Francesco Semprini.
New York.
"Serve probabilmente un'altra fase di recrudescenza tra Stati Uniti e Iran per creare le condizioni affinch le parti tornino a esplorare ipotesi di accordo per la pace". E' lapidario Asad Durrani, gi numero uno dell'Isi, i servizi segreti del Pakistan, e ambasciatore presso alcune cancellerie europee.
L'ex capo degli 007 di Islamabad e autore del libro "The Sword and The Pen: A Spymaster Reminisces" (La spada e la penna: memorie di un capo dei servizi segreti), spiega, in esclusiva a La Stampa, che al momento "nessuna delle due parti vuole veramente arrivare a un'intesa".
Generale, come giudica le relazioni tra Pakistan e Stati Uniti?
"Al momento sono concentrate sulla de-escalation. Il Pakistan ha rapporti di lunga data con Washington, con decenni di cooperazione in campo militare ed economico, ma oggi la priorit  la crisi con Teheran".
Come si pu rompere l'attuale stallo negoziale tra Stati Uniti e Iran?
"N gli Stati Uniti n l'Iran sembrano disposti a fare concessioni importanti.
Per questo il Pakistan deve muoversi su un terreno delicato.
Probabilmente  necessaria un'altra fase di ostilit per creare le condizioni perch le parti possano tornare al negoziato.
Le questioni decisive restano lo Stretto di Hormuz e il programma nucleare iraniano, sulle quali le richieste di entrambe le parti rimangono massimaliste.
Islamabad ha organizzato tre sessioni di discussione, per 21 ore complessive, comprese due tornate di colloqui diretti.
Sono stati sviluppati elementi per un cessate il fuoco, ma resta ancora molto lavoro da fare".
Quanto  importante, per Islamabad, mantenere un rapporto stabile con Teheran?
"E' fondamentale, per ragioni geografiche e interne.
Il Pakistan ha una grande comunit sciita e questo rende il rapporto con l'Iran una questione di sicurezza nazionale, prima ancora che di politica estera.
Mantenere un canale solido con Teheran significa anche evitare che le tensioni regionali si trasformino in nuove fratture confessionali.
Poi ci sono gli oltre 800 km di confine, che impongono cooperazione sulla sicurezza, sui traffici illegali, sui gruppi armati e sul controllo delle aree tribali".
Quali conseguenze potrebbe avere la nuova offensiva americana contro Teheran, denominata "Economic Fury"?
"Non  probabile che modifichi la posizione dell'Iran sulle questioni fondamentali.
La pressione economica pu aumentare i costi, ma non credo che sia sufficiente a cambiare la posizione iraniana sui dossier considerati critici.
E un conflitto con l'Iran non sarebbe facilmente contenibile.
Una guerra pi ampia avrebbe conseguenze devastanti non solo per il Medio Oriente, ma anche per l'Asia meridionale.
I rischi di un'escalation regionale sono quindi molto elevati".
Crede che ci sar un secondo round dei colloqui di Islamabad?
"Non  molto probabile, n sarebbe necessario finch i canali riservati non avranno prodotto progressi sostanziali.
Anche il primo round, a mio avviso, era sconsigliabile.
Gli eventi ad alta visibilit non sono favorevoli al progresso dei negoziati.
Quando le parti sono costrette a muoversi sotto i riflettori, diventa pi difficile fare concessioni.
In questa fase i canali discreti possono essere pi utili di un'altra iniziativa pubblica".
Che ruolo pu avere il Qatar nella crisi tra Stati Uniti e Iran, soprattutto nella mediazione e nella de-escalation?
"Il Qatar pu svolgere un ruolo, ma attraverso un canale distinto.
Il Pakistan, per la sua particolare posizione e per i rapporti che mantiene con quasi tutti gli attori coinvolti, pu continuare a lavorare sulla de-escalation".
Qual  la sua valutazione del Patto della Mecca e quale ruolo potrebbe avere nell'attuale crisi regionale?
"Non credo che ci sia molta sostanza.
Probabilmente  soprattutto simbolico.
Accordi di questo tipo, per diventare efficaci, richiedono anni e molto lavoro sul terreno.
La firma di un'intesa non  sufficiente: perch produca risultati servono meccanismi concreti e un lungo processo di attuazione".
Come valuta il conflitto tra Afghanistan e Pakistan, in corso ormai da diversi mesi?
"E' una strada disastrosa quella intrapresa dal Pakistan. E' cominciata con l'espulsione dei rifugiati afghani, proprio quando Kabul aveva pi bisogno del nostro aiuto.
Poi  arrivata una richiesta irragionevole: arrestare i miliziani di Tehrik-e Taliban Pakistan (Ttp) di stanza al di l del confine e consegnarceli.
E' fisicamente impossibile e contrario alle tradizioni afghane, soprattutto perch questa milizia aveva aiutato i talebani nella loro lotta per la libert. Ora c' uno stallo difficile, con la mediazione dei cinesi.
Ma il risentimento accumulato sar forse impossibile da cancellare". -.
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l'intervista.
"Grande.
vittoria".
L'ennesimo manifesto antiamericano a Teheran La propaganda iraniana prende.
di mira.
Donald Trump.
e la sua rivendicazione.
di una "grande vittoria".
su Hormuz.
Asad Durrani.
Il Pakistan ha una grande comunit sciita e questo rende il rapporto con l'Iran una questione.
di sicurezza nazionale.
Perch il Patto.
della Mecca produca risultati servono meccanismi concreti e un lungo processo di attuazione.
afp
