GLI HUTI IMPARANO LA PAZIENZA STRATEGICA, di Emily Tasinato.


Per quanto indeboliti, i partigiani di Dio non sono mai stati cos centrali nelle dinamiche regionali. Ma  essenziale che lescalation con Riyad e Washington resti controllata. Lintimit con Teheran. Bab al-Mandab far la fine di Hormuz?


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1. Dalla guerra israelo-americana contro lIran lanciata il 28 febbraio 2026, il movimento yemenita Ansar Allah, meglio noto come huti, ha tratto un importante insegnamento strategico: il controllo di uno stretto destinato alla navigazione internazionale assume una valenza coercitiva e negoziale maggiore quando la minaccia alla libert di transito non costituisce un fine in s, ma diventa il tassello centrale di una pi ampia ridefinizione dellarchitettura regionale. Una ridefinizione che, per lappunto, passa attraverso sforzi concreti di codificazione di nuovi meccanismi di autorizzazione e di regolamentazione del traffico marittimo  inclusa la possibilit di monetizzare laccesso tramite pedaggi. Il nuovo approccio della Repubblica Islamica vis--vis Hormuz, attraverso listituzione della Persian Gulf Strait Authority quale nuovo organismo governativo, rappresenta per gli huti un precedente significativo. La lezione appresa non risiede nella semplice capacit di interrompere la navigazione internazionale al fine di ottenere concessioni contingenti, bens nella possibilit di trasformare il controllo dei chokepoints strategici in un sistema strutturato di governance del transito capace di produrre coercizione e, potenzialmente, rendita economica.

Tra 2024 e 2025, gli huti hanno dimostrato di possedere le capacit militari per interdire, o quantomeno per compromettere in modo significativo, il traffico marittimo lungo Bab al-Mandab. Di fronte alla prospettiva di un collasso totale del memorandum dintesa raggiunto nel giugno 2026 tra Teheran e Washington e delleventuale ripresa di un conflitto militare su vasta scala  incluso un nuovo intervento militare diretto dello Stato ebraico  tale snodo marittimo vedrebbe ulteriormente aumentare il proprio valore strategico quale asset complementare allo Stretto di Hormuz. Ed  proprio in questa cornice che si inserisce lannuncio di Ansar Allah, alla fine di luglio, del blocco marittimo nei confronti dellArabia Saudita. Secondo quanto riportato, lIran avrebbe chiesto agli huti di prepararsi a interrompere la navigazione nel Mar Rosso qualora Washington avesse colpito le infrastrutture energetiche iraniane. Non si possono, pertanto, escludere future azioni di Ansar Allah nel Mar Rosso, che potrebbero variare da attacchi asimmetrici contro il traffico marittimo a unescalation pi ampia e prolungata  inclusi attacchi diretti contro Israele e altri vicini regionali, in particolare lArabia Saudita. Nello scenario pi critico, lescalation potrebbe tradursi nella chiusura simultanea degli stretti di Bab al-Mandab e di Hormuz, consentendo ad Ansar Allah e allIran di moltiplicare i costi economici del conflitto su scala globale. Una quota significativa delle esportazioni di petrolio e di gas naturale liquefatto (gnl) provenienti dal Golfo e destinate ai mercati asiatici, che ne sono i principali importatori, risulterebbe infatti gravemente compromessa. Le infrastrutture e le rotte alternative disponibili, infatti, non sono in grado di assorbire volumi di traffico tali da sostituire efficacemente questi due snodi marittimi strategici.

Dallo scoppio della guerra a Gaza, il gruppo yemenita ha consolidato il proprio peso strategico allinterno di un asse della resistenza sempre pi indebolito dagli sconvolgimenti regionali, fino ad affermarsi come il suo membro pi forte. Loperazione militare statunitense Rough Rider, tra met marzo e inizio maggio 2025, e i bombardamenti israeliani di agosto 2025 si sono rivelati inefficaci nel conseguire lobiettivo di decapitare il movimento. La capacit degli huti di assorbire tali campagne senza subire un collasso organizzativo o operativo ne conferma la capacit di resistenza e ne certifica lindiscusso dominio politico-militare sul piano interno. Per la Repubblica Islamica, ci rende Ansar Allah una risorsa centrale che, insieme al controllo sullo Stretto di Hormuz, contribuisce a preservarne e a proiettarne la profondit strategica. Sul piano economico, inoltre, il sostegno iraniano agli huti continua a generare un rapporto costi-benefici particolarmente favorevole: i costi sono stimati, nella loro massima entit, in poche centinaia di milioni di dollari annui, ma i ritorni strategici sono estremamente rilevanti  in termini di capacit di pressione regionale, di mantenimento di un efficace strumento di proiezione e di rafforzamento della percezione di tenuta dellasse della resistenza nel suo complesso.

Vale il consueto caveat: sono gli interessi regionali e i calcoli di politica interna, maturati nel contesto yemenita, a orientare la strategia politico-militare del gruppo. A titolo esemplificativo: lapproccio adottato dagli huti fin dallinizio della guerra riflette una strategia di coinvolgimento limitato, incentrato sugli attacchi missilistici contro Israele registrati alla fine di marzo. Questa scelta ha consentito al gruppo di segnalare il proprio coinvolgimento nel conflitto al fianco dellIran, riducendo al contempo il rischio di una risposta diretta  in primis da parte degli Stati Uniti. Lo stesso blocco marittimo nei confronti dellArabia Saudita si inserisce in tale logica. Nel presentare lazione come circoscritta a Riyad, gli huti starebbero alimentando una copertura narrativa volta a ridurre il rischio di una risposta internazionale pi ampia e di eventuali attacchi statunitensi contro i propri asset. I raid aerei israeliani e statunitensi condotti nel corso del 2024 e del 2025 hanno ridotto le capacit offensive di Ansar Allah, aumentando i costi associati a un maggiore coinvolgimento. In questo quadro, Tel Aviv costituisce il bersaglio con il miglior rapporto tra il valore politico e simbolico dellazione e il rischio di escalation: attaccare Israele ha consentito al gruppo di dimostrare il proprio coinvolgimento senza esporsi a un confronto diretto di difficile controllo e che, in ultima battuta, potrebbe compromettere la propria posizione interna.

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2. Nel quadro dellormai consolidato matrimonio di convenienza tra sana e Teheran, gli huti interpretano il nuovo contesto regionale emerso dopo il 28 febbraio come indicativo del rafforzamento della postura strategica iraniana e, al tempo stesso, come una finestra di opportunit su cui il movimento intende capitalizzare per perseguire i propri obiettivi.

Gli stessi funerali della Guida suprema (Rahbar) della Repubblica Islamica, Ali Khamenei, sono stati strumentalizzati da Ansar Allah per proiettare unimmagine di forza. Il volo diretto Mahan Air Teheran-sana del 2 luglio 2026 e il successivo trasferimento di una delegazione huti in Iran rivestono un forte valore simbolico. Nella narrazione del gruppo, esso segna la prova tangibile della graduale erosione del blocco aereo in vigore da oltre un decennio e una vittoria strategica per lIran  capace di aggirare il regime di controllo imposto dalla coalizione a guida saudita e dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. Al di l della sua portata simbolica,  sul piano delle possibili ricadute concrete che il volo verso sana rivela la propria dimensione strategica. Nel 2011, la compagnia aerea commerciale iraniana  stata designata dal dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per il suo presunto ruolo di supporto logistico ai pasdaran  concretizzatosi tramite il trasporto di personale, equipaggiamenti e materiali destinati ai partner regionali. Secondo quanto riportato dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, il volo Mahan Air diretto a sana avrebbe trasportato esperti nel settore missilistico e nello sviluppo di droni, con lobiettivo di contribuire al coordinamento e alla gestione delle operazioni congiunte con Ansar Allah.

Nel corso del 2024 e del 2025, lIran avrebbe continuato a trasferire al gruppo yemenita armi e componenti militari, incluse tecnologie avanzate. Le analisi disponibili individuano due principali direttrici logistiche: la prima, proveniente da est, ha origine in Oman o nei governatorati orientali yemeniti di Al Mahra e Hadramawt. Secondo il panel di esperti delle Nazioni Unite sullo Yemen, questa rappresenterebbe la rotta pi probabile per il trasferimento di missili balistici. Il secondo corridoio di approvvigionamento si sviluppa invece lungo il Mar Rosso, sfruttando le rotte marittime che collegano il Corno dAfrica allo Yemen occidentale. Contestualmente, gli huti hanno progressivamente acquisito e consolidato il know-how tecnico per la produzione e lassemblaggio in loco. La capacit endogena di cui gode il movimento  basata sulla gestione diretta delle catene di approvvigionamento di componenti, materie prime e tecnologie avanzate  ha contribuito ad accrescerne la resistenza operativa, limitando limpatto di eventuali restrizioni, interdizioni o interruzioni dei trasferimenti.

 
Tuttavia, sebbene il gruppo disponga di expertise tecnica, di significative riserve e abbia intrapreso un processo di diversificazione delle proprie reti di approvvigionamento  attingendo a mercati internazionali di prodotti dual-use e a circuiti clandestini  la sostenibilit del proprio apparato militare presenta alcune vulnerabilit strutturali, soprattutto nel lungo periodo. Lelevato impiego delle proprie capacit offensive nello stretto di Bab al-Mandab e negli attacchi contro Israele, congiuntamente ai bombardamenti condotti da Tel Aviv e Washington, hanno determinato un ridimensionamento del potenziale operativo degli huti. Il sostegno iraniano continua pertanto a rappresentare un pilastro fondamentale delle capacit offensive di Ansar Allah nel medio-lungo termine, con particolare riguardo al programma missilistico e a quello dei droni. Ne consegue che un eventuale allentamento del blocco aereo e una istituzionalizzazione di fatto dei collegamenti diretti potrebbero costituire un punto di svolta, agevolando la ripresa dei flussi di supporto esterno e contribuendo cos al consolidamento delle capacit militari del gruppo.

Collegamenti regolari tra sana e Teheran offrirebbero alla Repubblica Islamica un corridoio logistico diretto e molto pi efficiente verso i territori yemeniti sotto il controllo degli huti , agevolando il trasferimento di armi sofisticate e di personale militare iraniano, oltre a favorire un coordinamento pi stretto sul piano operativo-logistico. Nel loro complesso, tali sviluppi rifletterebbero il tentativo di entrambi gli attori di ridurre la dipendenza dalle tradizionali linee di rifornimento  pi esposte al monitoraggio e allintercettazione da parte della comunit internazionale  attraverso la creazione di un canale di accesso pi rapido, capace di sostenere e rafforzare la profondit strategica lungo entrambe le sponde del Mar Rosso.

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3. Facendo propria la narrazione iraniana emersa dopo il 28 febbraio relativa alla definizione di una nuova equazione regionale  centrata sugli sforzi di Teheran per consolidare nuove regole di ingaggio nello Stretto di Hormuz  gli huti sembrano perseguire un duplice obiettivo. Sul piano regionale, Ansar Allah sta adottando una retorica pi conflittuale nei confronti dellArabia Saudita al fine di ottenere concessioni. Parallelamente, gli huti vogliono utilizzare tale postura al fine di proiettare unimmagine che ne rafforzi lautorit sul piano domestico, a fronte di una grave crisi di legittimit e di un crescente malcontento allinterno del gruppo stesso.

La rinnovata minaccia di colpire infrastrutture critiche nel territorio saudita si  intensificata a seguito dellaccusa rivolta al Regno di aver tentato di intercettare il volo del 2 luglio e, successivamente, di aver bombardato la pista di atterraggio dellaeroporto di sana per impedire il rientro della medesima delegazione. Azione militare, questultima, rivendicata dal governo yemenita riconosciuto dalla comunit internazionale. Tale evoluzione segna una discontinuit rispetto alla fase di relativa calma osservata negli ultimi mesi nonostante il progressivo deterioramento del contesto regionale. La tempistica appare particolarmente significativa. Linasprimento della postura degli huti si verifica mentre il cessate-il-fuoco de facto in vigore dal 2022 continua a reggere almeno sul piano operativo, pur rimanendo altamente fragile. Parallelamente, negli ultimi mesi si erano registrati alcuni segnali di de-escalation, tra cui laccordo sullo scambio di prigionieri facilitato dalle Nazioni Unite nel mese di maggio, il mantenimento di canali di comunicazione tra Ansar Allah e Riyad nellambito del Comitato di coordinamento militare e il pi generale interesse a evitare una ripresa del confronto diretto. Perch, dunque, proprio ora?


La risposta va cercata nel mutato contesto regionale post-28 febbraio. Se Teheran punta a ridefinire, in primo luogo, lassetto securitario nel Golfo Persico, gli huti intravedono unopportunit strategica per estendere tale dinamica al Mar Rosso. La sola minaccia di vedere i due principali chokepoints della regione, Hormuz e Bab al-Mandab, integrati in ununica logica coercitiva e negoziale  specialmente nello scenario di ripresa del confronto su vasta scala tra Teheran e Washington, e di intervento militare diretto di Tel Aviv  accresce lasset negoziale di Ansar Allah per ottenere concessioni da Riyad e aumentare il costo di eventuali iniziative militari saudite.

La guerra israelo-americana contro lIran ha evidenziato la vulnerabilit dei principali snodi marittimi attraverso cui transita il commercio energetico globale. La quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz ha determinato uninterruzione senza precedenti dei flussi energetici, spingendo gli Stati arabi del Golfo ad attivare alternative e ad accelerare la ricerca di opzioni logistiche in grado di ridurre la dipendenza dallo Stretto. Ci ha ulteriormente accresciuto il valore strategico delle rotte marittime complementari, in particolare di Bab al-Mandab. Se lArabia Saudita, sin dallo scoppio della guerra e dallinizio della crisi di Hormuz, ha continuato a esportare petrolio, ci  stato possibile grazie al ruolo delloleodotto Est-Ovest e del porto di Yanbu sul Mar Rosso. Le petroliere in partenza da questo terminal, dirette principalmente verso i mercati asiatici, devono tuttavia transitare lungo la costa yemenita.

Tra marzo e maggio, Riyad ha esportato attraverso Yanbu una media di 3,6 milioni di barili di petrolio al giorno e sta valutando un ulteriore ampliamento della capacit delloleodotto per ridurre la propria dipendenza da Hormuz. Tale continuit operativa  stata resa possibile soprattutto dalla decisione degli huti di non riprendere, almeno finora, gli attacchi contro il traffico marittimo nel Mar Rosso meridionale e nellarea di Bab al-Mandab.  proprio in questa vulnerabilit strutturale che risiede una delle principali leve negoziali del movimento nei confronti di Riyad. In un contesto in cui Hormuz continua a rappresentare un nodo instabile e soggetto a interruzioni, lannuncio del blocco marittimo contro lArabia Saudita, insieme allla capacit degli huti di condizionare, limitare o interrompere la navigazione attraverso Bab al-Mandab conferisce loro uno strumento di pressione significativo, incidendo sulle infrastrutture energetiche saudite e, pi in generale, sulla sicurezza economica del Regno.

Unulteriore leva negoziale a disposizione degli huti  rappresentata dalla credibile minaccia di riprendere gli attacchi transfrontalieri contro infrastrutture critiche in territorio saudita. Dal 2022, infatti, la stabilizzazione del confine meridionale e delle regioni di Asir, Gazan e Nagran costituisce una delle principali priorit strategiche di Riyad. Il consolidamento di un cessate-il-fuoco permanente risponde allesigenza di estricarsi definitivamente dal conflitto e, soprattutto, alla volont saudita di creare un contesto di sicurezza favorevole alla protezione delle proprie infrastrutture critiche e dei programmi di sviluppo economico. In questo quadro, risulta difficile pensare che unescalation militare incontrollata sia nellinteresse di entrambi gli attori.

Lepisodio relativo al bombardamento dellaeroporto di sana si inserisce in questa dinamica e pu essere interpretato come un test dei limiti entro cui ciascun attore  disposto a spingersi senza innescare un conflitto diretto su larga scala. Secondo lanalisi di alcuni esperti, pi che segnare una rottura definitiva del processo di de-escalation, la successiva autorizzazione allatterraggio del volo a Hudayda suggerisce che i canali informali della diplomazia regionale siano rimasti operativi. Sotto questo aspetto, anche i missili lanciati dagli huti contro laeroporto di Abha, nel Sud-Ovest dellArabia Saudita, rientrerebbero in una logica di attacco calibrato, progettato per veicolare un messaggio politico, rafforzare la mobilitazione interna e, al contempo, esercitare unulteriore leva coercitiva nei confronti di Riyad. Tuttavia, in un contesto come quello yemenita, contrassegnato da elevata volatilit, anche episodi circoscritti rischiano di innescare una spirale di escalation di difficile contenimento.

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4. Il tentativo di Ansar Allah di ridefinire lo status quo, il bombardamento dellaeroporto di sana e le successive dichiarazioni del portavoce militare del movimento  che ha definito conclusa la fase di de-escalation con il Regno  indicano quanto la situazione sia estremamente precaria. Nel discorso pronunciato alla fine di luglio, il leader degli huti, Abd al-Malik al-huti, ha formulato esplicite minacce nei confronti di Riyad, sintetizzabili nellequazione aeroporti contro aeroporti, porti contro porti e blocco contro blocco. Nello specifico, unoffensiva militare su larga scala da parte di Riyad vedrebbe Ansar Allah estendere i propri attacchi allinsieme delle infrastrutture strategiche saudite, con particolare riferimento agli impianti petroliferi e agli altri asset critici del Regno. Un quadro di crescente tensione inserito in un contesto di forte mobilitazione interna.

Sul fronte degli huti, tale mobilitazione risponde a un triplice obiettivo: contenere il crescente malcontento nelle aree sotto il loro controllo canalizzando le tensioni sociali, ricostituire le proprie capacit militari attraverso il reclutamento di nuova manodopera e prepararsi alleventualit di una riattivazione del fronte interno. Secondo analisti e fonti locali, la nuova formazione militare, ispirata al modello del Basij, non  concepita come una forza di combattimento convenzionale, bens come una struttura permanente di mobilitazione e riserva. La campagna di mobilitazione si concentra principalmente in prossimit delle linee del fronte e delle aree di confine. La percezione di Ansar Allah  che lArabia Saudita stia cercando di ridefinire gli equilibri militari nello Yemen attraverso la ristrutturazione delle forze yemenite a essa allineate, sfruttando il rovescio della proiezione geostrategica di Abu Dhabi e del Consiglio di transizione meridionale nello Yemen del Sud. Oltre agli episodi registrati a sana e sada, testimonianze locali riferiscono di una crescente mobilitazione nei governatorati settentrionali di Al gawf e Marib e di un progressivo dispiegamento di rinforzi lungo le linee di fronte nei governatorati meridionali di Al Bayda, Al dali, Lahg e Taizz. Gli scontri tra le forze governative yemenite e gli huti sul fronte di Hays  nel Sud del governatorato di Al Hudayda, prossima alla costa e alle principali rotte marittime del Mar Rosso  hanno rappresentato gli episodi di violenza pi gravi registrati dalla tregua del 2022.

Nel complesso, questi sviluppi non indicano necessariamente limminenza di una ripresa del conflitto su larga scala. Essi evidenziano, tuttavia, la fragilit dellattuale assetto. In un contesto caratterizzato da crisi parallele ma interconnesse sul piano regionale e domestico, episodi di violenza circoscritti potrebbero rapidamente amplificarsi qualora tutti gli attori in campo superassero i limiti finora imposti dalla logica dellescalation calcolata.

