FRANCESCO MOSCATELLI.
MILANO.
Come la pensa Giancarlo Giorgetti? E' la domanda che tutti si sono posti in queste settimane di duro confronto interno alla Lega fra i nordisti e Matteo Salvini.
Ora, per, potrebbe finalmente arrivare una risposta.
I ribelli, infatti, hanno annunciato al segretario che il ministro dell'Economia avrebbe accettato di sedersi accanto a loro al famigerato tavolo chiamato a definire il futuro assetto del partito.
Un dettaglio che, conoscendo la prudenza di Giorgetti, oltre che gli impegnativi dossier europei che ha sulla sua scrivania in queste settimane - dalla possibile uscita dalla procedura per deficit eccessivo al Pnrr, passando per SAFE e le spese energetiche e militari -, ha un peso specifico significativo.
Non  un caso che prima ancora che l'indiscrezione cominciasse a circolare, era stato lo stesso Salvini a far trapelare che Giorgetti avrebbe partecipato al confronto.
Quasi a voler neutralizzare in anticipo il significato politico della sua presenza accanto ai nordisti e a ricondurla dentro una dinamica di normale confronto interno.
Una mossa tutt'altro che secondaria, perch proprio l'atteggiamento di Giorgetti  uno dei punti interrogativi della partita: se il ministro si schiera diventa pi difficile liquidare il malessere del Nord a qualche mal di pancia estivo.
A riferire a Salvini dei contatti fra i ribelli e Giorgetti sarebbe stato non il suo vice Claudio Durigon, pure impegnato nelle trattative per evitare che Pontida deflagri in uno scontro fratricida, ma lo sherpa nordista Davide Caparini.
Consigliere regionale lombardo, compagno dell'eurodeputata salviniana Silvia Sardone e militante lumbard di antichissima data (il Senatur ad agosto soggiornava sempre nel castello della sua famiglia a Ponte di Legno), Caparini nell'ultimo periodo ha fatto la spola fra il segretario e la fazione guidata dal governatore lombardo Attilio Fontana e dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo.
Un fronte che chiede una revisione della linea considerata troppo sovranista e una gestione pi condivisa del partito.
Che significa, inevitabilmente, anche voce in capitolo nella compilazione delle prossime liste elettorali.
La delegazione, come riferito dai nordisti nella loro ambasciata a Salvini, dovrebbe avere un profilo "istituzionale": oltre a Fontana e Giorgetti, ne farebbero parte il governatore friulano Massimiliano Fedriga, il presidente trentino Maurizio Fugatti e il presidente del consiglio regionale veneto Luca Zaia.
Non Romeo che, oltre a essere capogruppo a palazzo Madama, ha un ruolo politico di primo piano come segretario lombardo.
La sua presenza, inoltre, potrebbe mettere in difficolt gli altri vertici regionali, a cominciare dal piemontese Riccardo Molinari (a sua volta capogruppo alla Camera).
Altro rebus  la data.
L'incontro chiarificatore, previsto inizialmente per domani, sarebbe slittato.
Questioni di agende inzeppate, ufficialmente.
Ma anche la pubblicazione di alcune indiscrezioni sui contenuti del faccia a faccia che avrebbe fatto storcere pi di un naso. "Stiamo parlando.
Probabilmente sar la settimana prossima", ha detto ieri Fontana.
Anche Salvini prova a gettare acqua sul fuoco. "Li incontro settimanalmente, li incontrer", ha risposto ai cronisti il vicepremier, negando la necessit di costruire "partiti paralleli". "Noi vogliamo dare risposte concrete.
Il Nord, come il Centro e il Sud, non ha voglia di alchimie politiche, ma ha voglia di risposte concrete".
Non  mancata neppure un'altra stoccata a Gianluca Pini e agli altri ex che marted hanno annunciato la nascita del Comitato per la convocazione del congresso della vecchia Lega Nord, la bad company titolare dei 49 milioni di debiti verso lo Stato ma anche del simbolo con l'Alberto da Giussano. "Qualche ex parlamentare che cerca un posto", li ha liquidati Salvini.
E' dentro questo quadro che va letto il coinvolgimento di Giorgetti.
Il ministro dell'Economia  da tempo una sorta di padre nobile del Carroccio: uno dei dirigenti con maggiore esperienza e peso politico, ma anche uno dei pi felpati quando si tratta di mettere in discussione gli equilibri interni.
Se davvero si sieder a quel tavolo, come annunciato dai nordisti, sar il segnale che dentro la Lega qualcosa sta davvero per cambiare. -.
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Territorio.
Il fronte.
del Nord.
chiede.
al segretario Salvini una.
linea meno.
sovranista.
Della partita.
sarebbe adesso anche il ministro.
Giorgetti.
Mauro Scrobogna / LaPresse.
Il segretario smorza.
i toni: "Non servono partiti paralleli.
ma risposte concrete".
il retroscena.
L'incontro previsto.
per domani potrebbe slittare alla prossima settimana
