LE RUBRICHE.


I bastioni di Orione. Piccoli davanti alla vastit, di Michele Bellone.
 

L'autore  editor di saggistica, giornalista, docente di narrazioni e
comunicazione della scienza. Autore di Incanto (Codice, 2019) .

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Davanti a qualcosa che sfida la nostra comprensione del mondo, lautocoscienza si ridimensiona.

Mentre scrivevo la riflessione del mese scorso sulla traccia dellesame di maturit dedicata alla meraviglia, sentivo di stare solo sfiorando la superficie di un tema che, in una rubrica come questa, merita uno sguardo pi approfondito.

 soprattutto negli ultimi ventanni che la meraviglia  diventata oggetto di ricerca sistematica, dopo che gli psicologi Dacher Keltner e Jonathan Haidt hanno dedicato, nel 2003, un articolo in cui proponevano un nuovo approccio concettuale a quella che in inglese si chiama awe. Che loro descrivono come la sensazione che si prova di fronte a qualcosa di vasto, fisicamente o concettualmente, che sfida la nostra comprensione del mondo e richiede di riorganizzare gli schemi mentali con cui lo interpretiamo. E qui si incappa in un primo problema, perch litaliano meraviglia non include le sfumature di stupore, reverenza e persino timore proprie del termine inglese.

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Analogia con gli psichedelici.

Un secondo problema  che la maggior parte degli studi su questo tema vengono da un solo laboratorio: il Greater Good Science Center fondato proprio da Keltner. Inoltre, molti di questi esperimenti hanno limiti metodologici che gli stessi autori ammettono: la meraviglia  difficile da definire e da misurare; gli effetti osservati sono in genere piccoli, immediati e ottenuti in contesti sperimentali controllati; molte misure sono autoriferite; e i campioni analizzati sono spesso poco rappresentativi, rendendo difficile generalizzare i risultati ad altri contesti culturali.

Limiti non diversi da quelli di altri ambiti di ricerca simili, che per non sminuiscono la portata di alcuni risultati emersi. A partire da uno dei pi citati: il piccolo s. Davanti a qualcosa che percepiamo come molto pi vasto di noi, lautocoscienza si ridimensiona, il monologo interiore si attenua e ci sentiamo parte di qualcosa di pi grande: un paesaggio, una comunit, una tradizione, perfino unidea. Alcune ricerche suggeriscono che la meraviglia possa ridurre temporaneamente lattivit del default mode network, la rete cerebrale associata ai processi auto-referenziali. Mostrando qualche analogia con gli effetti di sostanze psichedeliche, che interferiscono con lautoreferenzialit e favoriscono esperienze di dissoluzione temporanea del senso di s.

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Motori della pulsione narrativa.

Ma la meraviglia, e qui si torna al problema di traduzione, non  solo fascinazione e stupore per la vastit dello spazio o per un atto di grande coraggio. Un tornado o un attacco terroristico possono innescare forme di stupore e timore reverenziale che ci fanno sentire piccoli davanti a eventi o fenomeni fuori dalla nostra portata. Alimentando per paura e senso di impotenza, invece che di appartenenza. E poi c quello che la meraviglia, anche declinata in senso positivo, potrebbe indurci a fare. In unintervista su Nautilus del 2024, Keltner ha citato gli omicidi compiuti dalla famiglia Manson o il genocidio in Ruanda come esempi di come il senso di appartenenza a qualcosa percepito come immensamente pi grande possa essere incanalato in forme distruttive. Perch labbandono del s rispetto a qualcosa di vasto e straordinario pu tradursi in prosocialit, altruismo e cooperazione, ma pu anche sfociare nella sottomissione acritica a demagoghi e ideali intolleranti.

Meraviglia e paura sono emozioni potenti, e molto pi intrecciate fra loro di quanto si pensi. Sono fra i motori della pulsione narrativa: nelle storie cerchiamo limprevisto e lo straordinario, che ci sorprendono e ci spaventano, per esorcizzare ci che temiamo e trarre piacere da ci che scopriamo. Proprio come accade con la scienza, che si alimenta dalle stesse due fonti.