UNA TALASSOCRAZIA PRIVA DI NAVI, di Federico Petroni.
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Appendice dell'articolo "Nel nome del mare: come rifondare i rapporti Usa-Italia" in Limes 7/26, 'Gli stretti indispensabili'.


Le drammatiche condizioni della cantieristica navale sono un caso particolarmente emblematico. Gli Stati Uniti hanno eretto il loro impero informale sul dominio dei mari, dando vita a una forma di capitalismo talassocratico basato sulla libert di commerciare in dollari, con la U.S. Navy a garantire il controllo delle rotte commerciali, grazie alla capacit di colpire ovunque nel globo.

Ora quel dominio  seriamente compromesso a causa dello stato di abbandono della Marina. Al termine del secondo conflitto mondiale, gli Stati Uniti avevano un migliaio di navi da guerra; nel 1989 ancora seicento circa e oggi solo 292. Nonostante il progetto di ampliare la flotta, i vascelli sono ormai cos vecchi che ogni anno se ne ritirano pi di quanti ne entrino in servizio. La Marina  il simbolo stesso della sovraestensione, di una forza estenuata da un eccesso di impegni. A fine anni Ottanta manteneva in mare simultaneamente circa 150 imbarcazioni, mentre oggi solo 49, contro un obiettivo di 75; ma in questi quarantanni le aree del pianeta che richiedono una presenza costante sono aumentate fino a 18.

Assai grave  anche la situazione dei sottomarini nucleari, forse larma pi importante in caso di guerra con la Cina. Allepoca della sfida con lUrss erano 140, oggi 67, di cui per solo 33 operativi. La produzione va estremamente a rilento: nonostante un obbligo di legge a vararne due allanno, non si riesce ad averne pi di uno. Per non parlare della manutenzione: i ritardi accumulati fanno s che, in caso di guasto, un sottomarino potr tornare in servizio non prima di 1.100 giorni  tre anni. Il logorio  stato evidente nel 2020, lanno del Covid, quando le imbarcazioni militari americane furono costrette a restare in mare oltre duecento giorni consecutivi, impossibilitate per ragioni sanitarie ad attraccare. Quando finalmente rientrarono, si diffusero le foto impietose degli scafi divorati dalla salsedine. Una condizione eccezionale, ma che simboleggia la profonda usura di una flotta non adatta a solcare il mare aperto.

Almeno dal punto di vista quantitativo il problema sarebbe velocemente superabile se ci fossero impianti civili da riconvertire allindustria bellica. Il fatto  che il settore dei cantieri navali  stato praticamente azzerato: gli Stati Uniti non producono pi navi commerciali, come dimostra il fatto che, dal 2001, sono state varate soltanto 67 imbarcazioni civili. E quelle poche costano tre-quattro volte di pi rispetto ai concorrenti asiatici. Anche in questo campo, cio, lo scettro  stato completamente ceduto a Pechino: la Cina produce il 53% delle navi mondiali, seguita da Corea del Sud e Giappone. Solo lo 0,1% rimane agli Stati Uniti che infatti hanno meno navi mercantili di Paesi Bassi, Italia, Turchia, Russia, India, Indonesia. Una sola azienda, la China State Shipbuilding Company, ha prodotto in un solo anno (il 2024) quanto lintera industria navale statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale. Lintelligence della Marina stima che la capacit cantieristica cinese sia almeno duecento volte quella americana.

I cantieri navali sono spariti per una precisa scelta politica fatta a inizio anni Ottanta. Il settore era gi in affanno perch monopolizzato dallo Stato e soffocato dalle necessit militari della guerra fredda. Ma fu Ronald Reagan, nel 1981, a dargli il colpo di grazia abolendo i due sussidi federali che lo tenevano in vita. Fino a quel momento, gli Stati Uniti producevano ancora una settantina di navi lanno ma gi nel 1985 erano crollate a una decina; mentre i cantieri navali dinteresse nazionale scesero da 110 a 23, di cui solo la met in grado di produrre navi da guerra. Con loro, inevitabilmente, scompariva anche la manodopera specializzata, al punto che oggi soltanto 107 mila persone lavorano nel settore. La Marina vorrebbe assumere 250 mila operai, ma non sa letteralmente dove trovarli. Molti sono andati in pensione negli anni del Covid. Formarli non  facile, perch laddestramento per lavori cos specializzati avviene spesso pi sul campo che a scuola o nei community college. Impossibile, del resto, riconvertire operai e impianti civili, poich le navi militari sono diventate troppo sofisticate e costose. Cos i due settori, un tempo quasi intercambiabili, si sono del tutto sdoppiati. Gli Stati Uniti hanno sacrificato la quantit in nome della qualit senza che i nuovi armamenti garantissero differenze cos marcate rispetto al passato. Qualcuno trae conclusioni amare: abbiamo speso settecento miliardi di dollari in trentanni per vedere dimezzare la flotta e avere portaerei vulnerabili al fuoco dello Yemen.

La stessa globalizzazione  diventata una trappola. Il Jones Act del 1920 consente di commerciare via nave allinterno del paese soltanto con imbarcazioni costruite negli Stati Uniti  misura introdotta per incentivare la produzione nazionale. Ora, per, il bassissimo numero di navi americane obbliga a restringere il commercio interno e a esportare merci che potrebbero invece alimentare varie attivit in patria. Esempio: gli Stati Uniti importano molto acciaio ed esportano molti scarti metallici. Questi scarti potrebbero essere destinati allindustria siderurgica, ma gli americani sono costretti a venderli con scarsissimi ricavi in Cina o in Turchia perch, anche se volessero mandare un carico dalla California alla Pennsylvania, non ci sarebbero sufficienti navi autorizzate a trasportarlo. La flotta mercantile ammonta a sole novanta imbarcazioni, tutte impegnate a portare idrocarburi o a rifornire territori isolati come Alaska, Hawaii e Puerto Rico.  un paradossale auto-embargo.

Il caso dellindustria navale racconta una storia pi ampia: smantellare la manifattura nel nome di servizi, finanza e alta tecnologia ha ucciso anche lindustria bellica. Riducendo le fabbriche, lAmerica ha ridotto i cannoni. Lideologia libertarian che vedeva lintervento statale come il male e il mercato come sovrano assoluto ha privato gli Stati Uniti dei mezzi per difendere la sua supremazia militare. Let del dominio navale americano  finita, sentenzia mesto lo stratega Jerry Hendrix, chiamato al governo da Trump per riavviare la cantieristica. Seth Cropsey, gi sottosegretario della Marina, diagnostica una patologia: seablindness, cecit marittima. In preda a un delirio di smaterializzazione, gli americani hanno perso di vista le fonti della potenza. Fino a diventare ciechi di mare.