Marco Consoli.
VENEZIA.
"Come si fa a dedicarsi per due settimane solo alla visione di film, quando il mondo  in emergenza? Me lo sono chiesta quando mi  stato proposto di presiedere la giuria dell'83esima Mostra del Cinema di Venezia.
E l'unica risposta possibile  che si pu perch il cinema offre l'opportunit di trovare l'empatia dentro di noi, anche nei confronti dei personaggi pi corrotti e perversi, consentendo di riflettere anche sui nostri lati oscuri". Maggie Gyllenhaal, 48 anni, attrice e regista di La figlia oscura e La Sposa! presiede una giuria composta anche dalle registe e registi Kaouther Ben Hania, Shahrbanoo Sadat, Johnnie To e Xavier Giannoli, dal critico Francesco Casetti e dal compositore Daniel Blumberg. La domanda sul cinema politico  necessaria non solo perch il festival quest'anno presenta numerose pellicole a tema politico  dal genocidio di Gaza al conflitto russo-ucraino, al ruolo delle donne in guerra o nel mondo del lavoro, dal ritratto di Elon Musk alla repressione politica in Bielorussia e Iran  ma anche perch l'attrice aveva deciso di passare dietro la macchina da presa proprio il giorno della prima elezione di Trump. "Sono venuta qui con grande curiosit: non credo ci siano registi che non meritino di essere ascoltati, e se i film offrono uno sguardo onesto sull'esperienza altrui, non possono che essere fondamentalmente e inevitabilmente politici", ha detto Gyllenhaal a proposito del modo in cui giudicher le 21 pellicole in concorso, tra cui figurano 5 titoli italiani (il pi politico  Ritorno a Buenos Aires, su un processo agli aguzzini della dittatura argentina). Ma al festival quest'anno c' anche Wim Wenders, seppur fuori concorso con un ritratto dell'architetto svizzero Peter Zumthor, che presiedendo la giuria al festival di Berlino, aveva dichiarato che "i registi devono restare fuori dalla politica" che aveva scatenato un ciclone mediatico.
Quanto al fatto che in Concorso a Venezia quest'anno ci siano solo due registe donne, Gyllenhaal commenta con sarcasmo: "E' finalmente diventato chiaro che gli uomini fanno film migliori delle donne". La carenza di registe in concorso, dice " il sintomo di un problema sistemico: per le donne  molto pi difficile finanziare un film e mi pare plausibile pensare che i temi che trattiamo noi donne siano meno apprezzati in questa industria.
Per cui mi sono chiesta anch'io come mai le registe in gara siano solo due, anche se ammetto che avermi invitato a presiedere la giuria, considerato il tema dei miei film da regista, non era una cosa affatto scontata". -.
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la giuriA.
Maggie Gyllenhall
