LE RUBRICHE.

La ceretta di Occam. La retorica dei cosmetici tossici
, di Beatrice Mautino.

L'autrice  biotecnologa, giornalista e comunicatrice scientifica.
Tra i suoi libri pi recenti Il trucco c e si vede (Chiarelettere, 2018).

Una manipolazione del linguaggio scientifico  alla base di certificazioni non rigorose e dagli esiti discutibili.

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168 sostanze chimiche:  la quantit media di ingredienti diversi che
una donna applica ogni giorno sulla pelle. Inizia cos un reel pubblicato sul profilo Instagram di un quotidiano nazionale. Il
video ha totalizzato centinaia di migliaia di visualizzazioni e, come spesso capita con questo genere di contenuti, ha generato ansia e
confusione tra chi scorreva distrattamente il proprio feed. Quel numero deriverebbe dalla somma degli ingredienti di 12 prodotti per la
cura della persona usati quotidianamente.
Raccontati in questo modo, quei dati rappresentano un esempio da manuale di come si possa manipolare il linguaggio scientifico per
veicolare messaggi privi di rigore. I dati condivisi non sono nuovi: derivano dai rapporti dellEnvironmental Working Group (EWG),
unorganizzazione attivista e lobbista statunitense con un fatturato che nel 2024 ha superato i 22 milioni di dollari.

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Un palese conflitto di interessi.

LEWG non  un ente terzo e neutrale.
Opera attraverso il programma EWG Verified, un bollino rilasciato alle aziende a pagamento (circa 750 dollari a formula, pi una
percentuale sul fatturato). Si tratta di un meccanismo che crea un palese conflitto dinteressi: si genera lallarme per poi vendere la
soluzione, spingendo i marchi a certificarsi pur di non finire nella lista nera. Inoltre, lEWG  interconnesso con lOrganic Voices
Action Fund (OVAF), un consorzio finanziato da aziende del settore bio i cui interessi commerciali traggono diretto vantaggio dalla
colpevolizzazione della cosmesi tradizionale.
I report dellEWG sono stati pi volte criticati dalla comunit scientifica per luso sistematico del cherry-picking: la selezione parziale di studi per avvalorare tesi allarmistiche, ignorando il consenso scientifico generale.
Ma entrando nel merito del video diffuso dal quotidiano, lerrore metodologico di sommare semplicemente gli ingredienti  grossolano. Quando mangiamo una mela, ingeriamo centinaia di composti chimici, alcuni anche molto pericolosi. Pensate ai precursori del cianuro contenuti nei semi. Ma nel farlo non ci preoccupiamo pi di tanto. Non parliamo di attacco chimico, anzi, ci diciamo che una mela al giorno toglie il medico di torno.
Allo stesso modo, il fatto che un cosmetico contenga 10 o 100 ingredienti, o che tra questi ce ne siano di potenzialmente pericolosi, non deve spaventarci. Il punto non sta n nella somma degli ingredienti, n nella loro pericolosit intrinseca. Il punto, come ormai sapete, sta nel rischio reale legato alla concentrazione e allesposizione.

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Sano scetticismo digitale.
Questo rischio, nellUnione Europea,  valutato dal Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori, lorgano della Commissione Europea che definisce i limiti dimpiego imponendo margini di sicurezza ampi, spesso centinaia di volte superiori alla dose che potrebbe causare un effetto negativo.
Questa narrazione non  innocua. La retorica dei cosmetici tossici colpisce soprattutto le fasce pi vulnerabili che, spaventate da
definizioni fuorvianti, rinunciano a prodotti essenziali come le protezioni solari perch non possono permettersi le costose alternative certificate. Per difenderci da questo terrorismo psicologico dobbiamo sviluppare un po di sano scetticismo digitale. Ogni volta che ci imbattiamo in video che citano generici studi senza indicare riviste o istituzioni, che promuovono app di valutazione con evidenti conflitti dinteresse, o che elencano ingredienti spaventosi, ricordiamoci che la salute non  tutelata da un bollino a pagamento, ma dalla vigilanza silenziosa dei controlli istituzionali ogni giorno.
