ROBERTO FIORI.
Con una produzione dalla vendemmia 2026 stimabile intorno ai 40 milioni di ettolitri, anche quest'anno l'Italia sar il primo produttore mondiale di vino, superando nettamente Francia e Spagna in quantit. Ma lasciate nel cassetto l'orgoglio nazionale e fidatevi: non  una buona notizia.
Di questi tempi, vendere vino  diventato un mestiere difficile e il rischio sovrapproduzione  dietro l'angolo.
Anzi,  gi ampiamente in cantina.
Lo dicono i dati del ministero dell'Agricoltura, che a fine luglio ha fatto i conti della cosiddetta Cantina Italia prima del nuovo raccolto.
Ebbene, le giacenze di vini e mosti a sono cresciute dell'8,2% rispetto ai volumi del 31 luglio 2025, arrivando a 45,6 milioni di ettolitri.
Al netto dei mosti, il saldo  di 42,6 milioni di ettolitri (+6,9%). Questa abbondanza di invenduto sta esercitando una forte pressione al ribasso sui prezzi dello sfuso.
A giugno, le quotazioni dei vini Doc italiani hanno registrato una flessione media del 7%, attestandosi a 1,57 euro al litro, mentre per i vini comuni il calo ha raggiunto il 19%. A complicare il quadro si aggiunge la stasi del commercio estero, con l'export che nei primi cinque mesi dell'anno ha segnato una contrazione del 7%, trascinata dal crollo del 15% sul mercato statunitense, di gran lunga il pi importante dopo quello domestico.
E con l'arrivo a pieno regime delle uve della nuova raccolta si rischia di accentuare la saturazione degli spazi di stoccaggio, aumentando la pressione commerciale su produttori e consorzi in vista dei prossimi mesi, mentre si aspettano decisioni nazionali sulla gestione del potenziale vitivinicolo.
Dal Veneto alla Puglia, passando per Piemonte, Abruzzo e le altre regioni, l'allarme speculazione sul prezzo dell'uva  molto alto.
Christian Marchesini, presidente del Consorzio della Valpolicella, parla apertamente di speculazione: "Considerato l'andamento della vendemmia 2026 e il fatto che la denominazione perde solo il 2,5% dell'imbottigliato, il prezzo corretto dell'uva dovrebbe essere tra 60 e 80 centesimi per le uve fresche e tra 1,50 e 1,80 euro per quelle destinate alla produzione di Amarone.
Le prime quotazioni sono invece ben al di sotto: 50 centesimi.
E molti ci raccontano che c' chi compra anche a 40 centesimi.
Per l'Amarone siamo a 1,40 euro, con punte massime di 1,65, ma arrivano anche offerte al ribasso di 1,20-1,30 euro".
Se ci aggiungiamo la generale crescita dei costi di gestione, la conseguenza  una forte perdita di reddito per ettaro, che arriva a superare il 35%. In Piemonte, sorvegliati speciali sono soprattutto il Moscato, il Dolcetto e la Barbera d'Asti. "Se il prezzo delle uve scender ancora, il prossimo anno il problema della sovrapproduzione si risolver alla radice lasciando i grappoli appesi in vigna, perch nessuno vuole lavorare in perdita" dice sconsolato il viticoltore Piercarlo Sacco, che conferisce il suo Moscato a una grande azienda di Santo Stefano Belbo.
Osserva Claudio Conterno, delegato regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte per il settore vitivinicolo: "La viticoltura genera occupazione e valore aggiunto anche come strumento di promozione della dignit sociale delle comunit rurali.
Per questo il prezzo delle uve non pu scendere sotto il costo di produzione.
Quando ci accade, non si mette in discussione solo la redditivit delle aziende, ma si toglie dignit agli agricoltori e si spezza quel patto di equit che dovrebbe sostenere l'intera filiera".
Dalla Sicilia Rosario Di Maria, presidente di Cantine Ermes, la pi grande realt cooperativa d'Italia con oltre 3mila soci conferitori che coltivano 16mila ettari in 6 regioni, punta il dito contro la grande distribuzione organizzata, che assorbe il 70% del vino sul mercato italiano. "I viticoltori sono al limite: in Sicilia e nell'Oltrep Pavese, dove si sono persi anche 2mila euro a ettaro, l'abbandono a favore di altre colture o la trascuratezza dei vigneti sono gi una realt. Ma basta guardare cosa sta accadendo anche con l'olio, il riso, il latte o il grano: oggi il settore agroalimentare nazionale  schiacciato da una speculazione finanziaria messa in atto dalla grande distribizione, che la fa da padrona rispetto alla produzione".
In molti invocano misure straordinarie come la distillazione e lo stoccaggio per dare un po' di ossigeno a un mercato che sta soffocando.
Ma l'eccesso di produzione non si cancella dall'oggi al domani, specie se persistono fenomeni di questi tempi ancora pi inaccettabili.
Pochi giorni fa Angelo Maci, presidente di una delle principali cooperative del Mezzogiorno, la pugliese Cantine Due Palme, tra le cause della crisi ha citato anche la pratica dell'abusivismo viticolo.
Ha parlato di 40 mila ettari abusivi, concentrati soprattutto nel Foggiano, con l'immissione sul mercato di 1,5 milioni di quintali di uva. "Non  pi tollerabile che chi lavora nel rispetto dele regole, investendo in qualit e sostenibilit, debba competere con chi produce nell'illegalit pi totale  ha denunciato Maci -. Quarantamila ettari di vigneti abusivi non sono un dettaglio statistico: sono una ferita aperta che deprime i prezzi e umilia il lavoro onesto dei nostri viticoltori".-.
&#169; RIPRODUZIONE RISERVATA.
Pubblichiamo la 3 puntata del viaggio nelle aziende vitivinicole impegnate nella vendemmia per raccontare le eccellenze, le difficolt e i bisogni del settore.
Cantina.
Italia.
Il ministero dell'Agricoltura ha fatto.
i conti delle giacenze.
di vini e mosti prima della nuova.
vendemmia: sono.
cresciute dell'8,2%.
rispetto al luglio 2025.
A giugno  scesa del 7% la quotazione delle bottiglie Doc. Per quelle comuni crollo del 19%.
In molti invocano misure straordinarie come la distillazione.
o lo stoccaggio.
alberto.danna.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
