di Tanger Tech City (zona industriale a sud di Tangeri) e la gigafactory da oltre un miliardo di dollari di Gotion High-tech, produttrice di batterie per vetture elettriche, in costruzione a Kenitra.

LAlgeria, una delle pi rilevanti economie africane, conta particolarmente per le ingenti risorse energetiche. Qui, come in altri paesi del continente, la presenza cinese non  sempre ben accetta. Si pensi alle tensioni bilaterali determinate dalla rissa scoppiata nel 2024 tra un lavoratore della Repubblica Popolare e un mercante locale. O primancora nel 2009, alle minacce di attentato agli operai cinesi da parte di al-Qaida nel Maghreb islamico a causa della repressione attuata da Pechino contro gli uiguri. Algeri  anche un fondamentale acquirente di armi cinesi: droni Caihong, Wing Loong e sistemi elettronici di vario genere. Presto potrebbe fare altrettanto con i caccia J-10 e i velivoli da ricognizione Kj-500. Senza contare che gi negli anni Cinquanta del Novecento funzionari militari algerini hanno partecipato a programmi di addestramento dellEpl.

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4. Il declino americano favorisce lespansione geostrategica cinese lungo le rotte che collegano i due versanti dellEurasia. Allo stesso tempo, la saldatura delle crisi in Ucraina e in Medio Oriente rappresenta un pericolo per la Repubblica Popolare. La sua economia  ancora troppo dipendente dal commercio con lestero. Di qui limpegno incessante per aumentare i consumi interni (vasto programma), diversificare i percorsi con cui aggirare i colli di bottiglia e forgiare Forze armate allavanguardia. La costruzione di una rete di punti di accesso paraterrestri serve a ridurre la vulnerabilit dei propri commerci e ad elevare i costi di qualsiasi tentativo di contenimento da parte dellAmerica. Non a replicare il modello con cui Washington ha sin qui dominato i mari. La priorit  neutralizzare laltrui capacit di interdizione negli stretti.

Il punto  che al momento non vi sono rotte in grado di sostituire quella tradizionale che collega i Mari Cinesi allAtlantico passando per il Mediterraneo, assurto a Medioceano. La circumnavigazione dellAfrica aumenta tempi e costi. La posizione di relativa debolezza della Russia nei confronti della Repubblica Popolare ha consentito a questultima di accrescere le operazioni nellArtico, ma la via della seta sul ghiaccio (bingshang sichou zhilu)  che accorcerebbe notevolmente le distanze   raggiungibile transitando nei pressi del rivale Giappone (in fase di riarmo) e non  navigabile tutto lanno. Il percorso ferroviario eurasiatico dalla Cina verso il Vecchio Continente passante per il territorio russo e ucraino con accesso al Mar Nero  compromesso dallinvasione di Mosca e dallinterruzione delle interazioni commerciali tra questultima e i paesi europei.

Per la Cina  estremamente difficile pure aumentare in maniera esponenziale le proprie basi allestero, complice la diffusa diffidenza dei partner delle nuove vie della seta sul piano militare. Lepurazione della quasi totalit dei vertici delle Forze armate da parte di Xi cela una pericolosa combinazione di lotte di potere e corruzione, la quale mina lefficienza dellEpl e segnala che la lealt dei militari verso il presidente non  affatto scontata.

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5. Nellesame delle rotte cinesi, il solitario segmento americano  quello lungo cui prossimamente Pechino potrebbe essere costretta a maggiori rinunce. Soprattutto alla luce del tentativo di Trump di rivendicare linfluenza statunitense sul cosiddetto emisfero occidentale. Nel 2025 Panam si  ritirata dalle nuove vie della seta  secondo paese a fare questa scelta dopo lItalia. La Cina ha inoltre perso il controllo del Canale (cerniera tra Atlantico e Pacifico) dopo che la societ Ck Hutchison ha tentato di vendere a un consorzio guidato dallamericana BlackRock la gestione di tutti i suoi terminal  inclusi quelli panamensi di Balboa e Cristbal  fatta eccezione per quelli ubicati nella Repubblica Popolare. La mossa ha innescato un braccio di ferro con Pechino e poi lintervento della Corte suprema di Panam, che ha assunto la supervisione delle infrastrutture locali giudicando incostituzionali i contratti che avevano autorizzato gli investimenti di Ck Hutchison.

Poi Washington ha catturato Maduro, danneggiando inevitabilmente il posizionamento geostrategico cinese in America Latina. Il Venezuela era un importante anche se non decisivo partner energetico e tecnologico. Soprattutto, costituiva un punto di osservazione privilegiato nel cortile di casa statunitense insieme ad Argentina (sede di una base spaziale della Repubblica Popolare), Per (il cui megaporto di Chancay  controllato da Cosco) e Cuba, che ospita quattro strutture di intelligence puntate verso la Florida. Proprio lisola caraibica potrebbe essere il prossimo bersaglio degli Stati Uniti al fine di allontanare i cinesi dal Golfo del Messico, ribattezzato da Trump Golfo dAmerica.

Difficilmente Xi far pi di tanto per opporsi. La stabilit strategica costruttiva concordata con The Donald conta pi del sostegno a LAvana e del tratto atlantico della Bri. Lemisfero occidentale pesa meno dellEurasia nellagenda di Pechino. La capillare presenza infrastrutturale cinese lungo le rotte dirette in Europa  difficilmente smantellabile tout court. E un intervento militare degli Stati Uniti a Cuba potrebbe essere utilizzato per legittimare un ulteriore aumento della pressione contro Taiwan. Perch lo stretto che divide le due Cine resta il collo di bottiglia che, pi di ogni altro, se sottratto alla contesa con Washington pu consentire alla Repubblica Popolare di trasformarsi in vera e propria superpotenza marittima.

