TRUMP E NETANYAHU BATTEZZANO LA DISTENSIONE FRANCO-TURCA, di Aurlien DENIZEAU.

La rivalit tra Parigi e Ankara ha definito gli equilibri mediterranei nellultimo decennio, ma non  un dato di natura. Oggi linaffidabilit degli Usa e laggressivit israeliana avvicinano Francia e Turchia. Laccordo Safran-Baykar. Il nodo greco-cipriota.

Considerate nella loro profondit storica, le relazioni tra Francia e Turchia si sono sviluppate allinsegna di una cooperazione strutturale. Limpero ottomano fu per gran parte della sua esistenza un alleato ufficiale o informale dei francesi, che a loro volta dal 1921 sostennero il movimento nazionalista turco guidato da Mustafa Kemal, dopo averne inizialmente contrastato lascesa. Negli anni Sessanta i due paesi si avvicinarono anche nel tentativo di guadagnare margini di autonomia dallalleato americano, aspirazione strategica condivisa tanto da Charles de Gaulle quanto dagli apparati militari turchi.

I rapporti si incrinarono negli anni Settanta, quando il presidente francese Valry Giscard dEstaing (1974-1981) si schier con la Grecia durante la crisi di Cipro. Nei decenni successivi i motivi di attrito si moltiplicarono. La Francia negli anni Ottanta ha accolto attivisti curdi e di sinistra in fuga dal regime militare turco, nel 2001 ha riconosciuto ufficialmente il genocidio armeno e soprattutto, dagli anni Duemila, si  sistematicamente opposta allingresso della Turchia nellUnione Europea. La deriva sempre pi autoritaria di Recep Tayyip Erdogan ha suscitato ampie critiche negli ambienti politici e mediatici francesi, che lo hanno accusato di strumentalizzare la questione dellislamofobia per fomentare il separatismo di turchi e musulmani di Francia. I media statali anatolici hanno spesso ricambiato con una retorica altrettanto incendiaria. Ognuna di queste dispute traduce due percezioni antagonistiche: i turchi non si sentono rispettati e riconosciuti dai francesi, i quali a loro volta mal digeriscono laggressivit di Ankara.

 
Tali tensioni si sono infine cristallizzate nel Mediterraneo orientale al volgere degli anni Dieci. Soprattutto con la dottrina della Patria Blu (Mavi Vatan) sviluppata dalla Turchia, che postula una Zona economica esclusiva (Zee) estesa alle acque rivendicate dalla Grecia sulla base della convenzione di Montego Bay. La scoperta di giacimenti di gas nellarea ha naturalmente alimentato le ambizioni di diversi attori regionali. Il Forum del gas del Mediterraneo orientale, che nel gennaio 2019 ha riunito greci, ciprioti, israeliani, palestinesi, giordani, egiziani e italiani,  stato percepito da Ankara con una certa ostilit. Cos nel novembre 2019 la Turchia ha raggiunto un accordo con la Libia per delimitare un confine marittimo comune, che sconfina ampiamente nelle acque rivendicate dalla Grecia. Per Macron e gli strateghi francesi, la minaccia turca ha offerto loccasione perfetta per rilanciare il principio di una difesa comune europea, nel nome della quale Parigi ha preso le parti di Atene.


La Marina francese ha quindi avviato pattugliamenti congiunti con i greci. Sono seguiti accordi per la fornitura di armi: la Grecia ha ordinato 18 caccia Rafale nel gennaio 2021, tre fregate classe Fdi nel settembre 2021 e infine una quarta nel novembre 2025. Sempre nel 2021 Parigi ha aderito al Forum del gas, per cui aveva presentato domanda gi nel 2020. Limpegno francese al fianco di Atene  che non ha eguali tra i paesi dellEuropa occidentale  ha creato un solido partenariato strategico, peraltro rinvigorito nellaprile 2026 quando Macron ha garantito sostegno ai greci in caso di minaccia allintegrit territoriale. Inutile a dirsi, il coinvolgimento di Parigi ha indisposto i turchi, che percepiscono i rapporti con la Grecia come un dossier da gestire al riparo da interferenze esterne.

La rivalit tra Parigi e Ankara non si limita al Mediterraneo. Nel Caucaso, durante gli scontri del 2020 tra lAzerbaigian e gli armeni del Nagorno-Karabakh, la Francia ha criticato il supporto fornito dai turchi allesercito azero. Mentre in Siria Parigi ha sostenuto le forze curde Ypg, che la Turchia considera un gruppo terroristico. A questo si aggiungono forme indirette di rivalit in diverse regioni su cui entrambi i paesi mirano a esercitare influenza. In Africa, ad esempio, il progressivo disimpegno francese dal Sahel ha coinciso con il rafforzamento della presenza turca nellarea. Per quanto Ankara si ostini a ribadire che la propria politica africana non  diretta contro nessun paese, i media anatolici non fanno che denunciare il neocolonialismo francese. La competizione  quindi agguerrita su pi fronti. Ma, per molti versi, ha anche raggiunto il suo limite.

Di pi: levoluzione degli equilibri geopolitici mondiali, e in particolare la nuova traiettoria strategica degli Stati Uniti di Donald Trump, crea un clima favorevole a una cooperazione franco-turca. Lo si  visto al vertice Nato tenutosi ad Ankara a inizio luglio, dove i due paesi hanno espresso delle posizioni potenzialmente convergenti allinterno dellAlleanza Atlantica.

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Lo scontro aperto come vicolo cieco.

Per proporsi come punta di diamante della difesa europea, la Francia necessitava del sostegno incondizionato degli altri paesi Ue. Nel corso del 2020 Parigi ha per constatato che i suoi partner continentali non erano tutti sulla stessa lunghezza donda. Bench lUnione Europea riconosca formalmente la Zee rivendicata da Atene e condanni le incursioni turche in questarea, nessun altro paese ha dimostrato la stessa determinazione della Francia nel sostenere Grecia e Cipro. La Germania, principale potenza economica e demografica dellUe, ha cautamente evitato di usare toni troppo aggressivi nei confronti della Turchia, privilegiando un approccio pi prudente e negoziale. Ci  tanto pi comprensibile in ragione delle sue relazioni con la Grecia, tradizionalmente meno cordiali di quelle che legano Parigi ad Atene. Per diversi paesi dellEuropa centrale e orientale, quali Polonia e Stati baltici, la principale minaccia strategica  la Russia, dunque guardano ad Ankara come potenziale partner. Si  addirittura registrata una significativa convergenza tra lUngheria di Viktor Orbn e la Turchia di Erdogan. In poche parole, la Francia non ha ricevuto dai suoi partner europei il sostegno sperato. E si  trovata isolata allinterno dellAlleanza Atlantica, i cui membri pi influenti non desideravano una crisi con la Turchia.

Tale isolamento strategico  stato lampante nel giugno 2020, quando la fregata francese Courbet, impegnata in una missione Nato al largo delle coste libiche,  stata bersaglio di manovre intimidatorie da parte di una fregata turca. Secondo Parigi, il Courbet sarebbe stato illuminato dal radar di tiro turco, operazione che generalmente precede un attacco, mentre Ankara sostiene che si sia trattato soltanto di una manovra a fini di identificazione. In seguito allincidente la Francia, ritenendo di non aver ricevuto sufficiente sostegno dagli alleati, si  ritirata dalla missione Nato. A Parigi  quindi maturata la consapevolezza che lapproccio bellicoso nei confronti della Turchia avrebbe potuto condurre a un indebolimento della posizione francese nellAlleanza. Ma lepisodio ha portato anche la Turchia a sperimentare i limiti del suo approccio massimalista. Nella contrapposizione con la Grecia, sostenuta dalla Francia, Ankara avrebbe perso il sostegno di diversi partner regionali. Certo, il governo libico di Tripoli era allineato. Ma in cambio la Turchia si sarebbe alienata il favore di Egitto, Israele e Siria. Viceversa, la precondizione per realizzare la dottrina della Patria Blu, dunque per isolare greci e ciprioti,   secondo gli stessi ammiragli che lhanno ideata  il miglioramento delle relazioni con le altre potenze mediterranee. In questa chiave, e proprio in virt dellasse strategico franco-greco, a partire dal 2021 Ankara ha cercato una distensione con Parigi.

Il desiderio di pacificazione  stato alimentato in entrambi gli attori dalla consapevolezza della natura non congiunturale delle rispettive posizioni, che rispecchiavano invece disegni di lungo termine. Nel 2022, con la rielezione di Macron, i turchi sapevano che lo avrebbero avuto come interlocutore per altri cinque anni. E di fatto per Ankara era lopzione migliore, visto che Marine Le Pen o Jean-Luc Mlenchon sono entrambi considerati, per ragioni diverse, ostili alla Turchia. A Parigi nel frattempo hanno compreso quanto la dottrina della Patria Blu, lungi dallessere una fantasia coltivata esclusivamente da Erdogan, permeasse le lite strategiche, diplomatiche e politiche turche. Era dunque necessario riprendere un dialogo sulla base di queste nuove condizioni.

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Il fattore Trump.

Gli interessi strategici fondamentali di Francia e Turchia non sono in contrasto. Perci le relazioni tra i due paesi possono evolvere rapidamente a seconda delle scelte politiche delle loro lite. Dopo linizio del disgelo diplomatico nel 2021, sono gradualmente emerse delle convergenze. Sulla guerra in Ucraina Ankara e Parigi hanno adottato posizioni simili, deplorando laggressione russa e fornendo supporto militare al paese invaso, ma sostenendo al contempo la necessit del dialogo con Mosca. Anche sulla questione israelo-palestinese hanno in fondo un approccio analogo: entrambe condannano tanto il terrorismo quanto il colonialismo israeliano, difendendo la soluzione dei due Stati. Il breve mandato di Naftali Bennett come premier dello Stato ebraico (giugno 2021-giugno 2022) ha alimentato le speranze di Parigi e Ankara in una politica israeliana pi pragmatica. Tuttavia, il ritorno al potere di Binyamin Netanyahu e la crisi innescata dal 7 ottobre hanno condotto la Turchia verso una posizione sempre pi critica nei confronti di Israele.

Ma il fattore cruciale che oggi spinge Parigi e Ankara verso una nuova forma di cooperazione  stata la vittoria di Donald Trump alle elezioni statunitensi del 2024. Ancor pi che durante il suo primo mandato, il presidente americano ha perseguito una politica unilaterale che non considera le posizioni degli alleati, privilegia i rapporti di forza sul diritto internazionale e ha notevolmente accresciuto linstabilit in Medio Oriente. In questo contesto Francia e Turchia, come molti paesi europei, muovono sostanzialmente da due constatazioni. Prima: gli Stati Uniti guardano al mondo come insieme di sfere dinfluenza da spartire tra superpotenze, Cina e Russia su tutte. Seconda, conseguente: Washington attribuisce molta meno importanza ai suoi partner Nato, che per sopperire dovranno coordinarsi meglio a livello regionale. Dunque sviluppare unarchitettura di difesa pi indipendente dagli Stati Uniti e di scala continentale.  questultimo il punto cruciale, perch implica che tale difesa non debba necessariamente limitarsi ai paesi Ue, ma possa includere partner non appartenenti allUnione, come il Regno Unito e lUcraina. O appunto la Turchia.

Data linaffidabilit degli americani, una difesa europea non pu prescindere da un livello minimo di cooperazione franco-turca. Cos come il ruolo di Ankara nella Nato  stato potenziato grazie alle sue buone relazioni con Washington, allo stesso modo la sua integrazione in una struttura di difesa europea dipende dallapprovazione francese  ma anche inglese, tedesca e italiana. La Turchia, viceversa, pu offrire agli europei un avamposto nella regione del Mar Nero e in Medio Oriente. Attore di peso nella guerra dUcraina, interlocutore chiave per Mosca e Teheran, sponsor del nuovo regime siriano instauratosi dopo la caduta di al-Asad, Ankara pu aprire una finestra sui principali dossier geopolitici eurasiatici.

 
Dal 2025 il riallineamento franco-turco  anche motivato dalla comune ostilit nei confronti delle politiche perseguite da Trump e Netanyahu in Medio Oriente. La posizione ufficiale di Parigi su Gaza, inizialmente morbida nei confronti di Israele, si  irrigidita man mano che la linea del governo israeliano si radicalizzava senza una chiara direzione strategica. Il riconoscimento della Palestina annunciato da Macron nel settembre 2025  stato accolto con favore in Turchia, la cui opinione pubblica  piuttosto sensibile al tema. Gli attacchi israelo-statunitensi contro Iran e Libano hanno poi creato ulteriori convergenze tra Parigi e Ankara, che pur non sposando lagenda regionale persiana hanno nettamente condannato la guerra intrapresa da Stati Uniti e Israele, considerandola un vicolo cieco strategico.

Oggi Francia e Turchia si trovano di fatto nel mirino di Israele, pi che di Trump  il quale peraltro presta particolare attenzione a non inimicarsi il partner turco. Macron  stato bersaglio di una violenta campagna dodio allinterno dello Stato ebraico e tra i suoi sostenitori nellEsagono. Nonostante il suo approccio inizialmente conciliante nei confronti di Israele, la Francia  stata dipinta come paese ostile dal governo Netanyahu, che ha espressamente preteso lesclusione di Parigi dai negoziati per il cessate-il-fuoco con il Libano avviati lo scorso aprile. Al contempo, negli organi mediatici e politici israeliani la Turchia viene descritta sempre pi spesso come una minaccia strategica, talvolta persino come nemico in un futuro conflitto. Paradossalmente proprio Israele, perseverando nel suo approccio aggressivo nei confronti di Francia e Turchia, potrebbe favorire un riavvicinamento tra i due paesi nellarea levantina. Le tensioni con Gerusalemme potrebbero infatti spingere Parigi a cercare unintesa con Ankara per preservare la propria influenza in Siria e Libano. E la Turchia potrebbe aver bisogno di un minimo di sostegno da parte dei suoi partner europei per gestire le pressioni israeliane. In questa chiave, Parigi e Ankara possono rivolgersi ad altri paesi mediterranei, in particolare Spagna  la cui posizione filopalestinese  molto apprezzata in Turchia  e Italia, il cui governo ha adottato negli ultimi mesi una retorica pi severa nei confronti di Netanyahu.

Le imprese di Trump e, in misura minore, la traiettoria intrapresa dallo Stato ebraico hanno spianato la strada per un rafforzamento della cooperazione strategica tra Turchia e Francia. Se ne intravedono gi i primi timidi passi. Nel maggio 2026 il colosso industriale francese Safran ha siglato un accordo di partnership strategica con lazienda turca Baykar, produttrice di droni. Un accordo reso possibile dalla volont di instaurare un rapporto bilaterale meno conflittuale.

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Una relazione ancora incerta.

La plausibile distensione tra Francia e Turchia non si tradurr in un partenariato strategico. Intanto perch la politica estera turca non si presta a formati simili: come molte potenze emergenti di questo secolo, Ankara non persegue alleanze permanenti e vincolanti, bens cooperazioni mirate che non escludano una forma di competizione. La Turchia probabilmente cercher con la Francia lo stesso tipo di relazione che intrattiene con Russia, Arabia Saudita o Stati Uniti: collaborare laddove si riscontrano interessi comuni, ma senza temere lo scontro quando questi divergono. Ci vuol dire che la Francia continuer ad accordare priorit ai propri partner Ue. Un discorso analogo vale per la Turchia: se  vero che Ankara sta stringendo i rapporti con i propri partner europei, sarebbe per un errore credere che ci avverr a spese dellintesa con Washington. Il vertice Nato di inizio luglio ne  dimostrazione lampante. Donald Trump  stato accolto in pompa magna ad Ankara, da dove ha annunciato la possibilit di reintegrare il paese nel programma degli F-35. La Turchia ne era stata esclusa nel 2019 dopo aver acquistato i missili russi S-400.

Il riavvicinamento franco-turco rischia poi di essere compromesso da una nuova crisi tra Grecia e Turchia. La Francia pu aver rinunciato a contrastare frontalmente le rivendicazioni marittime di Ankara, ma in caso di conflitto offrirebbe con tutta probabilit sostegno ad Atene. Nuove tensioni greco-turche potrebbero originare dalla proposta di legge avanzata da Ankara nel maggio 2026 che mira a delimitare una Zee coerente con le rivendicazioni marittime postulate dalla dottrina della Patria Blu. A inizio giugno 2026, la Turchia ha poi aspramente criticato un accordo che autorizza il dispiegamento delle Forze armate francesi a Cipro. Al Mediterraneo orientale, principale teatro di frizione nelle relazioni franco-turche, si aggiunge il Caucaso. Qui Parigi ha orchestrato negli scorsi mesi un riavvicinamento senza precedenti tra lArmenia e i paesi europei. Manovra diretta pi contro Mosca che contro Ankara. Eppure, uneventuale ripresa dello scontro azero-armeno riporterebbe francesi e turchi su fronti contrapposti.
 
Un altro fattore da considerare  quello delle relazioni dei due paesi con gli altri attori mediterranei. Se il dossier greco pu essere fonte di tensioni, lItalia pu invece essere associata alla possibilit di sviluppare una maggiore autonomia dagli Stati Uniti. Se il governo di Giorgia Meloni gode di un certo favore presso lopinione pubblica turca, in Francia lapproccio  pi cauto. Dalla prospettiva di Parigi, le accuse rivolte da Roma allapproccio neocolonialista francese e la competizione per linfluenza in Tunisia, Algeria e Libia sono percepite come dannose per lunit europea. Su un piano pi strutturale, tuttavia, lItalia continua a essere percepita come un partner fondamentale in materia di difesa, soprattutto rispetto a una Germania considerata troppo atlantista e a un Regno Unito formalmente esterno allUnione. La futura architettura di sicurezza euromediterranea dipender anche dalle relazioni interpersonali tra Macron, Meloni ed Erdogan (o, eventualmente, tra i loro successori).

Infine, e non  un fattore di poco conto, entrambi i paesi entreranno nella fase elettorale nei prossimi mesi. Il clima elettorale, classico catalizzatore di tensioni, potrebbe riaprire una fase di attrito retorico tra esponenti politici francesi e turchi. A ci si aggiunga che, mentre Macron lascer certamente la presidenza, non  detto che Erdogan voglia o possa ricoprire nuovamente tale carica. In due paesi dove la politica estera  in gran parte definita dal presidente, ci vuol dire che le relazioni bilaterali dipenderanno anche dagli sviluppi della politica interna.

Di certo resta che n la Francia n la Turchia trarrebbero vantaggio da una nuova fase di tensioni bilaterali. E che, soprattutto, gli equilibri geopolitici attuali favoriscono in realt il loro riavvicinamento. Nei prossimi mesi Parigi e Ankara monitoreranno attentamente gli sviluppi della guerra in Iran, della politica israeliana  sperando entrambi che Netanyahu venga rimpiazzato da un leader pi pragmatico  e le prossime mosse di Donald Trump. Le loro relazioni evolveranno anche a seconda del contesto regionale: quanto pi pericoloso e incerto dovesse apparire, tanto pi Parigi e Ankara saranno spinte a cooperare.

(traduzione di Alba Verrecchia)