LA CRISI DEL MAR ROSSO COMINCIA SULLA TERRA, di Sara COSATTI, Federico DONELLI.

Linstabilit delle rotte marittime tra Suez e Bab al-Mandab ha origini terrestri, da ricercare nelle tensioni regionali. Non solo huti: il grande gioco tra israeliani, turchi, egiziani e arabi del Golfo attorno a Somalia e Somaliland. Il ruolo dellEtiopia. LItalia riscopra la politica.
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1. Linstabilit che sta travolgendo il Corno dAfrica deriva dalla convergenza di crisi che si alimentano reciprocamente. In Sudan, la guerra civile scoppiata nellaprile 2023 ha reso Porto Sudan un nodo strategico per gli interessi di diverse potenze esterne, destabilizzando lintera sponda occidentale del Mar Rosso. In Etiopia, il completamento della Grande diga del rinascimento etiope (Gerd) ha trasformato gli equilibri regionali, mentre le tensioni etniche minacciano la tenuta interna del paese. In Somalia, lautorit del governo federale resta in larga misura confinata a Mogadiscio, stretta tra le pressioni di attori non statali (al-Sabab e Stato Islamico), le rivendicazioni degli Stati federati e linfluenza di potenze esterne, che spesso trattano con le periferie aggirando il centro, come dimostra il riconoscimento formale della Repubblica del Somaliland da parte di Israele.

In questo contesto, poche settimane dopo lavvio delle operazioni militari israelo-statunitensi contro il regime iraniano, la minaccia degli attacchi degli huti ha deviato le rotte di navigazione verso il Capo di Buona Speranza, con effetti significativi sui costi e sulle tempistiche. Il riconoscimento di Hargeisa e la crisi del trasporto marittimo rappresentano le implicazioni tangibili di una trasformazione che interessa lintera regione. Competizioni inter- e intrastatali e rivalit tra attori esterni si intrecciano al punto che  diventato impossibile scindere le diverse conseguenze. La chiave  semplice da enunciare ma complessa da gestire: oggi nel Corno dAfrica la geografia marittima conta quanto la geografia terrestre, se non di pi.

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2. La sicurezza marittima nel Mar Rosso non pu essere compresa separatamente dalle dinamiche politiche e militari che riguardano le aree terrestri circostanti. La connettivit marittima, un tempo considerata uninfrastruttura tecnica della globalizzazione,  oggi anche uno strumento di pressione politica e di coercizione strategica. Il caso degli huti mostra come una crisi radicata sulla terraferma possa incidere direttamente sulla sicurezza delle rotte marittime: non  necessario chiudere fisicamente lo stretto di Bab al-Mandab per comprometterne la funzionalit, poich le rotte possono rimanere formalmente aperte pur diventando insicure e inutilizzabili. In questo quadro, la guerra civile in Yemen, linstabilit in Sudan successiva alla caduta di Umar al-Basir e le tensioni tra Etiopia, Eritrea e Somalia evidenziano che la sicurezza degli snodi marittimi  strettamente legata alla stabilit delle aree retrostanti. Questa interdipendenza tra dinamiche terrestri e sicurezza marittima  divenuta particolarmente evidente dopo lattacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e lintensificarsi delloffensiva israeliana contro il programma nucleare iraniano nella primavera del 2025, eventi che hanno contribuito a trasformare il Mar Rosso in unarena di competizione strategica tra attori statali e non statali e potenze esterne.
 
Lo stesso nesso emerge nel caso iraniano. Negli anni Duemila  attraverso aiuti militari, reti religiose e relazioni politiche  lIran ha cercato di consolidare la sua presenza regionale, coltivando rapporti con Sudan ed Eritrea che hanno favorito laccesso a infrastrutture portuali rilevanti. Tuttavia, a partire dal 2015, la strategia saudita di contenimento ha spinto Khartum e Asmara a tagliare o ridimensionare i rapporti con Teheran, che ha reindirizzato risorse verso teatri quali Iraq, Siria e Yemen. Nonostante questo ridimensionamento, lIran continua a mantenere un ruolo rilevante nella regione, anche attraverso la rete indiretta degli huti. In questo senso, le dinamiche terrestri  dalla guerra civile sudanese allinstabilit cronica somala alle rivalit tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti  non restano confinate alla terraferma ma incidono sulla sicurezza dei nodi marittimi, sulla connettivit sottomarina e sulla stabilit strategica dellintera regione del Mar Rosso.

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3. Dopo la secessione dellEritrea nel 1993, lEtiopia  divenuto il paese senza accesso al mare pi popoloso al mondo. Lassenza di uno sbocco diretto non  un mero limite economico, ma una questione di sicurezza esistenziale: 130 milioni di persone vivono una condizione di confinamento terrestre, mentre oltre il 90% del commercio etiope transita attraverso le infrastrutture e le rotte di Gibuti.Ci comporta costi insostenibili nel medio-lungo periodo, stimati tra 1,5 e 2 miliardi di dollari lanno. Diversificare le vie daccesso al mare non  quindi una semplice opzione di politica estera, ma una priorit strategica che trascende i cambi di leadership.

Il memorandum dintesa firmato tra Etiopia e Somaliland nel gennaio 2024 rappresenta il tentativo pi ambizioso di aggirare questo vincolo strutturale, inserendosi altres nella pi ampia Grand Strategy of the Two Waters, tramite cui lEtiopia mira a spostare il baricentro dei propri interessi dal Nilo allOceano Indiano. Laccordo prevede laccesso etiope al porto di Berbera in cambio del formale riconoscimento politico di Hargeisa e, secondo le stime, permetterebbe di dirottare tra il 12% e il 15% dei volumi che attualmente passano da Gibuti. Tuttavia, la rilevanza trascende la dimensione economica: una delle clausole prevede che lEtiopia possa ottenere in concessione per cinquantanni una base a Lughaya, destinata, nei piani di Addis Abeba, a diventare la sede della nascente Marina militare nazionale. La prospettiva di una presenza etiope sul Golfo di Aden ha reso il memorandum un catalizzatore delle rivalit regionali. Mogadiscio ha denunciato la violazione della propria sovranit territoriale, ottenendo immediato supporto dal Cairo  storico rivale regionale di Addis Abeba sulla questione delle acque del Nilo  con cui ha siglato un accordo di difesa nellagosto 2024. Pertanto, una rivalit centrata sul controllo delle risorse idriche si  estesa alla dimensione marittima del Corno dAfrica.

Pur non avendo ancora trovato attuazione concreta, laccordo ha riportato la questione dello status politico del Somaliland al centro del dibattito internazionale, creando un contesto favorevole al riconoscimento da parte di Israele. Tuttavia, lEtiopia ha optato per il mantenimento di una posizione prudente, che riflette la necessit di bilanciare ambizioni regionali e vincoli interni ed esterni. Sul piano domestico, il sostegno a un movimento secessionista potrebbe indebolire la posizione di Addis Abeba dinnanzi alle crescenti rivendicazioni autonomiste nazionali, in particolare in Tigr e in Amhara. Sul piano internazionale, lEtiopia si confronta con la necessit di preservare i rapporti diplomatici sia con gli Emirati Arabi Uniti  vicini al Somaliland  sia con la Cina e la Turchia  sostenitori della posizione somala. LEtiopia si trova quindi sospesa tra la ricerca di maggiore autonomia strategica e la necessit di tutelare equilibri politici interni ed esterni.

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4. Il 26 dicembre 2025, a pochi giorni dal trentacinquesimo anniversario della dichiarazione dindipendenza di Hargeisa, Israele  diventato il primo paese membro delle Nazioni Unite a riconoscere formalmente la Repubblica del Somaliland. Sebbene il gesto sia stato interpretato come una rottura rispetto alla tradizionale cautela della comunit internazionale verso le entit secessioniste, esso risponde a un calcolo strategico maturato negli anni e reso pi urgente dalle tensioni con lIran.

Il Somaliland costituisce un caso peculiare nel panorama delle rivendicazioni separatiste africane. Dopo un breve periodo di indipendenza tra il 1960 e lunione volontaria con la Somalia, Hargeisa ha riaffermato la propria sovranit dopo il collasso dello Stato somalo nel 1991, costruendo istituzioni politiche e forze di sicurezza autonome ed esercitando un controllo territoriale relativamente stabile. Nonostante ci, il riconoscimento internazionale  rimasto precluso dal principio delluti possidetis iuris, che tutela linviolabilit dei confini ereditati dal colonialismo. La scelta israeliana si discosta da questa prassi e riflette il valore strategico della posizione geografica del Somaliland  affacciato sul Golfo di Aden, a ridosso di Bab al-Mandab  che consente un punto di osservazione strategico su unarea chiave per la sicurezza del Mar Rosso. A differenza della Somalia, dove il governo federale fatica a proiettare autorit oltre Mogadiscio e la presenza turca  consolidata, Hargeisa si presenta come un interlocutore prevedibile e affidabile: un vantaggio che pu compensare i costi diplomatici derivanti dal riconoscimento di uno Stato conteso.


Questa evoluzione ha per contribuito a innescare nuove dinamiche regionali. LEtiopia e gli Emirati Arabi Uniti potrebbero individuare un punto dappoggio logistico allinterno di un corridoio indo-africano ancora in fase di consolidamento, rafforzando lo status di Hargeisa mediante accordi securitari e investimenti infrastrutturali e consolidandone il ruolo nelle reti strategiche nel Mar Rosso. Tale prospettiva ha suscitato una reazione immediata non solo da parte di Mogadiscio, che ha denunciato il riconoscimento come una violazione della propria sovranit e una minaccia alla stabilit regionale, ma anche da parte dellUnione Africana, preoccupata per il precedente che tale decisione potrebbe creare, nonch dellEgitto e dellArabia Saudita, che hanno interpretato la mossa israeliana come uninterferenza unilaterale in una regione gi fragile. La tenuta del Somaliland  inoltre condizionata da risorse limitate e dalla persistenza di tensioni interclaniche, che potrebbero favorire dinamiche destabilizzanti nelle aree contese. Inoltre, la vicinanza politica di Hargeisa a Israele potrebbe prestarsi alla strumentalizzazione da parte di gruppi armati quali al-Sabab e la branca locale dello Stato Islamico per legittimare azioni ostili. Infine, gli Stati Uniti mantengono una posizione apparentemente ambigua, evitando di assumere una posizione formale sullo status politico del Somaliland. Washington, infatti, pur sostenendo ufficialmente lintegrit territoriale della Somalia, con cui coopera in chiave antiterroristica, riconosce il valore strategico di Hargeisa.

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5. Il Corno dAfrica  oggi terreno di competizione tra numerosi attori esterni, impegnati a costruire forme di influenza attraverso strumenti economici, securitari e diplomatici.

Nel corso degli ultimi decenni, gli Stati del Golfo hanno intensificato la propria proiezione attraverso investimenti infrastrutturali, accordi commerciali e securitari. Questi strumenti non rispondono solo a interessi economici, ma permettono di costruire partenariati strategici con attori locali e incidere sugli equilibri regionali senza esercitare un controllo territoriale diretto. In questo quadro, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita alternano competizione e cooperazione pragmatica, prediligendo accordi flessibili e relazioni transazionali.  La competizione tra Riyad e Abu Dhabi emerge chiaramente nel caso del memorandum Etiopia-Somaliland: mentre gli emiratini hanno sostenuto laccordo, coerentemente con i propri interessi a Berbera e i legami economici con Addis Abeba, i sauditi hanno assunto una posizione pi critica, temendo lespansione dellinfluenza emiratina nel Mar Rosso.

La Turchia ha invece adottato un approccio che combina attivit diplomatica, aiuti umanitari, supporto economico e cooperazione militare. Si pone come un partner alternativo, che proietta una presenza non solo politica e securitaria ma anche sociale, attraverso una rete di agenzie pubbliche e semi-pubbliche, come Tika, Diyanet e la Fondazione Maarif. La Somalia rappresenta il caso pi significativo di questa strategia. Nato come intervento umanitario durante la carestia del 2011, il coinvolgimento si  progressivamente istituzionalizzato, culminando nellapertura della base militare Turksom a Mogadiscio nel 2017, seppur mantenendo lo stesso linguaggio di cooperazione e sviluppo che caratterizzava la fase iniziale del partenariato. In seguito al memorandum tra Etiopia e Somaliland, pur considerando lintegrit territoriale somala un principio non negoziabile, Ankara ha preservato legami politici e commerciali sia con Addis Abeba sia con Mogadiscio, proponendosi come mediatore. Inoltre, ha evitato uno scontro diretto con gli Emirati Arabi Uniti, con cui, dopo la distensione del 2021, condivide linteresse a mantenere un ruolo centrale negli equilibri regionali presenti e futuri.

Negli ultimi anni il coinvolgimento dellEgitto si  rafforzato nellambito di una prospettiva strategica che collega il Mediterraneo, il bacino del Nilo, il Corno dAfrica e lOceano Indiano. Tale riorientamento nasce dalla necessit di tutelare i propri interessi nel Mar Rosso e contenere la crescente influenza dellEtiopia. Il completamento della Gerd ha modificato gli equilibri di potere lungo il Nilo, rafforzando la posizione etiope e spingendo Il Cairo a estendere il confronto oltre la mera dimensione idrica. La strategia consiste nel consolidare relazioni con i paesi limitrofi  oltre alla Somalia anche Eritrea e Gibuti, preoccupati, rispettivamente, da possibili ambizioni sui propri porti e da eventuali ripercussioni economiche  in chiave anti-etiope, sfruttando le vulnerabilit di Addis Abeba nei teatri circostanti per contenerne linfluenza. Tuttavia, il coinvolgimento del Cairo sconta limiti strutturali importanti, a partire dalla reale capacit egiziana di mantenere, in un contesto securitario volatile, una presenza efficace nel lungo periodo. Inoltre, la simultanea presenza dellEgitto su altri fronti  quali Gaza, Libia e Sudan  rischia di ridurne il margine di manovra, costringendolo ad assumere una postura prevalentemente difensiva, volta a prevenire spostamenti degli equilibri regionali a proprio svantaggio.

Somalia e Sudan dimostrano come linfluenza esterna venga processata dalle caratteristiche del contesto locale. In Somalia, la presenza turca  solida sul piano politico, sociale e securitario, mentre lEgitto fa leva sulla necessit di tutelare gli equilibri regionali. Pertanto, linfluenza esterna  filtrata dal grado di profondit del radicamento degli attori extraregionali. In Sudan, invece, la frammentazione dellarena politico-militare e la rilevanza strategica comportano una sovrapposizione di interventi esterni: mentre Il Cairo  spinto da interessi di sicurezza nazionale e stabilit del Nilo, per Ankara il paese rappresenta una porta daccesso al Mar Rosso e uno spazio di proiezione economica e simbolica. Dopo lo scoppio della guerra, il sostegno saudita e soprattutto egiziano alle Forze armate sudanesi (Saf), mirato a orientare gli sviluppi del conflitto mediante un approccio incentrato sullo Stato,  stato limitato dal supporto emiratino alle Forze di supporto rapido (Rsf), mentre la Turchia, pur supportando le Saf, ha mantenuto una posizione che evitasse di compromettere i rapporti con i partner del Golfo.

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6. Per lItalia, il Mar Rosso e il Corno dAfrica non costituiscono un dossier periferico, ma aree di interesse strategico di primaria importanza. Roma mantiene una base militare a Gibuti, snodo cruciale delle rotte che collegano il Mar Rosso al Mediterraneo, conservando legami storici con la regione  in particolare con Somalia ed Eritrea  che ne influenzano la percezione politica e diplomatica. Il concetto di Mediterraneo allargato, ricorrente nella politica estera e di difesa italiana, include sia il Mar Rosso sia il Corno dAfrica. Tuttavia, tale strategia rischia di rimanere superficiale se la sicurezza marittima viene trattata separatamente dalle crisi terrestri che ne condizionano la stabilit.

In questo quadro, lUnione Europea rappresenta una cornice necessaria, poich nessuno Stato membro dispone della capacit operativa n del peso strategico adeguato a confrontarsi con attori quali Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Turchia o Israele. Tuttavia, le priorit europee rimangono perlopi incentrate sulla gestione dei flussi migratori e sulla sicurezza della navigazione nel breve periodo, mancando una strategia che integri le dinamiche terrestri e la dimensione marittima. Per lItalia ci ha due implicazioni. Anzitutto, la presenza nel Mar Rosso acquista valore solo se accompagnata da impegno diplomatico e politico rivolto alle crisi terrestri che acuiscono linstabilit marittima. Inoltre, la dipendenza da un coordinamento europeo rischia di relegare Roma a un ruolo marginale, con ripercussioni sulle rotte commerciali, la sicurezza energetica e i flussi migratori.

