LA QUESTIONE ASSAB E LE GUERRE INFINITE ATTORNO AL MAR ROSSO, di Mario Giro.

Perch il nostro paese ha sempre puntato sul porto eritreo. La parabola dei contenziosi fra Asmara e Addis Abeba. Chi  Isaias Afewerki, protagonista dagli anni Settanta a oggi delle partite strategiche nella regione. I conflitti intestini minano il multiverso etiopico.

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1. Ci che oggi chiamiamo Eritrea in origine era un territorio governato da ras e potentati locali fino alloccupazione ottomana di Massawa del 1557. La citt costiera era poi passata allEgitto nel 1865. Laltopiano rimase indipendente fino alloccupazione italiana del 1869, iniziata con lacquisizione del porto di Assab da parte della compagnia Rubattino (la stessa che aveva trasportato i Mille in Sicilia). Il governo di Roma utilizz il sistema dellazienda privata per impossessarsi progressivamente di quella che dal 1890 diviene ufficialmente la colonia Eritrea. Non si voleva suscitare troppa attenzione da parte delle altre potenze: lidea era che il Mar Rosso sarebbe diventato presto unarteria essenziale per il commercio. Infatti Assab fu comprata due giorni prima dellinaugurazione del Canale di Suez, raro esempio di preveggenza e visione strategica italiana. Nel 1885 gli italiani prendono Massawa agli egiziani e in seguito occupano laltipiano di Asmara.  nota lavventura che dallEritrea porta lItalia a voler occupare tutto limpero etiopico. Dopo i disastri di Dogali e Adua (le prime sconfitte europee e bianche per mano di un esercito africano, simbolo per tutte le lotte anticoloniali), lItalia entra a Addis Abeba nel 1936.

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2. Limpero italiano dura poco. Gi nel 1941 le forze inglesi liberano Addis e prendono Asmara. La pi antica colonia italiana passa sotto amministrazione britannica. Alla fine della seconda guerra mondiale le potenze vincitrici non riescono a trovare un accordo sullindipendenza eritrea e ricorrono allOnu. Con la risoluzione 390 A (V) del 2 dicembre 1950 lAssemblea Generale delle Nazioni Unite stabilisce che lEritrea debba essere ununit autonoma federata con lEtiopia sotto la sovranit della corona etiopica. Ma il governo federale etiopico viene lasciato libero nellinterpretare la risoluzione e presto il Consiglio federale paritario viene svuotato di ogni potere. Progressivamente lEritrea perde autonomia e nel 1962  definitivamente annessa allEtiopia. Proprio in quellanno nascono i primi movimenti armati indipendentisti, tra cui il pi importante  lFle (Fronte di liberazione eritreo). Gi prima della federazione, lEritrea viene indebolita deliberatamente sul piano economico dallamministrazione militare britannica, privandola di una parte importante della sua base industriale. Vengono smantellati molti degli impianti costruiti nel periodo italiano, per trasferirli verso altri territori sotto influenza britannica.

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3. LFle  appoggiato dai paesi arabi, in particolare Egitto e Sudan, mantenendo sempre unimpronta islamica. Nel 1970, a seguito di una scissione, si forma lFple (Fronte popolare per la liberazione dellEritrea), con una linea marcatamente laica, terzomondista e antimperialista. A dare vita alla nuova formazione  un nucleo di combattenti dellFle, tra cui lattuale presidente Isaias Afewerki, tornato da una formazione militare in Cina nel 1968. Mentre combattono contro lesercito etiopico, Fle e Fple non mancano di scontrarsi tra di loro. I due Fronti sono fondamentalmente diversi: lFle  un movimento nazionalista eterogeneo con una struttura poco centralizzata, che include correnti ideologiche diverse e con una forte componente musulmana. Il Fple, invece, sviluppa unideologia ispirata al socialismo, promuove unidentit nazionale eritrea a superamento delle divisioni religiose ed etniche ed  sostanzialmente laico.

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4. Dal 1970 si passa dalla guerriglia alla guerra aperta: la dichiarazione dello stato di emergenza a Addis e il bombardamento indiscriminato di Keren da parte etiopica segnano linizio dellescalation. Il regime imperiale reagisce con estrema violenza e intere aree dellEritrea sono messe a ferro e fuoco, provocando i primi esodi di profughi verso il Sudan. Usa e Israele armano e consigliano il negus. Hail Selassie riesce in alcuni successi: stabilisce relazioni diplomatiche con Pechino che cessa di sostenere lFle e raggiunge un accordo sulla chiusura delle frontiere con il Sudan dove gli indipendentisti avevano basi. Fino al colpo di Stato del 1974 lesercito etiopico mantiene liniziativa sul terreno e pare riuscire a mettere in difficolt la guerriglia, peraltro divisa dalla lotta intestina. Il colpo di Stato che depone il negus e porta al potere il Derg marxista con a capo Menghistu Hail Mariam cambia radicalmente il quadro. Lammutinamento militare che d inizio al golpe parte proprio dai reparti stanziati in Eritrea. In poche settimane tutto cambia e il paese piomba nel caos. LEtiopia fa una virata di 180 gradi: fino ad allora saldamente nel campo occidentale, si allea allUrss. Gli americani devono abbandonare le loro basi in fretta anche se non avviene una rottura definitiva: gi dallestate del 1975 Addis pu contare nuovamente sugli aiuti Usa, per i quali appare pi importante contenere i sovietici in Africa che opporsi al neonato socialismo etiope. Tuttavia invece di rafforzare il paese, la rivoluzione del Derg  comitato rivoluzionario di giovani ufficiali  spezza il delicato equilibrio secolare tra le classi dirigenti amariche e le altre etnie (tigrine, oromo, afar eccetera). Il Derg si rivela un regime sanguinario che instaura il terrore rosso: un sistema di repressione violento e spietato. Lo stesso esercito inizia a sfarinarsi e cominciano le diserzioni. SullEritrea la politica del Derg non cambia malgrado i tentativi di Fidel Castro, che propone una mediazione (lidea di Fidel  una federazione socialista Etiopia-Eritrea-Somalia).

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5. Dal 1977 parte una nuova escalation: lUrss invia armi ma ormai lesercito etiopico ha perso posizioni. I due Fronti eritrei si sono consolidati anche se il divario tra loro  sempre pi grande. Giungono in Etiopia truppe cubane a dar man forte al Derg, anche se ci non giova a Addis. Nel contempo, sotto la direzione del leader tigrino Meles Zenawi, si  formato il Fronte popolare per la liberazione del Tigr (Fplt), regione limitrofa allEritrea e con molte affinit. Contemporaneamente inizia la lotta armata nellOgaden, regione rivendicata dagli etiopici fin dal 1897, sotto il regno di Menelik secondo. In effetti durante la seconda guerra mondiale i britannici acconsentivano alla sua consegna alla sovranit etiopica. Tuttavia, ottenuta lindipendenza nel 1960, la Somalia respingeva la validit di tali accordi dichiarando lintenzione di unire tutti i somali etnici sotto ununica bandiera. Con Siad Barre il progetto di creazione della grande Somalia acquista maggiore vigore, fino a sfociare nel 1977 in una vera e propria guerra. Il conflitto dura alcuni mesi e termina nel marzo 1978 con la sconfitta somala e il ritorno allo status quo ante.  comunque evidente che il regime del Derg, con le sue severe politiche dirigistiche e gli spostamenti forzati di popolazione, abbia portato lEtiopia in una situazione di persistente instabilit.

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6. A fine 1977 quasi tutta lEritrea  sottratta al controllo di Addis, con leccezione delle principali citt (Asmara, Massawa, Assab e Barentu). Ma la competizione tra i due Fronti fa sfuggire di mano una vittoria ormai prossima. Massawa viene quasi completamente distrutta da un bombardamento navale etiopico, dopo che i due Fronti si sono indeboliti scontrandosi in citt per giorni (vi si vedono tuttora i segni di quella battaglia). La svolta avviene nel 1981 con lalleanza tra Fple e Fplt, affini ideologicamente. Lintesa permette allFple di battere definitivamente la concorrenza dellFle, eliminandolo del tutto. Architetto dellalleanza strategica tra i due Fronti  Isaias Afewerki che dal 1987 diviene segretario generale dellFple. Nel 1991 i due Fronti alleati riescono a cacciare Menghistu ormai inviso a tutti gli etiopici. Con brutali programmi di collettivizzazione, il Derg ha perso ogni sostegno anche tra gli amhara. I due Fronti entrano contemporaneamente a Addis e Asmara. Menghistu fugge in Zimbabwe, dove si trova tuttora. LEtiopia diviene repubblica federale mentre lEritrea decide la sua sorte con il referendum del 1993, quando il 99% degli eritrei vota per lindipendenza.
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7. Nato nel 1946, Isaias Afewerki  stato studente di scienze e ingegneria allUniversit di Addis, fino al momento in cui abbandona gli studi per unirsi alla guerriglia. In La nostra battaglia e i suoi scopi, il suo primo testo di riferimento del 1973, Afewerki delinea i motivi che lo hanno indotto a staccarsi dallFle, scagliandosi contro il suo tribalismo e deviazionismo religioso. La critica  di aver diviso gli eritrei per religione e provenienza etnica, indebolendo lunit del popolo. Secondo lui ci che conta  il sentimento nazionale e la rivoluzione sociale: Una lotta rivoluzionaria deve avere una base nazionale. Essa non pu in alcun modo essere basata sul concetto di jihad o crociata cristiana. () La nostra convinzione  che il popolo eritreo era ed  tuttora oppresso e il nostro obiettivo  la liberazione del nostro popolo e di tutti gli altri popoli oppressi del mondo. Quanti cristiani o musulmani esistano in Eritrea non  di alcuna importanza o preoccupazione per noi. Ad Afewerki viene riconosciuto di aver promosso unidea di nazione fondata sullunit, nella quale le appartenenze etniche, regionali e religiose sono subordinate a una forte identit eritrea.

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8. La guerra tra Etiopia ed Eritrea indipendente scoppia nel maggio 1998. Le ragioni politiche del conflitto sono solo parzialmente legate al contenzioso di Badme, piccolo villaggio di 5 mila abitanti posto sulla frontiera del Tigr e da tempo rivendicato dallEritrea. La zona  arida e senza nessun particolare interesse, ma il controllo di Badme ha un portato simbolico. La linea di demarcazione tra i due Stati non  stata mai formalizzata, n Fple n Fplt sono mai riusciti a risolverla. Dietro il contenzioso frontaliero vi sono tensioni politiche pi profonde: Fple e Fplt hanno combattuto fianco a fianco contro il Derg ma dopo la vittoria sviluppano visioni divergenti sul futuro della regione. Da una parte vi  il rapporto personale e politico tra Zenawi e Afewerki; dallaltra, allinterno del Fplt esistono settori pi rigidi e diffidenti verso lEritrea, contrari a un rapporto privilegiato con Asmara. Ci che  in gioco non  tanto la frontiera internazionale ma la relazione tra tigrini ed eritrei, etnie imparentate ma diverse. I fatti di Badme divengono il detonatore di una crisi pi ampia: non solo una disputa territoriale ma lo scontro tra due visioni politiche e una diversa concezione dello Stato. Afewerki guarda con preoccupazione al federalismo etnico promosso in Etiopia, ritenendolo un modello che alimenta divisioni tribali, conflitti interni e instabilit regionale. Due episodi del 1997 fanno da detonatore del conflitto. A luglio Asmara decide di rompere laccordo sulla moneta comune tra i due paesi (birr) ed emette la sua valuta (nakfa), non convertibile in Etiopia. La decisione  legata al processo di identit nazionale. Come reazione Addis Abeba smette del tutto di utilizzare il porto di Assab spostando il traffico di merci e petrolio a Gibuti. Addis commette un errore strategico, autolimitandosi e impedendo alle sue merci ogni possibile autonomo sbocco al mare. Da quel momento fino a oggi la questione di Assab resta la contesa principale tra Asmara e Addis come gi lo era durante la colonizzazione.

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9. La guerra  il risultato di politiche identitarie contrastanti ma anche di una lotta per legemonia nellarea del Corno dAfrica e del Mar Rosso. Sia eritrei sia tigrini temono laltrui predominio nella regione. LFple ha sempre avuto un contenzioso nei confronti dellFplt su tale tema. Tra laltro gli eritrei sentono che i tigrini non sono sufficientemente riconoscenti per averli aiutati a entrare a Addis, anzi rappresentano una minaccia. Il conflitto  sostenuto da un forte consenso popolare da entrambe le parti. In una prima fase i combattimenti vanno in stallo. La diplomazia internazionale tenta vari approcci senza risultati efficaci. Ma il 17 maggio 1999, presso la citt di Barent (Eritrea sud-occidentale) gli etiopici sfondano le linee difensive eritree. Un quarto del territorio eritreo passa nelle loro mani. La pressione internazionale si fa molto forte. Nuovi incontri diplomatici si aprono il 30 maggio 2000 ad Algeri, in una situazione critica. Per lItalia  presente il sottosegretario agli Esteri Rino Serri, inviato Ue. Il 18 giugno 2000 viene firmato laccordo di cessazione delle ostilit che stabilisce il ritiro dei due eserciti sulle posizioni di partenza e la creazione di una zona cuscinetto di 20 chilometri nei territori contesi. Meles, malgrado le spinte della sua ala oltranzista, accetta.

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10. Laccordo di pace viene firmato sempre ad Algeri il 12 dicembre 2000. Si costituisce la Eritrea-Ethiopia Boundary Commission (Eebc), commissione indipendente i cui giudici sono scelti dalle liste della Corte permanente di arbitrato. La Commissione ha il compito di definire i confini tra le due nazioni affidandosi ai trattati coloniali tra Italia e Abissinia del 1901, 1902, 1908 e al diritto internazionale. I lavori terminano nel 2003 stabilendo che la citt di Badme appartiene allEritrea. Asmara accetta larbitrato nel novembre 2007 ma Addis lo respinge. Bisogna attendere il 2018 perch lEtiopia restituisca i territori occupati. A livello internazionale, vi  poco sostegno in favore del vincolo obbligatorio della decisione arbitrale. In quellarco di tempo lEritrea, sentendosi poco sostenuta dalle Nazioni Unite, irrigidisce la sua posizione. Nella memoria storica eritrea  ancora vivo il ricordo che lOnu non aveva difeso Asmara quando Addis decise per lannessione nel 1962: in questaltro frangente sembra che avvenga lo stesso.

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11. Fra le ragioni pi importanti della scelta etiopica di non accettare larbitrato, come pure si era impegnata a fare, sono le critiche sempre pi forti che scuotono la coalizione di Meles. La costituzione del 1994 aveva fatto una scelta federalista, volendo dare spazio a un moderato processo di decentralizzazione. Si perviene cos a un accordo fra le principali forze politiche, unificate nella coalizione del Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope (Fdrpe), delineando nove Stati regionali e due amministrazioni speciali (Addis Abeba e Dire Dawa). Con tale sistema ogni Stato regionale avrebbe avuto un suo partito. Ma poich a livello nazionale il governo aveva una forte leadership tigrina, il risultato era che tale complesso meccanismo tra centro e periferia consentiva alla componente tigrina il controllo su tutto il paese. Per questo Meles rifiutava di adeguarsi alle decisioni della commissione di arbitrato: rendere Badme ad Asmara poteva costargli il posto. A questo si aggiungevano le vecchie diatribe sulla cessione di Assab allEritrea nel 1993 e le tensioni con gli oromo (40% della popolazione etiopica) e altre minoranze, che alimentavano ulteriormente le critiche contro il governo.

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12. A quel punto il conflitto si regionalizza e si intreccia con la Somalia che diviene un nuovo terreno di scontro tra Addis e Asmara. Durante il periodo della lotta di liberazione eritrea, la Somalia di Siad Barre aveva sempre sostenuto la sua causa mentre lEritrea appoggiava i ribelli oromo (Fronte di liberazione oromo, Olf) le cui basi sono in Somalia. Intanto Addis arma gruppi opposti. Dopo lo stallo dellarbitrato, Asmara ha anche riattivato i suoi antichi legami con il Fronte nazionale di liberazione dellOgaden (Onlf) nella regione a maggioranza etnica somala dellEtiopia. Lintervento militare di Addis in Somalia, avvenuto alla fine del 2006 con il sostegno americano,  dipeso anche da tali eventi: cercare di limitare linfluenza degli alleati somali di Asmara. Loperazione provoca limmediata reazione degli eritrei che aumentano il loro supporto (in funzione anti-Addis) alle corti islamiche che avevano distrutto il potere dei precedenti signori della guerra. Addis punta allunit somala sotto controllo occidentale mentre per Asmara la questione del Somaliland (e di altre regioni somale) andrebbe definita tramite referendum popolare. Tra il giugno 2008 e il 2010 avvengono scontri anche tra lesercito eritreo e quello gibutino a causa della disputa sul tracciato della frontiera nellarea di Ras Doumeira e dellisola di Doumeira, zona situata allimbocco dello Stretto di Bab al-Mandab e attraversata dalla frontiera. Solo nel 2010, grazie alla mediazione del Qatar, i due paesi accettano un meccanismo di de-escalation e la presenza di osservatori qatarini nellarea contesa. Il duello tra Asmara e Addis si svolge anche sullo scacchiere sudanese. Addis ha spesso utilizzato i rifugiati eritrei in Sudan (durante la guerra di indipendenza sono 400 mila) per infiltrarsi. I rapporti con il Sudan  anchesso in guerra fino al 2005 e poi dal 2023  sono altalenanti. Afewerki gioca un ruolo importante nelle trattative tra i ribelli sudanesi del Fronte orientale (Beja Congress) e il regime di Khartum, tanto che la pace viene firmata ad Asmara e ancora tiene. Il leader eritreo cerca di offrire i suoi buoni uffici anche nella crisi del Darfur (2005-6). Molti movimenti darfuriani hanno uffici ad Asmara. Nella guerra interna in Sud Sudan lEritrea si  spesso attivata come mediatore.

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13. La pace definitiva tra Asmara e Addis viene siglata solo nel 2018, quando Isaias Afewerki e il nuovo primo ministro etiopico Abiy Ahmed si riconciliano. Il riavvicinamento allEritrea offre ad Abiy un sostegno strategico permettendogli di rompere lisolamento regionale, indebolire il Fplt e presentarsi come il leader capace di chiudere una guerra congelata da ventanni. Per lEritrea lintesa con Abiy rappresenta loccasione per superare lostilit tigrina e gli effetti della guerra del 1998-2000. La riconciliazione permette allesercito di Addis di rispondere alla sfida dellFplt che non accetta il nuovo corso unitario del paese (Abiy ha unificato le forze politiche nel Partito della prosperit). Dopo la morte di Meles progressivamente il potere era sfuggito dalle mani tigrine e, dopo 27 anni, stava passando ad altri gruppi. Abiy cambia la struttura etno-federale del paese con un nuovo assetto unitario.

La guerra riesplode nel 2020 tra Addis e Makall  capitale tigrina  e dura fino al 2022 con la riconquista del Tigr da parte dellEtiopia. La commissione dellUnione Africana (Ua) media a Pretoria con negoziati di pace fra governo etiopico e Fplt che assomigliano a una capitolazione tigrina. Lesercito eritreo collabora attivamente con Abiy contro i tigrini, presi cos in una tenaglia. Tuttavia anche la ritrovata amicizia tra Addis e Asmara non dura a lungo: gi nel 2022 Eritrea ed Etiopia tornano ostili, spartendosi le simpatie dei tigrini ormai divisi. A complicare il quadro c anche la rottura dellalleanza tra Abiy e gli amhara (il gruppo etnico storico di Hail Selassie e Menghistu), suoi ex alleati nella guerra contro i tigrini. La causa  un ulteriore dissenso sulla ridefinizione dei confini interni (ci si disputa il controllo del Wolkeyt, altres denominato Tigr occidentale ma che gli amhara considerano proprio). Paradossalmente come la politica federalista di Meles si era fatta numerosi nemici, anche quella unitarista del nuovo premier non trova il consenso delle varie nazionalit etiopiche. Unulteriore criticit  rappresentata dal conflitto civile in Sudan scoppiato nel 2023, che vede Asmara e Addis schierate su fronti opposti.

Dopo Pretoria il quadro politico etiopico si  dunque rovesciato di nuovo. LEritrea  in dialogo con diversi attori etiopici contrari ad Addis, compresi ambienti tigrini, amhara e oromo. Allo stesso tempo dentro lEtiopia si allarga il fronte anti-Abiy: le milizie Fano amhara combattono contro il governo federale; il Fronte di liberazione oromo riprende fiato e una parte dellFlpt entra di nuovo in ribellione. Si tratta di una convergenza tattica tra forze diverse, unite per nellaccusa ad Abiy Ahmed di essere responsabile del collasso politico, militare ed economico dellEtiopia.

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14. In conclusione: il Corno dAfrica  preda di un intreccio di guerre che si alimentano luna con laltra. In primo luogo, vi  la questione della fragilit statuale dellEtiopia, un mosaico di popoli che si sentono nazioni a s, ognuna con le proprie ambizioni. Qualcuno definisce la situazione di Abiy come quella del granduca di Addis, non potendo garantire il controllo oltre 100 chilometri dalla capitale. In secondo luogo, vi  la disputa tra Eritrea e Etiopia riguardo allo sbocco sul Mar Rosso, cio Assab. Recentemente Abiy ha di nuovo annunciato che quel porto strategico torner sotto sovranit etiopica. Tutti i tentativi alternativi (sbocco a Gibuti, tramite Dire Dawa nel Somaliland eccetera) sono per ora rimasti lettera morta per mancanza di volont o di finanziamenti. In funzione di contenimento, nel 2020, Egitto, Arabia Saudita, Giordania, Sudan, Gibuti, Eritrea, Somalia e Yemen hanno costituito il Consiglio degli Stati arabi e africani del Mar Rosso e del Golfo di Aden, un organismo intergovernativo il cui scopo  garantire la sicurezza delle rotte marittime e promuovere la cooperazione economica tra i paesi litoranei. LEtiopia vorrebbe farne parte. In terzo luogo la crisi sudanese sta influenzando i gi fragili equilibri regionali, portando con s ingerenze dal Golfo e dal Nord Africa. In quarto luogo la guerra infinita in Yemen ha aggravato la situazione, con il rischio endemico di chiusura dello Stretto di Bab al-Mandab da parte degli huti, con i quali Asmara mantiene buone relazioni. La recente guerra Usa/Israele-Iran a Hormuz ha reso quel passaggio  e tutto il Mar Rosso fino al Canale di Suez  ancora pi strategico.

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15. Infine non si pu omettere una seconda conclusione pi italiana: la centralit strategica di Assab era gi chiara a fine Ottocento e poco  cambiato a tale riguardo. LItalia tolse quella costa agli egiziani e agli ottomani, tornati ora sotto laspetto della Turchia di Erdogan e lEgitto di al-Sisi. Sarebbe opportuno affidare la gestione del porto di Assab o di Massawa a un operatore italiano, considerando i buoni rapporti attuali con lEritrea. Le coste del Mar Rosso sono molto sollecitate: i russi da tempo vogliono una base navale; la met dei porti commerciali sauditi  gestita da operatori emiratini; lEritrea ha affidato il porto di Aden prima agli Emirati e ora agli egiziani. La situazione caotica del Sudan in preda alla guerra civile per ora non favorisce gli appetiti della sua parte di costa, anche se la Turchia mira allutilizzo del porto di Sawakin, poco pi a sud di Porto Sudan (dove arrivano gli oleodotti dal Sud Sudan e dove i russi ancora sperano di poter far attraccare le proprie navi da guerra). I porti somali sono a disposizione del miglior offerente, tra cui ovviamente gli emiratini gi impiantati a Berbera (in joint venture con lEtiopia) e a Bosaso; poi sono giunti gli israeliani, oltre alla presenza turca a Mogadiscio. A parte le molteplici basi militari, a Gibuti i cinesi sono riusciti ad acquisire il 20% dellarea portuale commerciale, estromettendo gli emiratini. Infine, tramite gli huti, gli iraniani sono presenti ad al-?udayda, dirimpetto alla costa eritrea.

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16. Cos come nel Mediterraneo orientale, anche sul Mar Rosso una cooperazione italo-turca per stabilizzare ed evitare derive pericolose o estremiste sarebbe auspicabile. Magari con il concorso dellEgitto. Nessuno pu garantire che Bab al-Mandab non subisca una nuova crisi: meglio prevenirla per preservare lapertura del Medioceano (lasse marittimo che collega lOceano Indiano via Mar Rosso, Suez e Mediterraneo, allo Stretto di Gibilterra e allAtlantico), via strategica sia per Roma sia per Ankara e Il Cairo. Uno dei motivi che indussero la comunit internazionale a mettere in piedi la pi grande operazione anti-pirateria mai organizzata dal Golfo di Aden allOceano Indiano occidentale (Atalanta) fu proprio la necessit di difendere i delicati equilibri del Mar Rosso, da cui passa il 10% del traffico cargo globale e oltre il 40% di quello tra Asia ed Europa. Dobbiamo abituarci al fatto che tale flusso sia sempre in pericolo.

Dal punto di vista geopolitico gli esperti chiamano arena del Mar Rosso la zona meridionale interessata dagli interessi degli Stati che afferiscono a quel mare: in pratica unarea che dalle coste turche si spinge fino a Zanzibar e al Mozambico. Nessuno  mai riuscito ad averne il completo controllo nemmeno in passato, e oggi tutti sono costretti ad alleanze ibride e a geometria variabile. Da quando la pirateria  stata rintuzzata (per quanto?), le varie regioni semi-indipendenti somale hanno iniziato a sfruttare la loro posizione geografica. Per questo lItalia dovrebbe dotarsi di una vera politica di sicurezza del Mar Rosso. Non si tratta di un interesse lontano ma di una priorit nazionale: dalla stabilit di Bab al-Mandab dipendono la sicurezza dei traffici, lenergia, le catene di approvvigionamento, il ruolo dei porti italiani e la proiezione dellItalia nel Medioceano/Mediterraneo allargato. Assab ne costituirebbe il pivot.