L'economia sociale (terzo settore, cooperazione sociale, mutualit) tiene in piedi una parte della salute degli italiani, ma viene chiamata solo quando il servizio  gi stato deciso.
Le case della comunit dovevano invertire quest'ordine.
L'ultimo monitoraggio dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) mostra per che nel Mezzogiorno la partecipazione della comunit  rimasta molto debole; una delle ragioni pu essere cercata in ci che il dm salute n. 77/2022, la riforma dell'assistenza territoriale, ha lasciato indefinito.Le case della comunit sono state pensate come il luogo in cui la sanit pubblica incontra le reti sociali del territorio.
Nel Mezzogiorno, tra le 101 strutture con almeno un servizio attivo, soltanto 26 dichiarano di avere attivato la partecipazione della comunit e la valorizzazione della coproduzione, mentre al Nord sono 375 su 454. I numeri sono tratti dal report nazionale Agenas sul monitoraggio del dm 77, relativo al secondo semestre 2025 e aggiornato al 31 dicembre.
La Campania dichiara la partecipazione e la coproduzione attive in 2 strutture su 39; la Puglia in nessuna delle 3 operative.
In Basilicata, invece, nessuna delle 19 case programmate eroga ancora servizi.Quella rete per esiste, e dispone di qualcosa che il sistema sanitario fatica ad avere, vale a dire una presenza quotidiana nei quartieri e un rapporto con le persone pi difficili da raggiungere.
Il registro statistico Istat rileva che nel 2023 operavano in Italia 11.917 istituzioni non profit con attivit prevalente nella sanit e 34.588 nell'assistenza sociale e nella protezione civile.
Molti enti svolgono inoltre attivit sanitarie in modo complementare, orientando le persone nell'accesso alle cure o assistendole a domicilio.
Altri lavorano sulla prevenzione.Questa rete il dm 77 l'ha vista.
Colloca infatti la partecipazione della comunit e la valorizzazione della coproduzione tra gli standard obbligatori della casa della comunit. Non raccorda per questa previsione agli strumenti dell'amministrazione condivisa previsti dall'art. 55 del codice del terzo settore, lasciando alle regioni e alle aziende sanitarie il compito di definire procedure stabili per attuarla.Il limite si vede nell'attuazione.
A fronte di 1.715 case della comunit programmate, le strutture con almeno un servizio attivo sono 781, il 45,5%. Quelle con tutti i servizi obbligatori e la presenza medica e infermieristica prevista dagli standard sono 66, meno del 4%. La partecipazione  dichiarata attiva in 544 delle 781 strutture che erogano almeno un servizio, di cui appena 26 nel Mezzogiorno.
Lo squilibrio territoriale mostra il limite di una previsione priva di modalit attuative comuni.Lo scarto emerge anche nei distretti.
In Campania la partecipazione di associazioni o Ets  dichiarata in 66 distretti su 73, ma soltanto in 2 delle 39 case della comunit attive.
Il dato suggerisce un coinvolgimento ancora poco tradotto nell'organizzazione concreta dei servizi.Il budget di salute mostra come il coinvolgimento degli Ets possa entrare nella costruzione degli interventi.
Il Programma nazionale equit nella salute 2021-2027, dotato complessivamente di 625 milioni di euro e rivolto a sette regioni del Mezzogiorno, ne prevede la sperimentazione nei percorsi dedicati alla salute mentale.
Le aziende sanitarie possono coprogettare con gli Ets interventi che partono dai bisogni della persona e comprendono anche l'abitare e l'inserimento lavorativo.
La cura esce cos dal perimetro della prestazione sanitaria e si misura con ci che consente alla persona di vivere in autonomia.Il punto  che l'economia sociale  utile quando viene coinvolta prima che il servizio sia definito.
Se arriva al momento dell'affidamento, resta un esecutore di prestazioni decise altrove, spesso dentro gare nelle quali il costo pesa molto.L'amministrazione condivisa permette invece di unire la conoscenza dei servizi pubblici a quella maturata dagli enti nel contatto con le persone.
Non si tratta di affidare al volontariato le carenze del servizio sanitario nazionale: il contributo dell'economia sociale ha senso se rafforza la responsabilit pubblica ed entra in una programmazione dotata di risorse, senza che la coprogettazione diventi un affidamento meno trasparente.Il Piano d'azione nazionale per l'economia sociale, esaminato dal Consiglio dei ministri il 2 luglio nella forma di un'informativa, offre una cornice di sistema.
Nella versione attuale, per, indica una direzione senza misure operative immediate.
Spetter agli atti successivi e alle regioni tradurre questa direzione nei distretti e nelle case della comunit.Aprire una struttura non basta a creare salute di comunit. Serve il raccordo operativo con gli strumenti dell'art. 55 del Cts e la volont di usarli dove i numeri mostrano che la partecipazione resta troppo debole.
