MALTA  GRANDE SUL MARE E TIENE IN SCACCO LITALIA, di Fabio CAFFIO.

Lisola ha costruito una proiezione marittima ben superiore al suo peso territoriale e demografico. Allorigine della neutralit di cui siamo ancora gli unici garanti. La crisi della Saipem seconda e la disputa su Sar e Zee. Roma esita, La Valletta aspetta e incassa.

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1. Malta c ma non si vede. O almeno non la vede chi, come accade a volte in Italia, guarda solo alla parte emersa delliceberg. Ben diversa la prospettiva di americani e russi: nel 1989, quando la fine della guerra fredda sembrava ormai a portata di mano, individuarono nellisola la sede simbolica per uno storico summit. Lo stesso vale per lUnione Europea, che immaginandola come un ponte verso il Nord Africa  riuscita a ridurne linsularit. Distante circa 100 chilometri dalla Sicilia e 300 dalla Libia, collocata in prossimit delle principali rotte del traffico mediterraneo, Malta gode di uninvidiabile posizione di hub marittimo. Sin dai tempi di Carlo quinto, il Regno di Napoli rivendic a lungo diritti sullisola, contribuendo a influenzarne la cultura locale, mentre i Cavalieri ne facevano la loro fortezza. Furono per francesi e inglesi a comprenderne fino in fondo limportanza strategica. Infatti, durante il secolo e mezzo delloccupazione britannica, Malta riusc a sviluppare unorgogliosa consapevolezza della propria vocazione marittima, che i Cavalieri avevano a lungo custodito gelosamente.

In anni recenti, le sue piccole dimensioni  500 mila abitanti e 316 chilometri quadrati di superficie  non le hanno impedito di avanzare pretese su una Zee di 76 mila chilometri quadrati, oltre duecento volte il suo territorio. Ancora pi estesa  la sua enorme zona di ricerca e soccorso (Sar) che copre circa 250 mila chilometri quadrati. Da secoli Malta guarda al mare facendone un punto di forza geopolitico. Per certi versi richiama lo Stato da mar veneziano, quella rete di isole e chokepoints che la Serenissima controllava con la sua Marina. Tuttavia, Malta non ha mai avuto possedimenti dOltremare. Un tempo la Marina dei Cavalieri era una forza di tutto rispetto, ma oggi la componente navale maltese  formata da unit non combattenti, con funzioni di guardia costiera affidate al Maritime Squadron, inserito nella ridotta struttura militare di autodifesa delle Armed Force of Malta (Afm).
 
Nonostante le apparenze, La Valletta ha saputo costruire un particolare potere marittimo. Oltre alle vaste zone di giurisdizione, pu infatti vantare unimponente flotta mercantile: circa 1.900 navi iscritte nel registro nazionale, per un totale di 90 milioni di tonnellate di stazza lorda. Numeri che collocano Malta al primo posto in Europa e al sesto nel mondo dello shipping, grazie soprattutto al suo attrattivo open registry, che  riuscito a superare la cattiva fama di bandiera di convenienza.
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2. Questi risultati sono il frutto di una storia secolare legata al mare. Era dunque naturale che La Valletta, ottenuta nel 1964 lindipendenza dalla Gran Bretagna, si mettesse fin da subito in luce per un approccio originale ai temi del regime dei mari, nellambito dei lavori che avrebbero condotto alla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, lUnclos. Nel 1967, lambasciatore maltese Arvid Pardo propose il principio del patrimonio comune dellumanit (common heritage of mankind), una formula pensata per favorire luso pacifico dei mari, che oggi  parte dellUnclos. Apparve allora chiaro lorientamento neutralista dellisola, poi consolidato nella costituzione. In quegli anni si consum anche lo strappo con la Nato: nel 1971 il premier laburista maltese Dom Mintoff, appena salito al governo, dichiar persona non grata lammiraglio Gino Birindelli, allora a capo del Comando navale dellEuropa meridionale (Navsouth), mettendolo alla porta in 24 ore. Il comando fu cos trasferito a Napoli, mentre sullisola venne temporaneamente ospitata una base britannica. Il dado era tratto: Malta aveva capito i vantaggi della militarizzazione. Cominciava cos una nuova storia, quella di unisola capace di veleggiare leggera per i mari del mondo, priva delle preoccupazioni della difesa militare.

Liniziativa di Mintoff rappresentava il punto di arrivo di un movimento indipendentista che aveva portato Malta ad affrancarsi dal dominio britannico nel 1964. Dieci anni pi tardi, lisola diventava repubblica, seguendo una politica estera di non allineamento, in sintonia con quello che al tempo era un movimento molto attivo sulla scena internazionale. Tale orientamento si consolid nel 1979, con la cessazione definitiva della presenza militare britannica. Nel frattempo nacque un legame stretto con la Libia di Gheddafi, alimentato dai reciproci interessi anti-occidentali. Rapporto non privo di alti e bassi, come dimostr lepisodio del Banco di Medina, un bassofondo a sud-est di Malta che il governo della Valletta apr unilateralmente alla ricerca petrolifera nonostante fosse rivendicato dalla Libia. Il 19 agosto 1980 una fregata libica si avvicin alla nave italiana Saipem seconda, impegnata in attivit di ricerca energetica nel sito per conto della Texaco Malta Inc., intimandole la cessazione delle attivit su quella che la nave militare defin piattaforma continentale libica. Un episodio analogo si verific due giorni dopo, quando un sommergibile libico abbord la stessa nave. Lincidente era la spia di un forte contrasto politico tra Tripoli e La Valletta, ma mostrava anche quanto Malta fosse consapevole del carattere irrinunciabile del controllo su unampia zona di mare per il proprio potere geopolitico. Pur potendo vantare diritti sul Banco, lItalia fin per recitare un ruolo subalterno in questa vicenda, forse strumentalizzata da Malta nel confronto con i libici, che Roma si trov poi ad affrontare anche sul piano militare.

Pur avendo coltivato fino ad allora una stretta relazione con Tripoli per ben precisi calcoli dopportunit politico-economica, La Valletta fin per presentarsi come vittima dello strapotere libico. In questo contesto prese quindi corpo la neutralit maltese, concepita anzitutto come strumento per salvaguardare lindipendenza e lintegrit territoriale dellisola. Non meno importante per Malta era inoltre lobiettivo di rivestire, mediante una conclamata active neutrality, un ruolo politico autonomo, fondato sui temi della sicurezza e della stabilit nel Mediterraneo. Per realizzare questo disegno La Valletta cerc supporto, anche finanziario, da paesi come Algeria, Francia e Unione Sovietica con una spregiudicata e dinamica politica di alleanze. Nei fatti, per, il sostegno di questi paesi rimase sulla carta. Non and infatti a buon fine la proposta libica di un patto tra Roma, Parigi, Algeri e la stessa Tripoli per sostenere la neutralit maltese: fu La Valletta a opporsi, preferendo la via degli accordi bilaterali.

Subito dopo lincidente della Saipem seconda, Roma corse in aiuto di Malta. In quellestate del 1980, il ruolo dellItalia fu decisivo nella gestione della crisi tra Tripoli e La Valletta. In tempi molto ristretti, il nostro paese si impegn a riconoscere e garantire lo status di neutralit assunto unilateralmente da Malta nel 1979. La firma dellaccordo avvenne infatti il 15 settembre 1980, a pochi giorni di distanza dai fatti accaduti in mare. Limpegno fu preso attraverso uno scambio di note, poi ratificato dallItalia con legge 149/1981, cui era annessa una dichiarazione di neutralit redatta con una formulazione che sarebbe rimasta immutata fino al suo inserimento nella costituzione maltese, nel 1987. Nel preambolo della dichiarazione si faceva riferimento alla decisione del Popolo della Repubblica di Malta di eliminare tutte le basi straniere dopo il 31 marzo 1979 e di contribuire alla pace e alla stabilit nella regione mediterranea, trasformando linnaturale ruolo di fortezza del suo paese in un centro di pace e in un ponte di amicizia tra i popoli dEuropa e del Nord Africa. Dopo lentrata in vigore dellaccordo l8 maggio 1981, con sorprendente tempismo, il 15 maggio 1981 il governo maltese eman quella dichiarazione di neutralit che, seguendo parola per parola il testo inserito nellaccordo con lItalia,  tuttora larchitrave della collocazione internazionale dellisola.

Eloquente in particolare  lincipit del testo, da cui risulta che lo status politico di Malta sia caratterizzato da una postura internazionale attiva, dalla demilitarizzazione e dal potenziale contributo di paesi terzi: Malta  uno Stato neutrale, impegnato attivamente a promuovere la pace, la sicurezza e il progresso sociale tra tutte le nazioni, attraverso ladesione a una politica di non allineamento e il rifiuto di partecipare a qualsiasi alleanza militare. Tale status comporter, in particolare, che: a) nessuna base militare straniera sar consentita sul territorio maltese; b) nessuna installazione militare a Malta potr essere utilizzata da forze straniere, salvo che su richiesta del governo.

Non  possibile a distanza di quarantanni stabilire se lItalia abbia inciso sulla formulazione della dichiarazione di neutralit. Daltronde risulta che i due paesi avessero gi avviato consultazioni bilaterali per la stipula di un patto di garanzia a due e che, nel 1978, un progetto fosse stato redatto da un gruppo di esperti giuridici di Francia, Italia e Malta. Di certo i nostri politici dellepoca valutarono con attenzione le clausole che prevedono lintervento militare italiano, su richiesta di Malta, nel caso in cui lisola debba far fronte a una grave minaccia nellesercizio della legittima difesa internazionale. Lo stesso valeva per le disposizioni sullammissione, in territorio maltese, di personale militare italiano per lesecuzione di lavori o attivit civili: questo fu uno dei compiti della Delegazione italiana di assistenza tecnico-militare (Diatm) inviata a Malta nel 1981, la cui natura sarebbe stata modificata dopo lingresso dellisola nellUe.

Riflettendo oggi sulla vicenda della neutralit maltese, appare evidente il suo legame con la questione dei rapporti tra lisola e la Nato. Le relazioni furono strumentalmente interrotte nel 1971 per iniziativa di Mintoff, ma di fatto proseguirono sotto traccia fino al 1980, quando lItalia si fece dimprovviso garante della neutralit maltese.  infatti opinione di alcuni osservatori che Roma ag per conto dellAlleanza Atlantica, intenzionata a non consentire un ulteriore allargamento dellinfluenza libica e sovietica. Non sappiamo, comunque, quanto La Valletta condividesse allora un simile scenario. Mentre negoziava con lItalia, infatti, continuava a giocare separatamente con Mosca: l8 ottobre 1981 fu firmato il memorandum in cui lUnione Sovietica assumeva generici impegni di garanzia della neutralit, che prevedevano anche possibili forme di intervento in caso di minaccia alla sovranit dellisola.

Laccelerazione imposta alla storia di Malta dalle vicende dellestate del 1980  che, non dimentichiamolo, riguardarono anche lItalia con il disastro di Ustica e la strage di Bologna  era connessa alle altalenanti relazioni tra La Valletta e Tripoli. Non a caso, di l a poco sarebbe avvenuto un nuovo giro di valzer. A seguito delle tensioni con lItalia sullapplicazione del primo protocollo finanziario che accompagnava laccordo di neutralit, Malta si riavvicin alla Libia con un trattato di amicizia e cooperazione valido per cinque anni, in forza del quale Tripoli prometteva assistenza militare ed economica. Il miglioramento delle relazioni port i due paesi a concordare, nel 1982, il deferimento alla Corte internazionale di giustizia (Cig) della controversia sulla titolarit dei diritti sul fondale della piattaforma continentale, emersa con gli episodi dellagosto 1980.

Si venne cos a creare unasse libico-maltese che penalizz lItalia sul piano delle rivendicazioni marittime. Il nostro paese percep infatti la formazione di un patto ad excludendum nei propri confronti quando Tripoli si dichiar contraria alla richiesta di Roma di intervento come controinteressata davanti alla Cig, per far valere i diritti a ovest e a est di Malta. La pretesa maltese inglobava infatti le Pelagie, negando validit allaccordo concluso dallItalia con la Tunisia nel 1971. Inoltre, a est si spingeva fin quasi a incrociare il limite estremo della piattaforma continentale italo-greca, delimitata nel 1977. La Corte, pur non ammettendo lintervento in giudizio, tenne conto delle nostre argomentazioni: nella decisione finale del 1985 circoscrisse larea che Malta e Libia avrebbero potuto spartirsi  come poi fecero con laccordo del 1986  lasciando impregiudicate le aree a est e a ovest, nelle quali riconobbe lesistenza di diritti dellItalia. Vale a dire: verso ovest, una piccola area a sud delle Pelagie, da spartire con Tunisia, Malta e Libia, mentre a est del meridiano 1510, passante per Capo Passero, una vasta zona in cui lItalia viene individuata come Stato frontista della Libia.

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3. Da allora, la controversia non  ancora stata risolta. Malta, pur negoziando con lItalia da pi di cinquantanni, non ha ancora accettato soluzioni diverse dallapplicazione rigida dellequidistanza frontale  soluzioni che sarebbero invece necessarie, secondo lUnclos, per pervenire a un risultato equitativo. Di recente la partita si  complicata. Tripoli  ricomparsa sulla scena, stabilendo un limite della propria piattaforma continentale che  come ai tempi dellincidente della Saipem seconda  si sovrappone alla pretesa maltese. Solo che, questa volta, Tripoli si dichiara apertamente a favore dellItalia affermando che il confine marittimo segue la linea mediana tra la terraferma italiana, inclusa lisola di Sicilia, e la terraferma libica.

Immediata  stata la reazione di Malta, che ha contestato tale pretesa presentandosi con una certa spregiudicatezza come lunico paese frontista della Libia, quasi che la Cig non avesse gi riconosciuto lesistenza di diritti italiani. Stretta tra i due contendenti, lItalia si  rivolta a Tripoli senza coinvolgere La Valletta, concordando sulla proposta di trattative aperte anche ai paesi vicini e riaffermando la validit della sentenza della Cig del 1985. Le nostre posizioni solo state ufficializzate con nota verbale del 26 maggio 2026.
Detto questo, va aggiunto che la questione non riguarda oggi solo Malta, Libia e Italia, oltre che, pi marginalmente, la Tunisia. Dietro le quinte si agita infatti la disputa nel Mediterraneo orientale, che vede coinvolte, da un lato, Grecia, Egitto e Cipro e, dallaltro, Libia e Turchia. Malta  schierata con la Grecia nel sostenere la tesi secondo cui le isole, per quanto piccole, abbiano diritto agli stessi spazi marittimi della terraferma, anche a scapito del principio di proporzionalit. Ricordate la minuscola Kastellorizo, su cui Atene fa perno per intercludere con la sua Zee le coste anatoliche? Oppure il memorandum turco-libico del 2019, che raccorda lAnatolia alla Cirenaica ignorando leffetto di Creta e Rodi? Lecito pensare che Malta segua le posizioni greche, mentre la Libia sia consigliata dalla Turchia. Ma chi pu dirlo? La Valletta  sempre imprevedibile: si pensi che nel 2020 aveva stipulato unintesa proprio con Ankara e Tripoli. Lo scenario  comunque molto pi vasto e coinvolge ingenti interessi energetici, sia per parte maltese  con lapertura alla ricerca di blocchi assegnati a Chevron in aree rivendicate da Italia e Libia  sia per quanto riguarda la piattaforma continentale tra Creta e la Cirenaica dove si sovrappongono le concessioni greche e libiche.
 
Quanto allItalia, la nostra politica energetica appare incerta e frenata da istanze ambientaliste: lestrazione di gas offshore resta entro limiti circoscritti, mentre molti impianti eolici in mare attendono ancora di essere autorizzati nella Zee nazionale, istituita in forma provvisoria e limitata con dpr 193-2025. Pur non volendo ricercare nuovi giacimenti, o comunque esitando a realizzare impianti offshore, il nostro paese dovrebbe mostrare interesse per i suoi potenziali spazi marittimi di giurisdizione extraterritoriale: essi rappresentano infatti il luogo di elezione della blue economy e della protezione delle infrastrutture critiche di interesse nazionale. Meglio sarebbe, allora, aprire un tavolo negoziale con Tripoli secondo quanto indicato nella recente nota verbale del maggio 2026, in modo da concretizzare le nostre intenzioni. Tanto pi che Malta, come al solito, si  gi mossa coi libici senza avvertirci. Ovviamente, la soluzione di unarea congiunta italo-libico-maltese in parte dei settori di sovrapposizione sarebbe ottimale, oltre che in linea con la prassi internazionale basata sugli articoli dellUnclos.

Il fatto  che lItalia, mentre ha ridotto nellAdriatico e nello Stretto di Sicilia le aree della piattaforma continentale oggetto di concessioni per lestrazione di gas, non ha ancora disciplinato le attivit di eolico in mare nella Zee. Diversi progetti al largo delle nostre coste attendono di essere approvati e appare sempre pi chiaro che questo stallo contribuisce a mantenere elevati i costi dellenergia elettrica, ancora fortemente condizionati dal prezzo del gas. Il messaggio trasmesso agli altri paesi, pi che improntato a moderazione, rischia cos di apparire rinunciatario. Si pensi allarea della nostra piattaforma continentale a est del meridiano 1510, aperta alla ricerca con decreto ministeriale del dicembre 2012, ma non estesa fino ai limiti massimi della pretesa italiana presentata alla Cig nel 1985. Tant che, come detto, Malta ha concesso a Chevron blocchi ricadenti proprio in quella zona.  questo, da sempre, il nostro handicap: essere troppo corretti, convinti che gli altri apprezzino la nostra cautela. Il punto, per,  che nessun paese mediterraneo, a cominciare proprio da Malta, si  finora autolimitato nel rivendicare spazi di Zee e piattaforma continentale.

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4. Potremmo terminare qui la disamina delle questioni bilaterali italo-maltesi, se non fosse che resta aperto  dopo trentanni di dispute e polemiche  il dossier migratorio. I casi di attrito e incomprensione reciproca non si contano ed  pure difficile ricordarli tutti. Nellottobre 2013 si  verificata la nota tragedia di Lampedusa per la quale sono stati condannati i responsabili della Marina e della Guardia costiera italiane senza considerare che le omissioni erano imputabili principalmente alle autorit maltesi, le quali avevano ritardato i soccorsi. Alla radice di ci vi  la pretesa di Malta su una vastissima Sar di 250 mila chilometri quadrati, che dalle acque territoriali tunisine arriva a ridosso di Creta:  stata stabilita negli anni Ottanta facendo coincidere i suoi limiti con quelli della sovrastante Area di controllo aereo (Fir) risalente al periodo coloniale britannico.

Il primo problema irrisolto  che tale zona non  frutto di un accordo di cooperazione Sar con lItalia, come sarebbe invece necessario secondo lUnclos e la convenzione di Amburgo del 1979. Basti pensare che ingloba le acque territoriali delle Pelagie e si sovrappone, in altri punti, ai limiti della Sar italiana. Tutti i tentativi italiani di ridurne lestensione, anche in ragione delle limitate capacit di soccorso dellisola, sono caduti nel vuoto. Poi ci sono le interpretazioni maltesi dei princpi Sar, non in linea con la normativa applicabile in materia di situazione di pericolo (distress) e di individuazione del luogo sicuro di sbarco dei migranti soccorsi (Pos).  Certo, Malta  una piccola isola: rispetto allItalia ha minime capacit di accoglienza e non potrebbe quindi rispettare, in caso di sbarchi massicci, i princpi del Regolamento di Dublino, che attribuisce al paese di primo ingresso la responsabilit della protezione.  comprensibile perci che La Valletta abbia cercato il sostegno della Guardia costiera libica per le attivit di soccorso nella propria Sar e per i conseguenti ritorni in Libia  senza peraltro mai incorrere in alcuna censura da parte di tribunali interni o della Corte europea dei diritti delluomo, n in particolari contestazioni della propria opinione pubblica, se si escludono quelle dellarcivescovo Charles Scicluna.

Sorprende tuttavia lindisponibilit di Malta a cooperare con lItalia mediante un accordo formale, nonostante da trentanni la nostra Guardia costiera operi di fatto allinterno della sua Sar esercitando una forma di supplenza. Segno questo  come per il caso della pretesa sulla piattaforma continentale e sulla Zee  di un radicato spirito nazionalista, che interpreta il mare in tutte le sue forme di giurisdizione extraterritoriale come prolungamento del dominio terrestre.

Le relazioni italo-maltesi hanno subto, nel tempo, una profonda mutazione politica, passando dallirredentismo del periodo fascista, di cui fu esponente litalo-maltese Carmelo Borg Pisani, al grande impegno da noi profuso nellassecondare le ambizioni del premier Mintoff. Successivamente si sono alternate fasi di reciproca indifferenza e momenti di accesa polemica sul dossier Sar. In ogni caso, non  mai venuto meno un franco spirito di buon vicinato, testimoniato dal florido interscambio commerciale e dalla presenza di investitori italiani intenzionati a sfruttare le opportunit finanziarie offerte dallisola.
 
La verit  che, da quando  entrata nellUnione Europea, Malta ha meno bisogno di noi: vede lItalia come un vicino con cui intrattenere rapporti nel quadro istituzionale dellUe, non pi come un alleato necessario. Eppure, il nostro paese continua a credere in una relazione speciale, che per  puntualmente contraddetta dallinflessibilit maltese sulla delimitazione degli spazi marittimi e sulla Sar. In teoria, laccordo sulla neutralit del 1980 (ancora in vigore a tutti gli effetti) dovrebbe essere il pilastro della relazione. Ma quando se ne parla lo si fa a mezza bocca, quasi si trattasse di unintesa ottocentesca. La Valletta ha in effetti riscoperto la sua neutralit con la crisi russo-ucraina, quando ha dovuto interrogarsi sulla possibilit o meno di fornire assistenza a Kiev, ma non risulta ne abbia mai parlato con nostri rappresentanti. Nel frattempo il suo peso in Europa  dove dal 2022 un maltese ricopre limportante incarico di presidente del Parlamento   cresciuto proprio grazie al suo non allineamento. Malta infatti  molte cose, oltre che membro dellUe:  legata alla Libia (sia a Tripoli sia a Bengasi) da interessi comuni nonostante le crisi ricorrenti, appartiene al Commonwealth, aderisce al Consiglio dEuropa, mantiene con la Nato una Partnership for Peace (PfP) e pu contare su una Chiesa influente, presente con figure di rilievo anche nella Curia vaticana. La Valletta, inoltre,  stata eletta membro non permanente del Consiglio di Sicurezza per il periodo 2023-2025  allItalia nel 2017 era riuscito solo per un anno. E nel 2024 ha assunto la presidenza dellOsce.

La domanda, allora,  inevitabile: se davvero esiste una relazione speciale, cementata da storia, cultura, economia e anche dal trattato neutralit, perch essa non si manifesta in atti concreti per risolvere i dossier aperti da decenni? Una risposta si pu forse dedurre, indirettamente, da un dettaglio. La stampa maltese, commentando la posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla questione Zee durante la visita a Roma del premier Abela nel 2023, ha ironizzato sul fatto che, nel quadro europeo, ci sono oggi priorit ben pi urgenti. Gi, quando qualcosa non le aggrada, Malta rinvia, minimizza, aspetta che il tempo le dia ragione. E che Roma, magari, se ne dimentichi.