Laura Berlinghieri.
Venezia.
Ci sono voluti pi di due anni di attesa.
Poi, 17 ore di discussione e 45 emendamenti.
I tentativi di FdI e Futuro nazionale di esasperare il dibattito, ritardarlo e, intanto, guadagnare voti.
Ma, dalle 17 di ieri, anche il Veneto  prima regione di centrodestra in Italia  ha la sua legge sul suicidio medicalmente assistito.
"Una risposta doverosa", la definisce Luca Zaia, che due anni fa ci aveva provato da governatore. "Un'assunzione di responsabilit, perch i malati hanno il diritto di non essere sottoposti al libero arbitrio delle singole aziende sanitarie", ha rilanciato Alberto Stefani.
Leghisti di un partito i cui vertici hanno tutti provato ad affossare la legge: a votare contro, il capogruppo Riccardo Barbisan, il suo vice Filippo Rigo, mentre si  astenuto il commissario regionale Andrea Tomaello.
Ma, con 32 voti a favore, 14 contrari e 5 astenuti, la legge  passata.
Sostenuta dal centrosinistra, da gran parte del Carroccio e da un consigliere (su tre) di Forza Italia: Jacopo Maltauro, il pi giovane.
A opporsi, tra contrari e astenuti, quattro leghisti, tutti i FdI, il solo consigliere di FnV, i due di Resistere (partito vicino al mondo no-vax) ed Eric Pasqualon, consigliere dell'Udc, che ha ammesso di essere stato richiamato dal partito: "Ma io questa legge la volevo".
Una legge rimaneggiata rispetto alla "prima" Liberi subito, presa a picconate in Toscana e in Sardegna dalla Corte Costituzionale.
Soprattutto, privata della sua parte principale: quella che fissava i tempi di risposta alle richieste dei malati.
Previsione "incostituzionale" secondo la Consulta, che ha costretto i promotori veneti ad armarsi di cesello, per costruire una legge inattaccabile, che partisse da un punto fondamentale: la certezza della costituzione di una commissione medica permanente in ogni azienda sanitaria, sempre pronta a valutare i nuovi casi.
Il resto  frutto delle aggiunte del centrodestra, mediazione necessaria accettata dall'altra parte: la previsione di un ulteriore comitato, bioetico, per fornire ulteriori linee guida; la preminenza della valutazione dei medici palliativisti, dal cui parere  possibile discostarsi soltanto con una solida motivazione; la volontariet, per i medici, all'assistenza nel fine vita.
Fino all'emendamento pi discusso: non solo l'obbligatoriet informativa sull'esistenza delle cure palliative, ma anche sulla possibilit di parlare con associazioni pro vita.
Aggiunte richieste dal centrodestra e che hanno stravolto la legge, nella sua composizione finale.
Ma che non sono riuscite a convincere un infuriato patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, preoccupato "per le persone fragili e sole, per le persone che affrontano la vecchiaia e il suo epilogo non potendo contare su un effettivo accompagnamento e supporto umano e affettivo". Perch, le parole del patriarca, "la percezione della dignit della vita umana appare da oggi meno tutelata".
Sideralmente distante dalla posizione dell'associazione Coscioni.
Felice per questa nuova battaglia vinta, ma solo a met. "Vedremo l'applicazione della legge, ma ci riserviamo di impugnarne alcune parti: la Corte Costituzionale non ha certo obbligato i malati a essere contattati dalle associazioni pro vita". Sar un nuovo capitolo.
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&#169; RIPRODUZIONE RISERVATA.
Francesco Moraglia.
patriarca di Venezia.
Si afferma un modello culturale e di sanit che pu portare.
a una deriva difficilmente controllabile.
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Marco Cappato.
associazione Luca Coscioni.
E' una scelta rispettosa dei diritti di chi soffre.
Accoglie una proposta.
che  fondata.
sulla Costituzione.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
