Flavia Amabile.
Il voto in condotta che pu provocare la bocciatura, i cellulari vietati in classe, i tutor, i metal detector, i cinque anni di studi negli istituti tecnici che sono diventati quattro, la maturit senza pi plichi e colloqui multidisciplinari nell'orale che sembravano quasi un esame universitario, l'educazione sessuale alle superiori subordinata al consenso dei genitori, le indicazioni nazionali che impostano i futuri programmi scolastici in base a tre parole d'ordine: patria, Bibbia e radici.
Sono molte e variegate le riforme introdotte dal ministro Giuseppe Valditara in quasi quattro anni di governo Meloni.
Sono iniziate a ottobre del 2022 inserendo la parola merito accanto alla denominazione ufficiale del ministero e poi andando spediti, freccia a destra, senza fermarsi un istante.
L'effetto di questa spinta tutta rigore e sanzioni ha reso la scuola targata Valditara molto diversa rispetto a quella dei suoi predecessori da un punto di vista normativo.
Ma, in concreto,  cambiato davvero qualcosa nel corpaccione del sistema scolastico? In questi casi la risposta va cercata nei numeri, quando ci sono.
Purtroppo, per, mancano del tutto i dati sulle bocciature in condotta, al momento  impossibile valutare se la riforma abbia avuto un effetto.
Esiste, invece, una profusione di cifre, al momento opportuno utilizzate per raccontare i successi ottenuti.
La dispersione scolastica, per esempio.
Il ministro dell'Istruzione ha rivendicato con orgoglio il calo al 7,3%, ben al di sotto del traguardo del 9% previsto dall'Ue, per dimostrare quanto le misure introdotte in questi anni abbiano funzionato.
Ma se i dati sulla dispersione calano e nel frattempo aumentano le assenze e le frequenze irregolari non viene il sospetto che il fenomeno stia assumendo forme diverse ma che resista comunque? Peccato che dati ufficiali non ne esistano, ci si basa sulle denunce che arrivano dalle istituzioni locali.
Sono regolarmente registrati, invece, gli andamenti del livello di competenze raggiunto dalle studentesse e dagli studenti.
Ogni anno il rapporto Invalsi mostra un'Italia divisa, con una quota importante di analfabetismo funzionale, con oltre il 35% dei bambini che non raggiunge le competenze di base in matematica e la percentuale di chi in terza media raggiunge il livello obiettivo in italiano  calata dal 59 al 57%. Riforme o no. -.
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scuola.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
