EDITORIALE.  LA SICILIA, BELLEZZA!

Editoriale del numero di Limes 7 del 2026, 
"Gli stretti indispensabili".
 
1. Come il mare, anche la storia ha i suoi stretti. I non pi e non ancora. Dove il tempo scatta e il cielo romba. Nella tempesta sopravvive, e se pu vince, chi vi si adatta. Perde, e forse muore, chi incantato dalle sirene sabbandona alla corrente che sapeva amica e credeva eterna, finch deviato sinfrange sullo scoglio che la sua mappa non conosceva.

LItalia  per geografia e storia al centro di una rete di stretti che fu centro del mondo. Non lo  pi. Abbiamo perso la bussola senza accorgercene. Gira lo spazio intorno a noi e noi con esso.

La rivoluzione che ci sfigura rischia di riportarci da Medioceania a Mediterranea. Da invidiabile piattaforma mediana tra Atlantico e Indo-Pacifico a sterile appendice meridionale dEuropa faccia allAfrica. Per gli altri europei utile ad assorbire i flussi migratori e a filtrare i venti di guerra che spirano da sud-est. Ergo, siamo sciroccati. Paralizzati nella giostra impazzita perch lex gestore dOltreatlantico  in vacanza strategica. Rottura prolungata. Pur di rimuovere lumiliazione inflittagli dai persiani Trump minaccia sfracelli, eccita conflitti senza senso n fine. Per gli adattati, nostri vicini inclusi,  il momento di avventarsi sui tesori lasciati incustoditi dal fu egemone. Tra questi spicca lItalia, bella e possibile. Tempo di ricordarci chi siamo e che cosa possiamo volere, prima altri lo stabiliscano per noi.

Siamo il mare che lega lOceano Mondo allintersezione fra ordine e caos, lungo la fascia circumplanetaria che decide del grado di connessione o scissione dellumanit. E dei commerci, anche di esseri umani. Quasi privi di materie prime ma dotati di speciale talento per lexport dipendiamo dal regime degli stretti. Se aperti prosperiamo, se come oggi semichiusi soffriamo, se barrati moriamo. Non stupisce che il tema sia omesso dal dibattito politico e solo sfiorato dai media. Fa eccezione uno studio della Marina militare che mostra come la crisi degli stretti, specie del Mar Rosso, interrompa lo spazio marittimo globale e spezzi lEurasia in due. Con la Sicilia spartiacque sopra e sotto le onde. Quanto ai fantomatici corridoi terrestri alternativi, dopo la rottura con la Russia non ricucirebbero Oriente e Occidente. Italia avvertita


Oggi che quasi tutto tende a frammentarsi, molto poco a integrarsi, la giuntura medioceanica soffre. Se cede, siamo fritti. Affonderemo in un mare scaduto a lago salato, mentre i nordici sperano nella fusione dei ghiacci artici per agganciare la direttissima Cina-Usa via Russia. Autostrada (con pedaggio) della Grande Componenda, caso mai la Super-Jalta del secolo prendesse sostanza. Niente di nuovo sotto il sole: capit 6 milioni di anni fa, quando il convergere di fenomeni geologici straordinari (evento Messiniano) provoc la chiusura dello Stretto di Gibilterra, con evaporazione delle acque. Oggi le Colonne dErcole stanno tornando a delimitare un confine attorno e dentro il nostro mare. Come dimostra Francesco Zampieri, il rimbalzo della (semi)chiusura del Mar Rosso, cuore del Medioceano, giova ai porti marocchini, rafforza per ora gli spagnoli, mentre dissecca Genova e gli altri scali tirrenici. Cos come la crisi dei passaggi sud-orientali incendiati o circondati dalle guerre, tra Hormuz e Suez, contribuisce a impoverire Trieste e i porti adriatici. Sul piano geostrategico, il semivuoto a non rendere lasciato dalla moribonda Sesta Flotta americana, gi regina delle nostre acque, vi invita vecchie e nuove potenze, dalla Turchia alla Cina e alla Russia.

Nel suo intervento su cosa ci convenga nella contingenza che affrontiamo fischiettando, Francesco Sisci invita a darci una ragione di esistere. Perch senza non esisti. Segue ideogramma mandarino. Tradotto: occupiamo il bagno senza usarlo. Ingentiliamo: se usiamo il mare solo per farci il bagno quando bandiera blu consente, possiamo allegramente scioglierci. Nessuno se ne accorger.

Se invece la tempesta ci sveglier di soprassalto, potremo forse intuire dove il vento ci sta portando. E reagire di conseguenza. Per facilitare questo miracolo, aiuterebbe congedarsi da due vizi capitali del nostro non stare al mondo. Nevrosi gemelle: pangiuridicismo ed europeismo.

Applicata al mare, la tendenza a concepire il diritto come matrice della realt, quasi disponesse dei soggetti statuali anzich derivarne, eccita i nostri tecnici nelle dispute sui domini marittimi. Mentre noi studiamo Unclos  la costituzione universale del mare varata a Montego Bay nel 1982, correttamente mai ratificata dalla talassocrazia fino a ieri egemone  per non calpestare sensibilit altrui, tutti gli altri senza eccezione alcuna la studiano per usarne a proprio gusto. Noi riusciamo a raccontarci la favola del mare libero come precetto ordinativo generale, quasi che Grozio non lavesse concepito per il maggior profitto del commercio olandese, o che gli Stati Uniti abbiano inteso il Free and Open Indo-Pacific (nel frattempo tornato solo Pacific) per proteggere la Cina da un proprio blocco navale. Un primo passo per non chiuderci nel bagno del diritto e lasciare ai vicini di ritagliarcelo a mano libera sarebbe un atto di esplicita pirateria nella definizione della nostra Zona economica esclusiva, proporzionale al minore tra quelli subiti e sorridendo accettati.

Potremmo poi, almeno per rispetto di noi stessi, chiamare il bluff europeista, che passer alla storia per aver scatenato per reazione il sabba dei nazionalismi xenofobi. Se c qualcosa di definitivo nella rivoluzione in corso,  la fine del tramonto dellEuropa. Restano gli europei, sempre meno e sempre pi vecchi. Ognuno recupera la sua narrazione esclusivista, carica di stereotipi, fobie, mitomanie. In grosso, la linea di faglia principale bipartisce il continente fra Nord-Est antirusso e Sud-Ovest allo sbando, in mezzo la roulette russa della Germania. La differenza di fondo sta nellaccesso diretto allOceano. Tutte le potenze europee ne godono, salvo lItalia. Adagiata nella gabbia dei paesi an-oceanici, prigionieri del Lago Mediterraneo. Rovescio della Svizzera montana, seconda al mondo nello shipping. Senza un centimetro di costa, per quartier generale di un armatore sorrentino di grandiosa visione aziendal-geopolitica.

Quando tutto cambia che senso fa fingere che nulla cambi? Peccato morale. Tollerabile sotto bonaccia, non a tsunami in corso. Si gioca senza regole, nella speranza di ristabilirne qualcuna, pi o meno convenuta. Nel mare degli squali, qualche opportunit da cogliere e un obiettivo da avvicinare per lItalia: varcare la linea dombra e assumerci le nostre responsabilit.

Abbiamo perci scelto di aprire questo volume con lintervento di Seth Cropsey, gi sottosegretario alla Marina Usa, ascoltato analista strategico, che propone il fino a ieri improponibile: lItalia costruisca per lAmerica le navi che questa non sa pi costruire. Ripetiamo insieme: lItalia costruisca per lAmerica le navi che questa non sa pi costruire.

Non avremmo saputo concepire prova pi illuminante della transizione egemonica in atto. La massima potenza navale dogni tempo non riesce a reggere la sfida con la Cina in via di oceanizzazione forzata. E si rivolge allItalia non in omaggio alle gloriose repubbliche marinare ma perch certe navi le sappiamo fare bene, pur se troppo spesso non le teniamo per noi. Se con qualcuno conviene condividere le nostre arti cantieristiche, con chi meglio dellAmerica, nominale Numero Uno tra le Marine militari, oltre che supervisore dai fondali alle orbite basse del mare in cui non vorremmo affogare? E quale occasione per considerare leventuale accordo non solo allitaliana  ci basta il rumore del soldo nel salvadanaio  ma da maturanda potenza medioceanica? Il fascino di Medioceania rispetto a Mediterranea sta nel salto di scala che ci immette nel girone dei principi del mare, tra i quali dobbiamo imparare a mettere il dito. A mercante mercante e mezzo. Qui aggratis non lavora nessuno. Quando lAmerica canta il de profundis per la Nato, fa tana libera alleati. Got the point?

Ne  passata di acqua per gli stretti da quando, nel 1947, il trattato di resa agli americani e loro alleati ci impose agli articoli 56-60 lo smantellamento della Marina che prima della guerra era seconda solo alla britannica nel Mediterraneo latino teorizzato dallammiraglio Giuseppe Fioravanzo, che Cropsey tratteggia grosso modo coincidente con il Mediterraneo allargato codificato dalla Difesa. Ne  passata molto meno da quando la U.S. Navy schiumava sovrana le onde. Non solo. Nella sua nota collegata a Cropsey, Federico Petroni svela che la cantieristica civile a stelle e strisce  in condizioni disperate. Si conferma la legge di Mahan  il Fioravanzo americano nellanacronismo dei navalisti nostrani  per cui la potenza di ogni Marina militare riposa sulla mercantile, a sua volta poggiata sulla vocazione commerciale del paese, come gli infelici esercizi francesi (Napoleone) e tedeschi (da Guglielmo secondo a Hitler) di governo degli oceani hanno confermato a contrario. Quanto a noi, abbiamo una Marina rispettabile, in estroverso spirito missionario  il Mediterraneo allargato fra poco sar lOceano Mondo  e un naviglio commerciale sostenuto da una cantieristica davanguardia, prima in Europa, pur se il numero dei vascelli battenti bandiera italiana continua a calare per tristi ragioni burocratico-fiscali. Avessimo anche i marinai staremmo meglio, ma la nobile razza rischia lestinzione, se  vero che allIstituto tecnico nautico di Roma, marittima capitale dItalia, si fatica a varare la prima classe per crisi di vocazioni.

Di questi tempi magri, avere qualcosa da scambiare, non solo con lAmerica, fa per noi tutta la differenza. Fisso lobiettivo di liberare gli stretti per noi indispensabili.

Il regime di Gibilterra o di Bab al-Mandab non dipende da noi, anche se tra Mar Rosso e Golfo Persico qualche carta lavremmo se avessimo una strategia. Dove possiamo fare molto di pi  negli stretti di casa. Lincursione del clan Trump a Saseno, isolotto albanese chiave per il controllo del Canale dOtranto, dunque della rotta Trieste-Turchia e oltre, gi presidio della nostra Marina di cui qualche traccia pareva rimanere, grida vendetta (forse in caso daccordo cantieristico con gli Usa qualcosa di meglio qui potremmo spuntare).

Il punto dArchimede del mare italiano e dellintero Medioceano  la Sicilia. Chi la controlla pu tra laltro bloccare laccesso alla rotta strategica Gibilterra-Suez. Limportante  che la tempesta non la porti alla deriva. Ecco la chiave di volta del Medioceano vicino. Per inerzia, ignavia, incoscienza o miscela delle tre, oggi la facciata meridionale dello Stretto di Sicilia  in mano turca dopo che nel 2019 Roma non volle intervenire per proteggere lo pseudo-governo libico da noi installato a Tripoli. Cio per proteggere noi.

Da qui si rif lItalia medioceanica o si muore. Ripartiamo da sud. Risalendo dal Canale di Sicilia via Stretto di Messina verso Napoli, sua capitale naturale, e Roma universale che per determinarsi anche nazionale si riscopre marittima in forma di cometa. In asse con Milano europadana, da cui diramano gli scali di Trieste, cerniera per lEuropa mediana e settentrionale connessa allOriente turco e asiatico, e Genova, sua sorella di ponente proiettata verso il sistema renano e lEuropa latina franco-iberica. Un progetto? Non ancora. Ma un sentimento s. Padre di unidea tutta da dipingere. Visione che qualcosa deve al sogno che accende Lord William Bentinck (1774-1839), estroverso politico e generale inglese innamorato di Sicilia, Italia e s stesso, mentre nel dicembre 1813 percorre la scassatissima strada tra Messina e Catania. Chi era costui? E che combinava in Sicilia? Fermiamo il fotogramma e muoviamo lo sguardo. Dalla Trinacria al mondo e viceversa.

...
2. La sfida tra Francia e Inghilterra per il primato mondiale vive tra estremo Settecento e primo Ottocento la sua epopea napoleonica. Il Mediterraneo ne  teatro essenziale. Qui lutopia bonapartista soccombe alla strapotenza marittima dellimpero britannico, che sa di giocarvisi tutto. Visto da Londra, il mare gi nostrum  vena giugulare che insieme alle terre circostanti connette la madrepatria allOriente. Con lapertura di Suez (1869) sar il fiorito giardino allinglese da e per le Indie. Qui tra 1704  presa di Gibilterra mai pi lasciata  e 1800  mani su Malta, fino al 1964  emerge larcipelago di Sua Maest britannica nellantico mare di Roma. Isole sparse che disegnano lAnglosfera medioceanica. Espressione su scala ridotta dello schema egemonico che sar elaborato nel 1883 da John Robert Seeley: federazione di paesi remoti uniti per vie transoceaniche dallo scettro britannico. Imperialismo purissimo. Cristallino. In senso stretto: reticolo a geometria iterativa, simmetrica. Anglosfera medioceanica e panoceanica si riflettono una nellaltra attraverso i nodi reticolari degli stretti. Espansioni dellInghilterra, impero bianco, cristiano, costituzionale e liberale. Non mero possesso. Civilt di mercanti, guerrieri e poeti che in un momento di distrazione colorer mezzo planisfero di rosso o di rosa.

Il sistema delle British Islands nel mare attorno allo Stivale  la cella elementare del cristallo imperiale. Centrata sulla Sicilia del decennio inglese (1806-15). Le fanno corona, in ordine di tempo: Corsica (1794-96), Elba (1796-97), Minorca (1798-1802), Capri (1806-08), Procida (1809), Ponza (1813), oltre agli Stati Uniti delle Isole Ioniche (1815-64), poi regalate alla Grecia. Gli inglesi vi lasciano impronte brevi o durature, marcate dai traffici e dalle priorit belliche. Questa soleggiata Anglosfera  la quinta marittima del nostro teatro risorgimentale. Le cui radici sono altrettanto profonde nel Regno di Napoli, propriet dei Borbone, che nel Settentrione piemontese o austriaco. E pi intrecciate di quanto spesso si ritenga.

Tra 1806 e 1815 la rivalit franco-britannica spacca il dominio borbonico in due. In sincronia quasi perfetta il decennio francese a Napoli e quello inglese a Palermo si dipanano al di qua e al di l del Faro che partisce i possedimenti italiani dei Borbone. Lo Stretto di Messina  frontiera tra Parigi e Londra. Mentre a Napoli sinstalla Gioacchino Murat, a Palermo sbarca nel 1806 linviato speciale William Drummond, seguito nel 1811 da Lord Bentinck, messo plenipotenziario della Corte di San Giacomo e comandante in capo delle forze inglesi nel Mediterraneo (di cui circa 15-17 mila uomini in Sicilia), dunque anche sul fronte della Spagna bonapartista.

La sua missione  salvare lisola dalla minaccia francese nellItalia quasi interamente controllata da Napoleone e suoi cari. Programma minimo. Difensivo. Bentinck ne coltiva uno molto pi ambizioso. Offensivo. Fare della Sicilia il trampolino verso lItalia unita e chiuderla una volta per tutte alla presa di Parigi. Operazione imbastita sullasse meridionale a trazione sicula, mentre oltre il Garigliano i patrioti si sarebbero sbarazzati di papalini e francesi. Ma su questo a Londra le fazioni whig e tory  liberali e conservatori  coltivano idee diverse. O nessuna affatto. Prima battere Napoleone e liberare lEuropa dalla Francia imperiale, il resto  tra cui forse lItalia  seguir. Il dogma del governo di Tutti i Talenti (All Talents) che nel 1806 raduna sotto la stessa tenda liberali e conservatori in breve condominio  esplicito: Facciamo di tutte queste isole nel Mediterraneo unimportante catena di stazioni assai utili per noi sia in guerra che nel commercio. Data la grande importanza della Sicilia, serve una politica siciliana di lungo termine.

Compito facilitato dallanglofilia che distingue i siciliani dellepoca. Allombra del blocco continentale imposto dal Bonaparte fiorisce un piccolo mondo anglo-siciliano (Giorgio Spini). Meta di migliaia fra soldati, marinai, commercianti e imprenditori britannici, contrabbandieri inclusi, che animano la Trinacria. Attratti dalle ricchezze minerarie, su tutte lo zolfo, di cui lisola assicura l80% della produzione mondiale. E dai ricchi frutteti, con i sugosi limoni e le arance vanigliate pregiata cura contro lo scorbuto incubo dei marinai. Ancora, dai vini e liquori fra cui leggendario il Marsala marca Woodhouse: Nelson ne andava matto tanto da averne ordinate un giorno 500 botti, da degustare con la ciurma ancorata nella rada di Malta. Chi pu veste alla londinese mentre si diffonde una pronuncia para-inglese dellidioma locale. Fra le classi alte messinesi  di rigore compulsare la Gazzetta Britannica, rivista edita due volte la settimana dallimpressore britannico Giovanni del Nobolo, sotto la protezione della Britannica Nazione: Leggi ognunu la mattina/ La Gazzetta di Messina, informa il poeta Giovanni Meli. Inglesi e loro imitatori siculi animano coffee houses e alberghi di tono britannico, tra cui spicca a Palermo il Pages Hotel. Nella citt dello Stretto troviamo il London Hotel e il Caf Trafalgar. Come pure il sontuoso club inglese della Borsa, dove si trattano affari fra lettura di giornali, giuochi di carte e biliardo, trattenimenti musicali e sontuose feste da ballo. Rosario Romeo scriver di vera e propria anglomania: Ammirazione per la libert e la costituzione britannica, e aspirazione se non proprio decisa volont a trasferirle in Sicilia per rafforzare i minacciati diritti della nazione.

Non tutto luccica in una societ arretrata dove su abissi di povert si consumano le antiche rivalit fra feudatari incardinati al latifondo, sopravvissuti alla furia riformatrice scatenata a fine Settecento dal diabolico vicer Domenico Caracciolo, illuminista fuori luogo. Bentinck passer gran parte del suo tempo a domare il conflitto fra baroni di tendenza diversa ma di generale vena indipendentista e Corte napoletana in triste esilio panormitano, dove freme per reinstallarsi allombra del Vesuvio. Con la famiglia reale spezzata fra il ciondolante re Ferdinando, rigido nel credo assolutista, che perde il giorno a cacciare nella tenuta collinare della Ficuzza, e lintrigante consorte asburgica Maria Carolina, madre di diciotto figli e sorella della Maria Antonietta finita sul patibolo giacobino dunque impegnata a non seguirne la sorte. Un grado sotto il principe ereditario Francesco, tanto gentile danimo quanto distrutto dai genitori. Bentinck si affaticher inutilmente per farne strumento del suo molto personale protettorato sullisola.

Una sola fede unisce i siciliani dogni tono: emanciparsi per sempre da Napoli, chiunque  francese o non francese, borbone o non borbone  la governi. Come scriver John Rosselli nella sua appassionata storia della Sicilia anglo, linsofferenza dei locali per Napoli contribuir al Risorgimento molto pi di quanto la storiografia prevalente vorr ammettere. Lindipendentismo siculo sotto Albione incrocia infatti correnti patriottiche massoniche e carbonare di origine giacobina che affratellano lItalia continentale alla sua isola massima. Valga per tutti il pamphlet di Girolamo Bocalosi che nella Milano capitale cisalpina gi nel 1797 tracciava una linea di continuit fra Lombardia e Sicilia per annodarne i destini. Palermo avrebbe potuto condurre la Penisola alla totale italica libert, e forse con pi latitudine a quella di Grecia e dEuropa stessa. Su questa base si former la confluenza fra interessi patriottici italiani e imperiali inglesi, personificati da Bentinck. Per istruttiva coincidenza, mentre il Nostro sogna fra Messina e Catania, rivoluzionari italiani discutono con emissari di Westminster il progetto di unItalia unita retta da un principe reale inglese o di casa Savoia, con la Sicilia dominion britannico.

Paolo Peluffo, autore di un innovativo studio sul Risorgimento segreto di prossima pubblicazione, ha ragione di stabilire: La vicenda del decennio inglese di occupazione della Sicilia ()  una sorta di microcosmo che riproduce in s elementi essenziali per comprendere la storia italiana successiva.

Il singolare incrocio anglo-italiano ha origini profonde e in parte oscure. Qui conta soprattutto osservare le affinit fra la visione della Sicilia e dellItalia di alcuni nostri patrioti protorisorgimentali e quelle dei liberal-costituzionalisti whig ispirati al pensiero di Edmund Burke, spesso impropriamente bollato conservatore retrogrado se non reazionario. Con parallelo inaccettabile ma cui cediamo volentieri, i suoi seguaci pi radicali, Bentinck in testa, paiono neocon avanti lettera, solo britannici anzich americani. Imperial-idealisti convinti di promuovere insieme Inghilterra e libert. Ovunque possibile. Specie in Sicilia e dintorni. Per loro lAnglosfera medioceanica  laboratorio politico a scopo geopolitico. Occorre impiantarvi regimi costituzionali di stile britannico prima che finiscano sotto la Francia. Da fine Settecento  tutto un fiorire di leggi fondamentali pi o meno afferenti al liberalismo inglese. Radicale lesperimento in Corsica (1794)  sulla scia della costituzione voluta da Pasquale Paoli (1755), la prima a proclamare il diritto alla felicit ripreso nel 1787 dalla carta a stelle e strisce di Philadelphia  pi blando in Sicilia (1812), stante la resistenza dellaristocrazia fondiaria.

 impiantando il senso della nazione nelle isole del nostro intorno che Londra si afferma contrappeso talassocratico al continentalismo francese o di qualsiasi altra potenza europea, Russia su tutte. In nome del balance of power, lequilibrio della potenza raffinato e codificato nellItalia rinascimentale con la pace di Lodi (1454), sublimato nel canone machiavelliano, infine rielaborato ed eretto a principio operativo dallInghilterra egemone. Pragmatismo di successo da cui i suoi odiatori traggono lo stigma della perfida Albione cinica e bara, quasi lo studio realistico dei rapporti di forza possa prescindere dallafflato ideale. Nessuna potenza pu produrre equilibrio  leggi: mobile stabilit  se non su base di valori condivisi. Al punto di convincere chi li coltiva della loro natura genetica, consustanziale alla propria collettivit. Senza soft power niente balance. Di solo hard power si muore (concediamo che di solo soft nemmeno si nasce). Sotto questa luce per i riformatori whig la Francia di Napoleone conferma il nesso fra rivoluzione e tirannia. Gli inglesi non combattono solo lantico rivale strategico, in provvisoria rimonta dopo la batosta nella guerra dei Sette anni (1756-73). Affermano gli ideali propri al loro peculiarissimo costituzionalismo, marchio di civilt superiore, discrimine verso meno pallide razze inferiori. Basso continuo del primato britannico.

 Bentinck ne  eminente fautore, col suo grano di follia. E di sogno. Nel ritratto di Sir Charles Webster: Un brillante e squilibrato egoista, tanto pi pericoloso perch imbevuto di una sorta di idealismo. Certo non isolato. Fra gli altri, Lord Amherst (William Pitt), gli suggerisce il senso della sua missione: Assimila quanti pi puoi alla costituzione britannica. Per linfluente pubblicista Gould Francis Leckie, siracusano di adozione, si tratta di espandere lInghilterra nel Mediterraneo, a simultaneo vantaggio del commercio britannico e dellurgenza di provare al mondo che Francia conquista per devastare, Britannia per far del bene. Tesi di un anonimo documento governativo del 1812, che include un progetto di completa colonizzazione della Sicilia e di unificazione dellItalia. Conclusione: Il padrone della Sicilia rigenerata tiene il suo piede sullEgitto; Tunisi  sua tributaria (). Osserva la caduta dellimpero turco e piomba sulla Grecia ad ali spiegate. Chiude i Dardanelli con Lemnos e impedisce ai russi di entrare nellArcipelago (greco, n.d.r.) .

Dopo il varo della costituzione, sabotata dalle resistenze dei baroni reazionari e del re, dunque pi teorica che effettiva, Bentinck si erge a di fatto dittatore della Sicilia. Non rinuncia allobiettivo massimo: usare lisola da stepping stone, trampolino per lunit dItalia, anche se in una prima fase limitata al Centro-Nord. Qui entra in campo un singolare alleato: Vittorio Amedeo Sallier de La Tour, aristocratico ufficiale savoiardo dinclinazione ancien rgime, passato alla causa dAustria in odio a Napoleone, poi quasi apolide in servizio anti-francese permanente. Il liberale inglese e il conservatore sardo in mutazione progressista si incontrano in Sicilia e concordano un piano ambizioso. Formano una Italian Levy, armata italiana pagata da Londra, che sotto la regia di Bentinck e il comando di Sallier de La Tour intende sollevare lItalia centro-settentrionale contro Napoleone per favorirne lunificazione. Gli sbarchi di questa singolare legione italo-inglese in Toscana sono un buco nellacqua. Peggio: il distacco dellAustria dalla Francia che avvia il crollo di Napoleone attenua lattenzione dellInghilterra per lItalia e per la stessa Sicilia. Ma non la spegne, perch linteresse inglese a tenere la Penisola fuori dellorbita francese o russa vale a prescindere dal regime. (Quanto a de La Tour, il contatto con Bentinck lo porter a contribuire alla svolta liberal-moderata del Piemonte di Carlo Alberto, al quale sottoporr nel 1847 un avanzato progetto di costituzione, dopo aver azzardato la stessa impresa nel 1814, regnante Vittorio Emanuele primo).

...

3. Rieccoci sulla strada fra Messina e Catania, sera del 3 dicembre 1813. Bentinck  impegnato in un trionfale giro dellisola, quasi processione regale fra allegorie di Sicilia e Inghilterra abbracciate, banchetti, balli, fuochi dartificio. Tutto in suo onore. Sullo sfondo dellintesa fra Londra e Vienna, del tramonto di Napoleone e nellattesa del prossimo rientro di Ferdinando a Napoli col sostegno inglese, lui, sovrano effettivo e affettivo dellisola che sta per lasciare, ha un sogno filosofico. Scrive al principe ereditario Francesco: Monsignore, vengo a presentare i sogni di un Viaggiatore. La Nazione, spiega, non ce la pu fare da sola: Lasciate la cura della Sicilia allInghilterra, che sola, oso dire, pu governarla vantaggiosamente. Per Ferdinando, che boicotta la costituzione, base del sistema inglese, e da Palermo ha sempre tratto guai, sarebbe benedizione.

Levata di scudi generale, da Westminster a casa Borbone, tentennante Francesco incluso. Bentinck ritira la proposta e resta della sua idea.

Due mesi dopo scrive al ministro degli Esteri Robert Stewart, visconte di Castlereagh: La Sicilia in mano alla Gran Bretagna diventerebbe in pochissimi anni una fonte di ricchezza e forza e, dopo lIrlanda, il gioiello pi brillante della Corona Britannica. La capacit del paese eccede ogni opinione. () Ma pi del valore di possedere la Sicilia per noi io considero importante il carattere che la Gran Bretagna acquisterebbe stabilendovi la libert. () Io vorrei che la Sicilia divenisse non solo il modello, ma lo strumento dellindipendenza italiana (tondo nostro).

Il sogno di Bentinck non finisce qui. Da Livorno, dove sbarca il 14 marzo 1814, lancia il proclama: Siate Italiani!. Per vero, in quei mesi lidea dellindipendenza dItalia  nellaria, agitata da venti opposti. Napoleone evoca questa corda cui rispondono tutti i miei voti. Sul fronte opposto Castlereagh parla di guerra dindipendenza italiana e considera il sogno di Bentinck intempestivo ma in futuro plausibile. Quanto ai generali austriaci, a differenza del Nostro che si rivolge al popolo italiano, si appellano ai popoli italiani.

Bentinck si era montato la testa? Probabile. Ma il fascino della Sicilia, i segni impressionanti del suo passato greco e romano, la memoria delloriginaria mano normanna che laccomuna allInghilterra, bastano per un gentleman di educazione classica e diversi suoi pari a sentirne il richiamo irresistibile. Come il prosaico generale George Cockburn, che riprende il paragone con lIrlanda. E sentenzia che per quanto spaventosa sia la povert della Sicilia pure il titolo di gioiello pi brillante della Corona le si conf meglio che alla rivale atlantica.

Lultimo round fra Bentinck e Castlereagh si gioca a Westminster, dove il parlamentare reduce da Palermo presenta una mozione per chiedere lintervento del governo in difesa delle libert siciliane offese dalla Restaurazione dopo che la Gran Bretagna vi aveva investito buona fede e onore nazionale. Beffarda replica di Castlereagh: Per quanto il governo abbia sempre provato robusta stima e affetto per quel paese, pure non  stato per questo, o per assicurare la libert del popolo, che truppe britanniche vi sono state stazionate.  stata, di fatto, unoccupazione militare. John Rosselli la metter cos: Quando una grande potenza ne difende una piccola in tempo di guerra, spesso trova difficile non immischiarsi negli affari domestici della potenza piccola. Allo stesso tempo, la grande potenza  spesso meno interessata a queste preoccupazioni domestiche di quanto immagini la piccola (o gli storici futuri). Loccupazione britannica della Sicilia fra 1806 e 1815 illustra entrambe queste verit. E la successiva storia del triangolo Inghilterra-Italia-Sicilia le conferma. Con un grano di sale siculo, che tuttora ravviva il ricordo del formidabile decennio inglese.

Leredit di Lord Bentinck e delle dispute britanniche intorno allAnglomediterraneo si riveler fertile anche dopo la sua evoluzione in Anglomedioceano dovuta allapertura di Suez che ne esalta il rango di connettore strategico, autostrada dei mari albionici. Fino al declassamento nel 1956, quando il Regno Unito, in paradossale lega con Francia e Israele, perde definitivamente la partita del Canale per eccellenza.

La traiettoria della potenza inglese delimita la funzione che Italia e Sicilia possono svolgervi. Un fuggevole sguardo ai successivi incroci nel triangolo in questione  illustrativo. Per date.

1860. La Londra di Vittoria e Lord Palmerston agevola i Mille di Garibaldi nello sbarco in Sicilia. Il sogno di Bentinck volge in bellica prosa. Lobiettivo di impedire unItalia sotto ala francese, quale semiprotettorato imperniato sul Piemonte volto in grosso grasso Belgio padano, e insieme contrastare linfluenza russa a Napoli e Palermo via Borbonia di Franceschiello, impone il rischio di cavalcare le camicie rosse. La riconfigurazione delle sfere di influenza fra grandi potenze  per restare al teorema di Rosselli  implica il soccombere della Sicilia, felice di emanciparsi dal Vesuvio, non di vedersi girata al Piemonte quasi cedola scaduta. Verit scolpita per sempre da Lampedusa nella lezione del Gattopardo, alias principe di Salina, quando spiega al messo sardo Chevalley sceso a offrirgli uno scranno nel Senato italo-sabaudo, che contro lorgoglio dei siciliani nulla vale. Come aveva detto ad allibiti ufficiali britannici, nemmeno larrivo dei garibaldini poteva cambiare qualcosa: They are coming to teach us good manners, but wont succeed, because we are Gods. Corollario al teorema Rosselli: linfluenza della potenza piccola cresce in funzione del suo rilievo per le grandi e dellautocoscienza delle sue classi dominanti.

1943. Americani e inglesi sbarcano in Sicilia, stepping stone verso Roma e Berlino.  il 10 luglio. Due settimane dopo crolla il fascismo. Nellisola liberata fermenta il separatismo latente soffocato da Mussolini. La coppia anglo-americana si divide sul trattamento degli indipendentisti. Mentre Washington ne diffida, Londra che grazie alle filiere aristocratico-massonico-affaristiche non ha mai smesso i contatti con i secessionisti risogna il sogno di Bentinck. Sostiene la caleidoscopica cabala di nobili, borghesi, intellettuali e popolani, apparentemente maggioritaria, per stabilire a Palermo un suo referente anglomedioceanico, Andrea Finocchiaro Aprile, quale capo della Sicilia libera. Il cambio di fronte del governo Badoglio, sigillato l8 settembre con la resa mascherata da armistizio di Cassibile, presso Siracusa, fa dellex nemico italiano un cobelligerante. A quel punto lipotesi di un referendum per lindipendenza, caldeggiata da Finocchiaro Aprile, perde di senso.

Nazionalismo siciliano di vena anglofila e relative ambiguit italiane non spariscono di colpo. Due episodi illustrativi. La strage del 19 ottobre 1944 a Palermo, quando i militi della Divisione Sabauda sparano sui manifestanti che chiedono pane e ne freddano ventisei. Addosso portano ununiforme britannica color verde scuro, sulla manica come mostrina il profilo dellItalia ritagliato in tela. UnItalia senza le isole. Analogo, ventidue anni dopo, lo scatto dira di un prestigioso dirigente del Partito comunista italiano, il siciliano Mario Alicata. Deluso dallinerzia dei compagni di Agrigento, scorta una mappa dItalia sul muro della locale Federazione del Pci, copre la Sicilia con una mano: Come sarebbe largo il Mediterraneo!.

Lautonomia speciale sar il punto di caduta fra velleit separatiste e imperativo strategico italiano. Al quale si oppongono senza successo i separatisti armati guidati da Antonio Canepa, prima sostenuto poi abbandonato da Londra, infine liquidato il 17 giugno 1945 in un misterioso agguato. Quanto agli americani non hanno tempo da perdere appresso agli schemi anglomassonici, mentre curano di insediare mafiosi locali alla testa dei municipi. Il bandito Salvatore Giuliano vorrebbe la sua patria cinquantunesimo Stato dellUnione ma viene opportunamente avvelenato. Nello Stato profondo di Washington nessuno ne  commosso.

Lo status della Sicilia resta incompiuto. Il fallimentare esperimento dellautonomia non pu scambiarsi per fine della storia. La rivoluzione geopolitica accesa dalla rivalit fra Stati Uniti e Cina potrebbe un giorno coinvolgere lisola, oggi caposaldo medioceanico degli Stati Uniti incardinato sullo hub aeronavale di Sigonella e Augusta, oltre allimponente stazione di comunicazioni satellitari di Niscemi. Molto dipender dal rango e dalla postura che lItalia acquisir o meno nelle acque di casa. Dunque dal rapporto fra Scilla e Cariddi. Ponte o non ponte.

Di qui un emendamento al lodo Rosselli: i termini dellequazione sono troppi per prevedere che ne sar della Sicilia. Quindi dellItalia.

2021. Gli inglesi, si sa, vivono di tradizione. Nel museo delle memorie imperiali, la stella della Sicilia gioiello pi brillante della Corona conserva il suo fascino. Chi ha governato le onde dellOceano Mondo sa che le glorie passate non passano mai. Per lo scorno della Marina nostrana, il 6 giugno 2021 la maestosa portaerei Queen Elizabeth da 65 mila tonnellate, bestione lungo 280 metri e largo 70, taglia lo Stretto di Messina diretto via Cipro a batter bandiera nellIndo-Pacifico, nellindifferenza dei bagnanti (foto). Inutili le proteste del Pentagono, che invita i britannici a restare nel Mediterraneo, alle rotte asiatiche pensa lAmerica. Trattenuta ma percepibile lira nostrana per il simbolico schiaffo di Albione, che ritaglia navalmente in due lItalia unita, come avrebbe preferito Castlereagh.


E se quellalbionico simbolismo fosse per noi monito duna sfida a venire che per quelle strette acque passer?

4. Estate 2038. Una squadra navale inglese, guidata dal Queen Elizabeth, ritaglia lo Stretto di Messina per congiungersi nelle acque dello Ionio con analogo gruppo da battaglia francese, a protezione della fiammante portaerei a propulsione nucleare France Libre, che sta aggirando la Sicilia da sud. Rotta verso le isole greche dellEgeo dove gli alleati atlantici Grecia e Turchia si fronteggiano a muso duro. Si annunciano sbarchi di commandos turchi a Lesbo, Chio, Samo, Kos, Rodi e Castellorizo. E a Cipro, sede delle basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia, oltre che di installazioni segrete di Israele, Stati Uniti e Francia (presidente di turno dellUnione dei Volontari dEuropa  Uve). Il grosso della nostra flotta daltura  pronto a salpare da Taranto e Augusta. Attende un segnale da Roma. Tranquilli: non verr. Uno scambio informale di note cifrate tra Quirinale e Palazzo Chigi che verte sulle rispettive responsabilit in tempo di warfighting (sinonimo dellimpronunciabile guerra) verr alla luce, per la gioia dei ricercatori, ventanni dopo nellex Repubblica Italiana appena scaduta a terra nullius. A disposizione, come da diritto romano, del miglior occupante, giusto il principio prior in tempore potior in iure. A uso dei non latinisti, lultimo ministro dellInterno italiano aveva disposto che ai valichi di dogana, fra una ragnatela e laltra, spiccasse laltrettanto secca traduzione inglese: First come first served.

I limesiani doc avranno colto leco delleditoriale di Limes 10/2020, LItalia  il mare, dove evocavamo la moda ottocentesca, coltivata dalla Regia Marina in odio allaltrettanto Regio Esercito, delle brochures panique. Tra cui il Racconto di un guardiano di spiaggia, opera del tenente di vascello Carlo Rossi su ordine del direttore generale del personale alla Marina, Paolo Orengo. Vi si narra limmaginosa nostra sconfitta per mano francese figlia della taccagneria ministeriale che aveva tagliato i fondi alla flotta dopo la disgrazia di Lissa (1866).

Come ogni favola moraleggiante da Esopo in poi, la fantasia 2038  apotropaica. Vale anche per questa affabulazione, stralcio di un elaborato rapporto ritrovato fra le carte di un ammiraglio testimone degli eventi. Da buon apologo educativo, invita a prevenire lorrore. Oltre alla speranza, ci sono buone probabilit che di questa guerra di Cipro  per la cronaca: bloccata in extremis grazie a intercessione americana (papa Leone)  non sabbia traccia futura. Corsiva indagine tra amici greci, ciprioti, israeliani e turchi ci induce per a considerare non del tutto irrealistico lo scenario tratteggiato. Comunque, per restare al latino, principiis obsta. Le guerre vanno prevenute perch quando scoppiano comandano loro e ti portano dove non avresti mai voluto.

A Gerusalemme come ad Ankara gli apparati aggiornano i piani di un conflitto che verte sullinconciliabilit di due postulati speculari. Per i turchi in vibrazione neo-imperiale lobiettivo  liberare gli stretti di casa, Bosforo e Dardanelli, da qualsiasi vincolo esterno. Possibile solo annettendo dozzine di isole, isolotti e scogli dellEgeo greco, Cipro tutta, per spingersi fino alla Tripolitania. Per gli israeliani  vitale impedire la riedizione aggiornata e allargata dello Stato Grande della Casa di Osman (Devlet-i Aliyye-i Osmniyye). Impero del quale Eretz Yisrael fu parte fra 1516 e 1917. N si dimentichi che David Ben-Gurion, fondatore di Israele, di quello Stato fu cittadino, accarezzando il sogno di unentit autonoma ebraica nello spazio ottomano.
 
Intorno al destino di Gerusalemme si rigioca una partita forse infinibile. Sovraccarica di memorie divisive. Estesa a tutti gli attori della regione ambita da Ankara, quindi Grecia con Cipro greca, sostenuta da Regno Unito (le sue basi cipriote sono inquadrate nei Territori britannici dOltremare, dunque incedibili), e Francia. Vi si aggiunge con prudenza la Germania in quanto autoproclamata protettrice del sionismo reale, integrato nella sua ragion di Stato: Hitler oblige. Informale coalizione contro la Turchia pi che per Israele. A fianco di Ankara, oltre alla Cipro turca, sua base militare allargata, e alla porzione di Siria retta dalla testa di turco Ahmad al-Sar, si sta consolidando unintesa pragmatica che avvicina Egitto e Arabia Saudita, pi Pakistan, Stato fallito con Bomba a disposizione dei fratelli di fede arabi.

Domanda: ma la Turchia, potenza non fenomenale in termini demografici e spaziali, con qualche esperienza di periodici pronunciamenti militari eterodiretti, uneconomia e una finanza pubblica non brillantissime, pu volere quel che vuole? Molto dipende dallAmerica, tanto per cambiare incerta, con un piede e tutto il cuore (intiepidito) a Gerusalemme, laltro ad Ankara quale agente di contenimento della Russia quindi della Cina. (Della love story fra Trump ed Erdogan, ovvero dellattrazione irresistibile del primo per il secondo e dello scaltro uso che ne fa il leader turco vellicando il tic pistolero del tycoon, non sappiamo abbastanza sicch rinviamo alle riviste di settore e ai rispettivi courriers du coeur.)

Esploriamo il campo della contesa. Dove dovremo prendere posizione (incredibile ma vero!) oppure finire a disposizione di chi sa quel che da noi vuole. A cominciare da Turchia e Israele, cui interessa il nostro territorio in comodato duso. Base logistica e gradevole resort per guerrieri stanchi. Gratis.

Prima di riflettere su come schierarsi, uno sguardo dinsieme sul teatro in questione.

La vertiginosa proiezione turca verso il Medioceano centrale e occidentale, come pure via Mar Rosso verso il Corno dAfrica e il gran largo dellIndiano, implica il dominio diretto sul Medioceano levantino, con le sue considerevoli risorse energetiche, e indiretto sul Mar Rosso, grazie alle intese con Il Cairo e Riyad, pi leva somala di Mogadiscio. La vulgata attribuisce tali ambizioni allego di Erdogan, indubbiamente sviluppato, il quale a sua volta non perde occasione di inveire contro il genocida Netanyahu, novello Hitler.  buona regola per lanalista moderare il rimbombo delle propagande, dagli usi per definizione volgari, dunque rilevanti. Per mistificatori, giacch riducono i conflitti a duelli rusticani fra personalit eccessive.


Nel caso turco, laccelerazione degli ultimi anni ha radici profonde, irrorate dalle crescenti capacit belliche. Degne delle ambizioni maturate alla fine della guerra fredda che aveva ridotto la Turchia al rango di sentinella dei suoi Stretti in funzione antisovietica. Dallo scadere dello scorso secolo i turchi hanno ripreso a guardare il mondo con gli occhi di Costantinopoli, Seconda Roma. Prima servivano a sognare, oggi a operare. Nella prospettiva che ai non turchi pu sembrare onirica, ma per buona parte di loro  banale nella sua sobriet: egemonia sul Medioceano per poi tuffarsi nellOceano Mondo, arena riservata alle talassocrazie di taglia planetaria.

Ad Ankara sussurrano che ispirato da quei sultani ottomani che di notte si travestivano per mescolarsi al popolo e ascoltarne la voce viva e verace, Erdogan si sia avventurato in incognito presso le rovine del Monumentum Ancyranum (Tempio di Augusto e Roma/Augustus Tapinagi) sulle cui pareti  incisa copia delle Res Gestae Divi Augusti in latino e greco, versione pi completa di quella inscritta nellAra Pacis. Lui che sa di doversi presentare un giorno al cospetto di Solimano il Magnifico per esserne giudicato, si sentirebbe pi sereno se un successore volesse dedicargli un luogo di meditazione e preghiera in onore del restauratore della grandezza ottomana, riveduta e accresciuta. Nel caso, sar interessante osservare se liscrizione menzioner Ahmet Davutoglu, cervello della Maggior Turchia, suo vizir/primo ministro da dieci anni caduto in disgrazia, che nel 2001 teorizz lanabasi imperiale della Repubblica in Profondit strategica, lettura obbligata nei laboratori geopolitici di mezzo mondo. Guida ragionata allespansione dello spazio turco quale spazio di civilt. In chiaro: lobiettivo non  la mera protezione dei confini nazionali, ma trasformare in globale linfluenza locale. Primo passo, allargare gli Stretti canonici verso lEgeo ellenico. Allarrembaggio della nave di terra Cipro, da cui tastare il polso ai bacini del Golfo e del Caspio e alle vie dacqua di Aden e Hormuz, lungo le rotte Eurasia-Africa. Perch uno Stato che trascurasse la questione cipriota non potrebbe esercitare alcun peso nelle politiche regionali e globali. Ancora: Cipro  la chiave di volta degli equilibri strategici del Medio Oriente, verso cui punta il dito come una freccia, e del Mediterraneo orientale, dellAfrica e dei Balcani, cui volge il dorso occidentale. A rileggerlo nel contesto attuale, come non avvertire un prurito agli occhi, riflesso di chi teme di trovarvi prima o poi conficcata la freccia turca? Se vale per noi, immaginiamo quale sia il nervosismo greco, greco-cipriota e israeliano, ma anche dellIran, parente serpente di superiore ceppo imperiale, e di tutte le medie e piccole potenze incastonate tra Suez, Bab al-Mandab e Hormuz.
 
Grecia e Cipro sono sulla linea del fronte. Sicch prendono contromisure. Atene punta a espandere le sue acque territoriali per contrastare la vena imperiale della Patria Blu che preme sulle isole elleniche a ridosso della costa anatolica. Mentre aiuta Nicosia a riarmarsi, con laiuto di britannici, americani e israeliani, anche della Francia, disponibile a schierare un suo contingente a Cipro. La bilancia delle forze in campo dipender dalla scelta americana di fornire o meno ad Ankara gli F-35, caccia stealth multiruolo di quinta generazione, top nel genere. La Turchia partecipava al progetto, finch lacquisto del sistema missilistico russo S-400 non indusse gli Stati Uniti a sanzionarla, escludendola finch non avr abbandonato laccordo con Putin. Trump vorrebbe eliminare il pacchetto sanzionatorio per cedere gli F-35 a Erdogan, che ne ha urgente bisogno visto lo stato della sua Aeronautica, volgente allantiquariato, mentre la Marina va al galoppo. Operazione da chiudere intorno al 2030, quando dovrebbe entrare in linea la portaerei nazionale da oltre 60 mila tonnellate con i superdroni Kizilelma, il cui peso bellico dipender dalla disponibilit a bordo degli F-35 plus (in vero minus, perch una cosa  fabbricare laereo con gli americani, altra comprarne la versione da esportazione, cui le regole del Pentagono applicano bemolle di studiata variet). Sempre che lindigeno Kaan, jet dotato di propulsori F110 made in Usa (altra promessa di Trump, da verificare), forse pronto per il pieno impiego entro cinque anni, non si sveli quasi allaltezza del parente a stelle e strisce. Se tutto andasse per il verso voluto, la Turchia sarebbe pronta alla guerra attorno al 2035.

 
Israele sta allestendo un fuoco di sbarramento al Congresso di Washington perch mantenga le sanzioni contro Ankara. Netanyahu teme che se la Turchia ottenesse gli F-35 in campo islamico si aprirebbe la stagione della caccia al super-caccia. Partita cui sono gi iscritti Arabia Saudita ed Egitto. Lincubo per Israele  vedersi circondato da nemici dotati di Bomba pakistana o saudita e tecnologia stealth americana. A Gerusalemme evocano lo spettro della sfera sunnita a guida turca, che con laltra leva della tenaglia, lasse sciita pilotato da Teheran, potrebbe stringere Israele in morsa fatale. Non basta: affiancare le piattaforme Usa di quinta generazione avanzata agli S-400 significa consegnare ai russi conoscenze tecnologiche decisive per ci che resta dellAlleanza Atlantica. Siccome fra Russia e Cina opera a pieno regime un nastro trasportatore, alla fine a gustarsi questa leccornia sarebbe Xi Jinping.

Il tempo gioca per la Turchia. Israele ama lanticipo. Possibile che Gerusalemme decida di sfidare Ankara ben prima del 2038. Per esempio innescando una crisi nella Siria settentrionale curda, che obblighi Erdogan a difendere il suo proconsole damasceno.

Finch sar lunico Stato della regione con Bomba e F-35 corretti dai suoi tecnici, per Bibi le probabilit di non uscire distrutto dallo scontro con la Turchia non sono zero. Certo, vincere una guerra vera contro una grande potenza senza aver chiuso nessuno dei sette fronti aperti dopo il 7 ottobre 2023 (Gaza, Cisgiordania, Siria, Libano, Iran, Yemen huti e Iraq) pare sfida al Cielo. Ma nel clima apocalittico che spinge Gerusalemme ad avvitarsi su s stessa e ciascun rivale a riarmare al volo, nulla  impossibile.

...
5. E noi, inconsolabili vedovi della Pax Americana, che ci facciamo allora nel Medioceano impazzito?

Due possibilit, una probabile, laltra sperabile. La prima  lasciarsi trascinare dalla corrente, come sempre dopo la fine della Pax Europaea detta guerra fredda, per noi il migliore dei mondi possibili. Vi stavamo foscolianamente qual anima in calma che non corre agli estremi, equabile nel suo centro. Comodi nella costellazione a stelle e strisce. Ordine ben temperato. Dove dopo ogni scossa i pesi avrebbero ritrovato lequilibrio. Tanto da concederci qualche scarto per confermarci in vita, senza rischiare losso del collo. Nellintemperato caos post-americano il caro riflesso sarebbe fatale. Ogni predone disinibito si serve al primo emporio disponibile. Difficile trovarne uno ricco, semigratuito e aperto 24/7 come lItalia.

Lalternativa sperata mira a evitare la morte per dissanguamento, esito inscritto nella passivit ereditaria. Premessa: non abbiamo le risorse spirituali, demografiche, politiche e materiali per adottare la tattica del porcospino, armandoci al punto da sconsigliare chi ci vuol male dallattaccarci. Conseguenza: la sola difesa a misura dItalia  osarci avanguardia della pace. Nulla di ideologico, tutto di pratico. Lunico modo per ritagliarci un ruolo. Vediamo.

La scommessa  che prima di autodistruggerci noi medioceanici e altri europei ci renderemo conto che la rinuncia volontaria alla diplomazia  peggio: a qualsiasi razionalit politica, dunque fondata nella realt   fatale per chi non pu n combattere n tantomeno vincere una guerra totale. In chiaro: quando la Germania e la Polonia gareggiano per il rango di massima potenza militare del continente, la Francia si rappresenta potenza mondiale via seggio permanente al Consiglio di Sicurezza e primo o secondo spazio marittimo del pianeta per sognare una sua Nato senza lAmerica, e la Turchia, giocato e vinto lo spareggio con Israele, punta a rilevare legemonia che fu della Sesta Flotta nellintero Medioceano, sorge un dubbio. Forse gli aspiranti Numeri Uno credono che qui ci sia ancora spazio per un Numero Uno solitario. Impossibile almeno fino alla terza guerra mondiale, che vorremmo risparmiarci.

Le menti equilibrate che ci salveranno lo sanno bene: attorno al mare di casa convivremo solo ristabilendo un instabile equilibrio delle potenze. In cui il trio della Grande Componenda planetaria  Stati Uniti, Cina e Russia se si ferma prima di essere mangiata e digerita dallImpero del Centro  incrocer alcune Piccole Componende. Oltre ai quattro protagonisti euro-medioceanici sopra evocati, vi troveremmo Regno Unito, Spagna e Italia tornata in s. Purch scoprano tra i dirimpettai nordafricani e asio-occidentali sparsi lungo la rotta Gibilterra-Suez-Bab al-Mandab-Hormuz soci interessati a ristabilire il Medioceano quale valvola transoceanica.

Limes porter la sua piccola pietra alla riflessione sulla Pax Medioceanica. Sempre offrendoci alle voci discordanti od ostili, sale del nostro artigianato. Anticipiamo lobiettivo 2027: un volume dedicato al Canone Italiano, per ragionare sulla nostra responsabilit nel mondo furioso. E scoprire insieme la cogenza della realt. Bellezza del limite, magnifica condizione dellumano.

