Caterina Soffici.
Dove finisce l'uomo e dove inizia la macchina? Domanda che aleggia sul red carpet di Venezia, lanciando il grande tema dell'intelligenza artificiale nella creazione artistica.
Se ne parler molto, perch ci riguarda tutti.
Be brave, di Francesco Carrozzini dedicato al fondatore di Diesel Renzo Rosso,  il primo lungometraggio documentario italiano interamente lavorato con l'intelligenza artificiale e sar presentato a Venezia nella sezione Open. Il direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera apre con entusiasmo a questo tipo di sperimentazione: "Anche le sequenze che non sono fatte in intelligenza artificiale e riprese dal vero, sono state poi rielaborate e modificate con l'utilizzo dell'Ai come mera volont di sperimentazione artistica". E qui bisogna capire cosa significa fare un film utilizzando l'intelligenza artificiale.
La societ di produzione, Our Films, spiega che hanno lavorato per oltre un anno e mezzo per costruire un "workflow creato dal nulla ed efficace, di produzione di immagini in Ai ad altissima qualit". Il controllo creativo  rimasto in mano al regista e ai collaboratori, dicono.
Un esperimento interessante, che pone vari problemi.
Trattandosi di un documentario sulla vita di una persona reale, sono state ricreate scene che non erano disponibili e quindi ha creato qualcosa di artificiale mutando la realt? Come potr lo spettatore capire la linea del confine? E quanto del lavoro di regia e sceneggiatura  stato delegato all'intelligenza artificiale? Non sono questioni di lana caprina, ma interessano il rapporto quotidiano che abbiamo con quanto appare sui nostri schermi e modifica la nostra percezione del reale.
Christopher Nolan, per esempio, combatte apertamente l'uso dell'Ai.
Ha girato la sua monumentale Odissea in pellicola Imax e ha difeso il valore insostituibile della creativit umana e dei metodi di ripresa tradizionale.
Il dibattito  apertissimo e siamo solo all'inizio.
Se la Mostra di Venezia apre, il mondo letterario alza barricate e dice no rigidissimi.
Il Booker Prize, il premio pi prestigioso per la narrativa anglosassone, ha aggiunto quest'anno nel suo regolamento una clausola specifica che prevede l'esclusione di libri scritti con l'Ai.
Alcuni premi richiedono ora prove tangibili del processo di scrittura come prodotto umano, tipo bozze cartacee e appunti presi dall'autore in carne e ossa.
In altri casi sono stati squalificati libri perfino perch le immagini di copertina erano generate dall'intelligenza artificiale (vedi il New Zealand Book Awards). Ha fatto scalpore a inizio estate il caso dell'esordiente Jerry Falade, autore di un noir che aveva attirato l'attenzione di agenti e di editori internazionali.
Il manoscritto di Call me, I'll hide the the body (Chiamami, nasconder il corpo)  la storia di un bestseller annunciato, che doveva uscire in contemporanea mondiale nel 2028. In un'asta serrata tra 14 editori se l'era aggiudicato Minotaur, una casa editrice del gruppo Macmillan, per due milioni di dollari.
Anche in Inghilterra aveva fatto scalpore.
Poi il dubbio di un editor: non  farina del sacco di Falade,  scritto con l'intelligenza artificiale.
Enorme putiferio, ritiro del libro e annullamento del contratto, con codicillo di accuse di razzismo perch l'autore  un afroamericano e ha gridato al complotto, senza per riuscire a provare di averlo scritto senza l'aiuto dell'algoritmo.
Sorte simile a quella di Shy Girl, il romanzo horror di Mia Ballard pubblicato a inizio anno da Hachette in Inghilterra e ritirato dopo che i lettori hanno identificato brani generati dall'intelligenza artificiale.
Online il libro  stato definito "spazzatura generata da Ai", l'autrice ha negato di aver commesso personalmente l'illecito, ma inutilmente.
E qui sta il cuore del dilemma.
Perch ci scandalizziamo per un libro scritto da una macchina? Forse perch ci sentiamo un po' presi in giro.
Forse perch anche se viviamo in un mondo parallelo di connessioni e social e di realt generate dagli algoritmi, nel profondo crediamo ancora nel primato dell'essere umano.
Forse perch l'intelligenza artificiale sapr anche scrivere un libro bellissimo, e allo stesso modo sapr fare un film altrettanto bello, scegliendo i tasti giusti per piacere al lettore/spettatore medio, perch l'algoritmo  potenzialmente onnisciente e tende alla perfezione.
Ma la vera letteratura, il vero cinema, la vera arte,  proprio lo scarto dalla perfezione.
E' lo scarto da ci che  gi stato creato,  la ricerca dell'insondabile.
E qui casca l'asino.
Perch l'algoritmo questo non sapr mai farlo.
Impedire alle macchine di scrivere come gli essere umani  impresa impossibile.
Difendere l'autenticit della creazione umana (e quindi mettere dei paletti, dire per esempio che si pu usare l'Ai nelle fasi di ricerca per un testo, oppure delimitare le aree di utilizzo dell'Ai nella produzione di un film)  l'unico modo per impedire all'essere umano di creare (e quindi di pensare) come una macchina.
Su questo credo che dovremmo essere tutti d'accordo. -.
&#169; RIPRODUZIONE RISERVATA.
Viviamo in un mondo.
di connessioni.
ma crediamo ancora nel primato dell'umano.
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