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Science talk. La criosfera in crisi e le proposte per salvarla, di Mauro Gobbi.

L'autore Mario Gobbi   ricercatore al MUSE - Museo delle scienze
di Trento, specializzato in ecologia degli ambienti glaciali e biologia
della conservazione delle specie criofile.

Le foto: La superficie di un ghiacciaio, qui sopra il Presena, tra Trentino e Lombardia,  un ecosistema vibrante, dinamico e popolato da una biodiversit esclusiva, studiata dagli scienziati.
Il Ghiacciaio dei Forni: un modello ecologico alpino.

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La porzione di superficie terrestre ricoperta da acqua allo stato solido  un patrimonio ecologico e culturale unico, ma rischia di scomparire. 
Nellimmaginario collettivo e per una parte significativa
della comunit scientifica, i ghiacciai sono stati considerati, per secoli, ambienti ostili a qualsiasi forma di vita. Da qualche decennio, tuttavia, una crescente rete di ricercatori, tra cui alcuni italiani, sta scardinando questo paradigma. Gli
scienziati stanno dimostrando che la criosfera terrestre  ovvero
quella porzione di superficie del pianeta, pari a circa il dieci per
cento, coperta da acqua allo stato solido   in realt un ecosistema vibrante, dinamico e popolato da una biodiversit esclusiva.
Batteri, lieviti, alghe, muschi, invertebrati, vertebrati e, in
particolari condizioni, persino alcune piante vascolari, costituiscono le comunit biologiche che vivono sulla superficie di un
ghiacciaio. In molteplici casi, le specie che popolano questi ambienti estremi sono endemiche. Tutti questi organismi sono legati tra loro da un fitto intreccio di relazioni ecologiche ancora ampiamente inesplorato, cos come non del tutto nota  lentit della
biodiversit di questi ecosistemi. Per gli scienziati, questa indagine si traduce in una faticosa corsa contro il tempo, dove lobiettivo principale  riuscire a scattare unultima fotografia della
biodiversit e dei processi ecologici in atto prima che lintero ecosistema glaciale vada incontro alla definitiva estinzione.
La prima mappatura globale della fauna glaciale
Nonostante lincremento della letteratura scientifica, fino a oggi non era possibile rispondere alla domanda: quante specie vivono su un ghiacciaio? Un articolo pubblicato di recente sui Proceedings of the National Academy of Sciences, e intitolato The
global diversity and decline of glacier animals, ha provato a colmare questa carenza conoscitiva. Gli autori documentano che i
ghiacciai mondiali ospitano almeno 152 specie animali. Tra queste, ben 73 specie sono specialiste dei ghiacciai, ovvero organismi che hanno sviluppato adattamenti fisiologici e biochimici
specifici per vivere in questo habitat estremo. La distribuzione di
queste specie, tuttavia, non  uniforme sulla superficie del pianeta, ma  in funzione dalla latitudine e del potenziale di dispersione
di ciascuna specie. I dati mostrano che nelle regioni geografiche
in cui le temperature medie rimangono pi rigide si osserva la
maggiore ricchezza di specie specialiste, a chiara testimonianza
di una forte e prolungata selezione evolutiva legata alle condizioni di freddo estremo. Infine, la capacit di farsi trasportare passivamente dalle correnti del vento sembrerebbe il fattore principale nel determinare il successo della colonizzazione di queste
isole di ghiaccio.

Per comprendere a fondo i modi in cui le specie glaciali interagiscono tra loro, un gruppo di scienziati ha scelto come caso studio il Ghiacciaio dei Forni, situato in Lombardia, in quanto uno
degli apparati glaciali pi intensamente studiati al mondo. La ricerca, pubblicata sulla rivista Biological Reviews con il titolo
Ecological interactions in glacier environments: a review of studies
on a model Alpine glacier, descrive quanto lambiente supraglaciale rappresenta il cuore biologico dellintero ghiacciaio, sia in termini di ricchezza di specie sia per il numero di interazioni che vi
si stabiliscono.
Sulla superficie del ghiaccio lazione dellirraggiamento solare e laccumulo di detriti portano alla formazione delle cosiddette coppette crioconitiche: si tratta di piccole pozze dacqua
sul cui fondo si deposita un sedimento scuro composto da polveri minerali e sostanza organica fine. Queste coppette si comportano come veri e propri hot-spot di biodiversit microbica e animale; al loro interno, il consumatore apicale della catena trofica
 un piccolissimo invertebrato criofilo, il tardigrado Cryobiotus
klebelsbergi. Sulla superficie del ghiaccio, invece, lenergia si sposta lungo una catena trofica sostenuta in parte dalla produzione
primaria di cianobatteri e alghe verdi, ma alimentata soprattutto
dallapporto continuo di materia organica alloctona, come pollini,
frustoli vegetali e insetti di bassa quota trasportati sul ghiacciaio dal vento. Questa biomassa pu sostenere dense popolazioni di
collemboli, i quali si trasformano a loro volta nella preda primaria
per i predatori che si avventurano attivamente sul ghiaccio: il coleottero Nebria castanea e il ragno Pardosa saturatior.
Il punto cieco normativo della tutela europea
Incrociando la distribuzione geografica delle specie animali
note con gli scenari di ritiro dei ghiacciai, gli scienziati hanno lanciato un allarme globale: nei prossimi decenni assisteremo a un
declino repentino delle popolazioni di queste specie e, in molti
casi, allestinzione locale o globale.
Nonostante questa crisi ecologica, la tutela giuridica di questa biodiversit sconta un grave ritardo normativo. In una lettera
pubblicata su Science, dal titolo The EUs cryosphere biodiversity blind spot, un gruppo di ricercatori italiani ha evidenziato che,
sebbene i ghiacciai siano formalmente inseriti tra gli habitat da
proteggere secondo la Direttiva Habitat europea, i criteri attualmente utilizzati dagli Stati membri per valutarne lo stato di conservazione si basano in modo esclusivo su parametri puramente
glaciologici quali lestensione superficiale, la lunghezza e il bilancio di massa annuale, ignorando la componente biologica. Questo paradosso normativo fa s che un ghiacciaio venga classificato in cattivo stato solo nel momento in cui si riduce fisicamente
di volume, mentre la normativa non richiede che le sue comunit
biologiche siano monitorate, impedendo di fatto lo sviluppo di un
concreto protocollo di tutela.
La road map strategica dellUNESCO
In risposta alla crisi sistemica e globale della criosfera, lAssemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il periodo
compreso tra il 2025 e il 2034 come il Decennio di azione per le
scienze criosferiche, affidandone la guida strategica allUNESCO.
Il report di sintesi, intitolato Synthesis of the Decade of Action for
Cryosphere Sciences (2025-2034) e discusso a Parigi alla sede UNESCO a marzo 2026, definisce la nuova struttura operativa, concepita per trasformare le ricerche scientifiche, spesso frammentate
tra i vari istituti, in un protocollo decisionale condiviso e applicativo. Questo sforzo globale si focalizza su cinque grandi sfide: incrementare i monitoraggi effettuati in situ; creare modelli previsionali ad alta risoluzione; sviluppare strategie di mitigazione;
fornire aiuti concreti e pianificazione strategica alle popolazioni;
sviluppare indicatori per regolare le emissioni di gas serra. I report dellUNESCO si configurano quindi come un ultimo, decisivo appello di natura politica ed etica rivolto ai governi.
Proteggere i ghiacciai rimasti non significa solo salvaguardare
un patrimonio biologico e naturale unico al mondo, ma garantisce la stabilit futura delle riserve idriche, la sicurezza delle coste
globali e la resilienza del tessuto socio-economico dell umanit.