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Le interviste.
Artemis 3, la nuova sfida per Luca Parmitano, di Emiliano Ricci.

 
Lastronauta italiano piloter lultima missione di test del programma NASA, prima di quelle che riporteranno gli esseri umani sulla Luna.


Chi  Luca Parmitano, colonnello dellAeronautica militare italiana e pilota collaudatore, ha accumulato oltre 2000 ore di volo e pilotato oltre 40 velivoli. Selezionato come astronauta dellAgenzia spaziale europea nel 2009, nel 2013 ha partecipato alla missione Volare, prima missione di lunga durata dellAgenzia spaziale italiana sulla Stazione spaziale internazionale:  rimasto in orbita 166 giorni, ha svolto oltre 20 esperimenti e compiuto due attivit extraveicolari. Nel 2019  tornato sulla ISS con la missione Beyond, a bordo della Soyuz MS-13, e nella Spedizione 61  diventato il primo italiano e il terzo europeo a comandare la ISS. Ha effettuato una serie di passeggiate spaziali per riparare il rivelatore di raggi cosmici AMS-02. In totale ha trascorso 366 giorni nello spazio. Nel giugno 2026 la NASA lo ha scelto come pilota di Artemis 3.

Artemis  il programma con cui la NASA, con i partner internazionali, prepara il ritorno umano sulla Luna e lo sviluppo di una presenza pi stabile nello spazio profondo. Prima delle missioni di allunaggio occorrer per verificare navicelle, sistemi di attracco, procedure operative e integrazione tra veicoli diversi. Artemis 3, il cui lancio  previsto per il 2027, avr questo compito: testare in orbita terrestre la capsula Orion e le tecnologie necessarie alle fasi successive del programma. Per questa missione, Luca Parmitano  stato scelto come pilota. Lo abbiamo intervistato sulla preparazione al volo, sulle caratteristiche della missione e sul ruolo dellesperienza maturata in orbita.

Che cosa ha provato quando ha saputo di essere stato selezionato come pilota di Artemis 3?

Quando ho ricevuto la telefonata, la missione Artemis 3 non era affatto sul mio orizzonte. Stavo ancora seguendo i colleghi della spedizione 74 a bordo dellISS, per cui, mentre rispondevo, ho pensato che la telefonata si riferisse a questo. Inizialmente sono rimasto senza parole, poi, istintivamente, ho espresso gli stessi sentimenti che avrei ripetuto sul palco il giorno della presentazione dellequipaggio: che sono onorato del ruolo assegnatomi e che mi approccio al compito e alla missione con umilt.


Che significato ha, per lei, rappresentare lItalia e lEuropa in una missione del programma Artemis?

Lavoro da molti anni in un ambiente internazionale, dove mi confronto con colleghi provenienti da culture, retaggi ed esperienze molto diverse. Faccio del mio meglio per essere allaltezza della reputazione delle professionalit italiane ed europee, e rafforzare il nostro ruolo di partner credibili e affidabili.

Artemis 3 sar una missione di test in orbita terrestre. Perch una missione dimostrativa  cos importante?

 una missione indispensabile perch svilupper le competenze necessarie per eseguire in sicurezza la missione di allunaggio, presumibilmente Artemis IV. Sar in effetti dimostrativa per le due aziende [SpaceX e Blue Origin, N.d.A.] che avranno lopportunit di lanciare le versioni di lander con i quali lavoreremo, ma per quanto riguarda la navetta Orion, pi che dimostrativa, la chiamerei una missione di sperimentazione e convalida.

Quali saranno i passaggi tecnicamente pi delicati della missione?

Stiamo ancora sviluppando i prodotti informatici che ci permetteranno di eseguire le manovre di avvicinamento, operazioni in prossimit e attracco ai due diversi lander, e poi li utilizzeremo per la prima volta durante la missione, sia in modalit manuale che automatica. Sar la prima volta che verr utilizzato il sistema hardware di attracco e trasferimento dellequipaggio. Tutta la missione verr svolta in un ambiente per il quale Orion, che nasce come navetta da deep space, non  stata disegnata. Questo spinger ad allargare lo sviluppo dei sistemi; anche il rientro verr eseguito con uno scudo termico diverso da quello delle precedenti missioni.

Che cosa dovr fare nei prossimi mesi per prepararsi al volo?

Inizialmente il programma di addestramento prevede unimmersione intensiva nellapprendimento dei sistemi della navetta Orion. Come pilota, ho responsabilit di gestione condivise con il comandante, e i due ruoli sono spesso sovrapposti o intercambiabili: dovr quindi acquisire una confidenza totale con i sistemi di bordo, le procedure normali e di emergenza, attraverso lezioni dedicate nei vari simulatori, sia individualmente, sia con il resto dellequipaggio e con i controllori di volo. In una seconda fase, lavoreremo in modo integrato con i simulatori dei due lander e le rispettive sale di controllo.


In che modo laddestramento per Artemis 3 sar diverso da quello per le missioni sulla Stazione spaziale internazionale?

Laddestramento per una missione di lunga durata sullISS include sia le attivit relative alla navetta (che sia Soyuz, Dragon o Starliner), sia le operazioni a bordo della Stazione (scienza, manutenzione, logistica, attivit extraveicolari e robotiche).  molto variegato ma, negli anni, abbiamo imparato come erogarlo al meglio, ed  molto standardizzato da equipaggio a equipaggio. Per Artemis 3, sebbene le operazioni di volo si limitino a Orion e lander, si tratta di un addestramento mirato, ancora in via di sviluppo e, per certi versi, individualizzato in base al ruolo che si ricopre.

Lei sar pilota di Orion. Che cosa significa, concretamente, pilotare una navicella di nuova generazione?

Sebbene abbia molta esperienza con le operazioni di volo con la navetta Soyuz, Orion  circa una generazione e mezza avanti. Lintegrazione uomo-macchina  molto pi spinta e avanzata, e un giorno lo sar anche lautomatizzazione. Ma al momento la gestione del piano di volo e lesecuzione delle manovre orbitali, di avvicinamento e di attracco devono essere convalidate dallequipaggio per evitare errori di esecuzione potenzialmente fatali. Il pilota e il comandante vengono addestrati a utilizzare i comandi manuali, due joystick fly-by-wire che controllano i motori di traslazione e rotazione. Soprattutto nelle manovre in prossimit, si tratta di controllare due veicoli che si muovono in sei gradi di libert, con margini di errore piccolissimi.

Quale parte della sua esperienza sulla ISS le sar pi utile in questa missione?

Non credo di poter davvero rispondere a questa domanda, visto che la missione  ancora da definire, e soprattutto perch non so ancora con quali contingenze ed eventi inaspettati mi andr a confrontare. Per il momento, avere familiarit con alcuni dei sistemi di bordo e delle soluzioni tecniche gi utilizzati a bordo dellISS significa che posso procedere con pi velocit rispetto a chi si trovasse a studiarli per la prima volta. Inoltre, credo che le competenze nella meccanica orbitale sviluppate come pilota di Soyuz nelle due pregresse missioni potranno tornarmi utili nelle fasi di volo ravvicinato. Ma questo  ancora tutto da vedere.

Dopo lincidente alla tuta durante una passeggiata spaziale nel 2013,  cambiato il suo modo di concepire il rischio?

Se qualcosa  cambiato,  la consapevolezza che il mondo del volo umano spaziale  ancora pionieristico: non siamo dei coloni, siamo ancora in piena fase esplorativa e di sviluppo. Sebbene il lavoro di tutte le squadre a terra e in volo, dagli ingegneri ai controllori, dagli istruttori agli astronauti e cos via, tenda a minimizzare il rischio, non  mai possibile eliminarlo del tutto.

