Francesca Santolini.
Arrivati a settembre, stremati dall'estate pi calda mai registrata in Europa occidentale, forse non ci meritavamo il dibattito sull'aria condizionata:  di destra o di sinistra? Finch vivevamo in un regime climatico in cui l'estate non era ancora l'inferno fatto di canicole e incendi, il condizionatore era tutto sommato un semplice elettrodomestico.
Ma con temperature che hanno superato stabilmente i 40 gradi gi da giugno, in citt costruite per trattenere il calore, quel semplice elettrodomestico  diventato, per dirlo con le parole del Guardian, il simbolo di "una vera e propria guerra culturale". Dopo l'auto elettrica, la bistecca e le pompe di calore, l'aria condizionata  diventata una sorta di ultima trincea: per la destra, simbolo della libert individuale minacciata dalle solite lite globaliste; per una parte della sinistra, quasi la materializzazione della colpa "ambientale".
L'AfD, l'ultradestra tedesca, ha accusato l'ideologia climatica dominante di "sacrificare" le persone e ha sostenuto che rinunciare all'aria condizionata per ragioni ambientali provochi morti legate al caldo (quando appena un anno fa aveva parlato di allarmismo climatico). Il Rassemblement National di Marine Le Pen ha fatto dell'aria condizionata una bandiera politica: Le Pen ha promesso un "grand plan" per l'aria condizionata, mentre il suo partito si  opposto a diversi interventi di transizione energetica, dalle ristrutturazioni degli edifici alle nuove installazioni eoliche e solari.
Sull'altro versante il leader della sinistra populista Jean-Luc Mlenchon ha affermato che non bisogna "assolutamente installare l'aria condizionata ovunque".
Anche dagli Stati Uniti  arrivata una provocazione destinata a diventare virale: "l'approccio americano all'estate (l'uso estremo ed ossessivo della climatizzazione n.d.r.) era corretto fin dall'inizio", ha twittato Elon Musk, raggiungendo quasi 20 milioni di visualizzazioni.
I numeri, come sempre, aiutano a spiegare la questione.
Secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione mondiale della sanit, il caldo ha ucciso pi di 200 mila europei in quattro anni.
Duecentomila vite spazzate via da temperature che le nostre citt, i nostri edifici e le nostre infrastrutture semplicemente non erano progettati per sopportare.
Peggio ancora: siamo il continente che si sta riscaldando pi rapidamente al mondo.
Eppure restiamo quello meno dotato di sistemi di climatizzazione.
I confronti sono impietosi.
Negli Stati Uniti, quasi il 90 per cento delle abitazioni dispone di un sistema di raffrescamento, mentre in Germania solo il 6 per cento delle case ha un impianto fisso.
Italia e Spagna hanno ormai superato il 50 per cento, mentre la Francia  al 24 per cento. "L'Europa non ha mai sviluppato una vera cultura del raffrescamento", spiega l'Agenzia internazionale dell'energia nel suo rapporto del 2026. E oggi ne sta pagando a caro prezzo le conseguenze.
La questione, tuttavia, non  di lana caprina.
L'aria condizionata pu essere una risposta necessaria a un rischio sanitario sempre pi concreto e, nello stesso tempo, una risposta ambientalmente miope se diventa l'unica possibile.
Le sue conseguenze ambientali sono note: emette gas serra e contribuisce al fenomeno delle isole di calore urbane.
Risolve il problema del singolo, ma pu aumentare quello della collettivit: , in concreto, il serpente che si morde la coda.
C' poi una questione sociale che spesso viene rimossa.
Il condizionatore e il suo costo contribuiscono ad accentuare le disuguaglianze, soprattutto per le persone pi vulnerabili.
Cosa fa quel 50 per cento degli italiani che non ce l'ha o che non pu pagare i costi stellari delle bollette? Il diritto al fresco rischia di diventare un privilegio, proprio mentre il caldo diventa un rischio sempre pi democraticamente distribuito.
Vista da questa prospettiva, la polemica sulla climatizzazione rischia di apparire un modo per rimuovere dal dibattito pubblico la causa della crisi climatica e cio i combustibili fossili.
Facendo finta di niente.
Durante un'estate segnata da ondate di calore eccezionali, temperature oltre i 40 gradi, allerte sanitarie e incendi, Giorgia Meloni non ha mai assunto una posizione pubblica sul rapporto fra queste temperature e il cambiamento climatico.
E' un silenzio significativo, non perch un presidente del Consiglio debba avere un'opinione sul condizionatore, ma perch avrebbe potuto - dovuto - utilizzare proprio l'emergenza del caldo per parlare di trasformazione del clima, di fragilit urbane, di salute delle persone e della necessit di prepararsi a un futuro che, piaccia o no, sar sempre pi rovente.-.
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IL COMMENTO.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
