Il rischio dell'IA  che l'uomo finisca per assuefarsi ad essa e lasciarla decidere scaricandole addosso, in fondo, la responsabilit e la capacit di pensare, scegliere, decidere.
Il professor Gianpaolo Bartoli, filosofo del diritto e docente di Teoria dell'Interpretazione presso l'Universit La Sapienza di Roma, mette in chiaro come le ultime proposte del presidente argentino Javier Milei, ossia la nascita di aziende ?non umane? guidate dall'IA titolare di capacit giuridica, porterebbero all'avverarsi della tesi del filosofo contemporaneo francese Bernard Stiegler, attento studioso del rapporto tra uomo e tecnologia, sulla ?societ automatica?. E spiega: "Secondo Stiegler viene a delinearsi un avvenire in cui ogni ambito dell'esistenza umana pu essere assorbito da un processo di automatizzazione, che privilegia l'efficienza funzionale, riconducendo la libera ricerca del senso soggettivo di ciascuno di noi alla sovranit degli algoritmi, al flusso dei dati immessi in rete". Stiegler aggiunge: "Pertanto, i limiti per le IA che assumono ruoli apicali o capacit giuridica non possono consistere in semplici paletti informatici o in parametri di efficienza". Siamo davanti, insomma, a un tempo nuovo che Bartoli definisce "Media-Evo, un tempo, cio, dominato dall'integrazione tra intelligenza artificiale, biotecnologie e dati, immessi soprattutto attraverso i cosiddetti social media network, in cui la macchina opera e 'decide' secondo una logica di pura esecutivit preordinata al profitto.
I limiti normativi devono quindi essere posti a presidio della specificit della condizione umana". Per questo motivo, spiega il professore, "il diritto deve opporsi alla colonizzazione dell'esistenza umana, impedendo e non favorendo che le aziende guidate dall'IA si trasformino in un dispositivo perpetuo di data mining volto a ridurre la condizione umana a sola produttivit informazionale, a mero target di un marketing comportamentale".E del diritto che cosa ne sarebbe? Per il professor Bartoli "il senso del diritto, come fenomeno specificamente umano, risiede nella tutela delle dimensioni qualitative della vita, della relazione intersoggettiva e della dignit della persona, che nessuna operazione computazionale pu sopprimere o assimilare". Ma "il rischio di un passaggio a una civilt dominata dalle IA non si presenta sotto forma di una presa di potere manifesta, ma attraverso un processo surrettizio di identificazione e assimilazione". In altre parole, "l'essere umano, di fronte alla temporalit accelerata dalle macchine, finisce per identificarsi passivamente con il movimento e l'immanenza dei flussi informatici.
Quando l'Io, inteso come soggetto umano, abdica alla propria interiorit, accetta l'output dell'algoritmo come un dato oggettivo e inalterabile a cui non resta che adeguarsi". Da qui il rischio sottolineato da Bartoli: "Se lasciamo che siano i processi computazionali e l'analisi predittiva dei dati a determinare le scelte sociali, politiche ed economiche, veniamo ad assistere all'eclissi della coscienza umana, che si alimenta alla comunicazione con l'altro, al dialogo intersoggettivo". Non  tutto. "La questione non  se e quando i modelli di IA, gli automi, possano essere considerati persone umane con una propria soggettivit giuridica, cosa sostanzialmente inavverabile, ma se le persone possano essere ridotte ad automi privi di diritti, condannate al dramma di un'esistenza senza senso".A questo punto si presenta il rischio che il diritto, da prodotto dell'uomo per l'uomo, passi ad un prodotto artificiale.
Per il professore "il rischio di un rovesciamento del paradigma  concreto e rappresenta il nodo teorico del Media-Evo.
Quando la genesi della norma viene affidata all'oggettivazione digitale e al linguaggio numerico, il diritto subisce una profonda mutazione.
Il diritto, come fenomeno umano, nasce dalla comunicazione, dal linguaggio intersoggettivo, simbolico e dialogico, in cui la norma  sempre aperta all'interpretazione e alla costante ricerca della giustizia.
Un diritto generato e amministrato primariamente da sistemi IA riduce invece il linguaggio a serie di dati, sostituendo l'interpretazione con la prestazione proceduralizzata". Per essere pi chiari, "l'istituzione giuridica ha senso solo se incide come garante 'terzo', imparziale, che tutela e permette la ripresa del dialogo tra le persone.
Quando l'IA assorbe e annulla questa terziet, la giurisprudenza scivola verso una mera scienza forense computazionale.
Il diritto smette di essere uno strumento di libert e diventa una gabbia: un inconscio digitalizzato che determina l'agire umano in modalit univoche e lo riduce a semplice esecutivit automatizzata".E quindi che futuro ci attende? "Se in passato l'alienazione consisteva nello sfruttamento della forza-lavoro, oggi lo sfruttamento colonizza il fatto stesso di 'esserci'. L'essere umano viene valutato e apprezzato in funzione della sua produttivit informazionale.
Attraverso i big data, il microtargeting e l'analisi predittiva, la scienza dei dati e la psicologia comportamentale convergono per modellare e orientare le scelte individuali, sociali e politiche, trasformando i diritti da garanzie di libert in meri parametri di prestazione e output precalcolabili.
Si profilano cos nuove forme di 'signoria media-evale' esercitate da oligopoli tecnologici", dice Bartoli.
Anche se "non siamo inesorabilmente destinati alla schiavit algoritmica, ma un futuro non distopico richiede una presa di coscienza radicale e non rinviabile.
La storia non sta finendo, ma sta vivendo un compimento che ci impone di trovare un nuovo equilibrio, un nuovo Contratto sociale".Bisogna insomma sostenere "un diritto che non si pieghi alla logica dell'auto-efficacia, ma che riaffermi la centralit della persona, la tutela della sfera intima inviolabile e la dimensione qualitativa della vita comunitaria.
Il futuro sar libero e non distopico soltanto se l'essere umano sapr dimorare nel presente senza farsi espropriare della propria interiorit e della propria capacit di attribuire senso al mondo in cui esiste".
